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Corrado Passera cerca la ripresa.

Ma i piccoli imprenditori soffrono: ecco la storia di Giovanni Valle


Corrado Passera, ministro per lo sviluppo economico (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

Corrado Passera, ministro per lo sviluppo economico (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)


 

Il disagio da mancanza di lavoro è più ampio di quello che le statistiche non dicono. Parola di Corrado Passera, Ministro per lo sviluppo economico e le infrastrutture davanti alla platea di Rete Imprese Italia e aggiunge: “L’Europa deve smettere di parlare di crescita, ma deve fare ciò che serve alla crescita ovvero gli investimenti in infrastrutture”. Perché è “a rischio la tenuta del Paese”. Intanto però si allunga la lista degli imprenditori che finiscono nel baratro della crisi. Come Giovanni Valle, di cui vi raccontiamo la storia.

Oggi ha 62 anni ma è imprenditore da quando ne aveva 15. Sulle spalle, una serie di cartelle esattoriali per un totale di circa 50mila euro. Mittente: Equitalia. La sua azienda, una piccola società che vende all’ingrosso fiori e piante, è infatti “colpevole” di non aver pagato tutti canoni di concessione su un terreno di proprietà del Comune di Roma. Peccato, però, che il signor Valle vanti anche un credito verso la stessa amministrazione della Capitale, per una cifra più che doppia: circa 120 mila euro, per una fornitura all’ufficio giardini del Campidoglio che non è mai stata saldata.

 

IN CATENE AL CAMPIDOGLIO. Benché la logica dei numeri sia tutta a suo favore, per l’imprenditore romano non ci sono però speranze: il debito fiscale, secondo Equitalia, va pagato subito “sull’unghia” (o quasi), mentre l’incasso del credito vantato con la con la pubblica amministrazione resta per adesso una chimera. E così, oggi per il signor Valle è diventato davvero difficile andare avanti. Tanto che l’anno scorso, per ben 2 volte, l’imprenditore romano ha deciso di incatenarsi per protesta proprio davanti al Campidoglio.

A lui, che ha un temperamento sanguigno , non è mai passata per la testa l’idea di suicidarsi, come purtroppo è accaduto a tanti altri titolari d’azienda italiani. “Sarebbe soltanto un gesto inutile e assurdo”, dice l’imprenditore, “per le conseguenze drammatiche che avrebbe sui miei familiari. Qualche volta, però, penso che arriverà un giorno in cui non risponderò più di me stesso”.

 

IMPRENDITORI SUL BARATRO. Quello del signor Valle, tuttavia, non è certo un caso isolato. L’avvocato che lo assiste, Dalila Loiacono, che è anche responsabile fiscale del Movimento Difesa del Cittadino (Mdc), di situazioni simili ne ha viste davvero a bizzeffe: “attualmente sono almeno 700 o 800 in totale, soltanto presso gli uffici della nostra associazione”, dice Loiacono. Si tratta di contribuenti trovatisi sull’orlo del baratro a causa dei debiti fiscali, riscossi da Equitalia con procedure che, secondo quanto racconta l’avvocato, sono a dir poco discutibili.

Chi volesse trovare un caso eclatante, tra quelli trattati dal legale dell’Mdc , non ha che l’imbarazzo della scelta. Ci sono, per esempio, alcuni contribuenti che hanno ricevuto delle cartelle esattoriali per tasse non pagate nel 1978 o nel 1984, benché il credito del fisco sia ormai caduto in prescrizione.

Per non parlare di quanto accaduto a un altro contribuente di Roma che, con l’aiuto del proprio avvocato, era riuscito a farsi annullare più di una cartella dal giudice, a causa di diverse irreogolarità formali. Nonostante il pronunciamento del tribunale, Equitalia ha deciso di passare comunque alle vie di fatto, ordinando un fermo amminstrativo dei beni del presunto debitore, sequestrandogli l’automobile con cui si recava ogni giorno al lavoro. Con una conseguenza facilmente intuibile: ora, neppure le banche sono disposte a prestare un centesimo al contribuente finito nel mirino del fisco.

 

LA TAGLIOLA DELL’IPOTECA. E’ proprio quando cominciano le procedure esecutive, secondo Lioacono, che iniziano i guai più seri per i cittadini, soprattutto per gli imprenditori. Le ipoteche sugli immobili, infatti, vengono iscritte per un valore pari al doppio dell’importo del debito originario, a cui poi si aggiungono le sanzioni e gli interessi di mora. E così, chi all’inizio aveva una pendenza fiscale di poche migliaia o decine di migliaia di euro, dopo qualche anno si trova a dover pagare a Equitalia una cifra superiore a 50 o 100 mila euro: una somma gigantesca che, per una piccola azienda, significa spesso il tracollo.

“Ho assisitito persino ad alcuni casi”, conclude Loiacono, “in cui le ipoteche o i fermi amministrativi sui beni sono state iscritte da Equitalia anche per cartelle esattoriali di piccolo importo, benché la legge e una sentenza della Cassazione stabiliscano il contrario”. Le procedure esecutive, infatti, debbono scattare soltanto per i debiti che superano gli 8mila euro.

 

andrea.telara

 

Giovedì 10 Maggio 2012

 

 

 

 

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