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REPUBBLICA ITALIANA

TRIBUNALE di TRAPANI

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice del Lavoro, dott. Claudio Antonelli, ha pronunciato la seguente

s e n t e n z a

nelle causa iscritta al numero 786/2010 R.G. promossa da

P. G., nato a Mazara del Vallo (TP) il .... (c.f. ....), rappresentato e difeso dall'avvocato Salvatore Chiofalo per mandato a margine del ricorso introduttivo del giudizio, presso lo studio del quale elettivamente domiciliato in Mazara del Vallo nella via M. D. P.

ricorrente

contro

ISTITUTO NAZIONALE della PREVIDENZA SOCIALE (I.N.P.S.), in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e nella qualità di mandatario della s.p.a. S.C.C.I., Societt di cartolarizzazione dei crediti I.N.P.S., rappresentata e difesa, giusta procura agli atti, dall'avvocato Delia Cernigliaro, elettivamente domiciliato in Trapani presso l'ufficio legale dell'Istituto

convenuto

e

SERIT Sicilia s.p.a., Agente della riscossione per la Provincia di Trapani, in persona del Procuratore speciale d.r. G. R., rappresentato e difeso, giusta procura agli atti, dall'avvocato Sabrina Lipari presso lo studio della quale in Trapani nella via L. B. elettivamente domiciliata

convenuto

nonche'

ISTITUTO NAZIONALE per l'ASSICURAZIONE contro gli INFORTUNI sul LAVORO (I.N.A.I.L.), in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, giusta procura generali alle liti per Notaio Salvatore La Spina del 10.02.005, dall'avvocato G. Battista Di Vincenzo, elettivamente domiciliato in Trapani nella via V. S.

convenuto

OGGETTO: opposizione a preavviso di fermo amministrativo

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in Cancelleria il 03 marzo 2010, G. P. chiedeva, previa sospensione della "esecuzione del provvedimento impugnato", dichiararsi la nullità dell'atto di preavviso di fermo di beni mobili registrati comunicatogli - su impulso della Serit Sicilia s.p.a. - il 22.01.2010, a mezzo del quale si chiedeva il pagamento della complessiva somma di euro108.138,62 a titolo di omissioni contributive ed assistenziali dovute in ragione delle seguente cartelle esattoriali di pagamento:

- la n. ..... emessa dall'Inail sede di Trapani con riferimento all'anno 1998 (per un credito pari ad euro 5.025,29);

- la n. .... emessa dall'Inail sede di Trapani, con riferimento all'anno 1999 (per un credito pari ad euro 7.807,82);

- la n. .... emessa dall'Inps sede di Trapani, con riferimento all'anno 1999 (per un credito pari ad euro 5.008,33);

- la n. .... emessa dalla Inail sede di Trapani, con riferimento all'anno 2001 (per un credito pari ad euro 1.852,47);

- la n. .... emessa dall'Inps sede di Trapani, con riferimento all'anno 2000 (per un credito pari ad euro 3.268,10);

- la n. .... emessa dalla Inail sede di Trapani, con riferimento all'anno 2002 (per un credito pari ad euro 1.109,63);

- la n. .... emessa dalla Inail sede di Trapani, con riferimento all'anno 2002 (per un credito pari ad euro 5.532,61);

- la n. ..... emessa dalla Inail sede di Trapani, con riferimento all'anno 2000 (per un credito di euro 352,64).

A sostegno delle proprie richieste assumeva, in via graduata, l'istante:

- di non aver mai ricevuto le suddette cartelle esattoriali di pagamento;

- la sopravvenuta prescrizione delle somme ingiunte.

Ritualmente notificato ai controinteressati il ricorso introduttivo del giudizio unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, si costituivano tutti i resistenti, variamente contestando l'avverso ricorso del quale chiedevano il rigetto perché infondato.

Coinvolgendo la controversia profili di ordine meramente documentale, la causa, all'udienza del 27 gennaio 2011, all'esito di discussione, era definita mediante lettura del dispositivo e delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via del tutto pregiudiziale deve essere affermata la giurisdizione dello scrivente nella materia oggetto dell'odierna controversia.

Si ricorda, in proposito, che l'art. 35, comma n. 26 quinquies, della L. n. 248 del 4.8.2006, ha aggiunto all'art. 19, comma 1, del decreto legislativo 31.12.1992, n. 546, i commi e-bis) ed e-ter) in virtù dei quali, tra gli atti cui viene attribuita giurisdizione alle commissioni tributarie, rientra oggi anche il provvedimento di preavviso di fermo di beni mobili registrati. La citata modifica legislativa ha indotto alcuni operatori del diritto a ritenere che, con essa, fosse avvenuto l'indistinto passaggio al giudice tributario di tutti quei contenziosi introdotti dal contribuente per far accertare l'illegittimità di subiti provvedimenti di fermo del proprio veicolo o di iscrizione di ipoteca giudiziale sull'immobile di proprietà.

In realtà, la norma modificata, deve, per ragioni di ordine sistematico, essere interpretata alla luce del disposto dell'art. 2 dello stesso decreto legislativo 546/92 (rubricato "oggetto della giurisdizione tributaria"), in forza del quale "appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi ed ogni altro accessorio".

E' evidente, pertanto, che l'interprete, al fine di individuare la giurisdizione presso cui deve essere incardinato il procedimento di impugnativa di un provvedimento di fermo amministrativo o di iscrizione ipotecaria è chiamato alla sforzo ulteriore di controllare se il contenuto degli addebiti cui l'atto in questione si riferisce rientri nell'oggetto della giurisdizione tributaria.

In altre parole, l'interprete è chiamato a verificare se le cartelle di pagamento cui è seguito il fermo amministrativo si riferiscano a tributi o sanzioni amministrative irrogate da uffici finanziari oppure riguardino addebiti di diversa natura.

Ne segue che, ad esempio, se il fermo non fa riferimento a tributi ma a sanzioni amministrative per violazione del Codice della Strada o a contribuzioni previdenziali, si dovrà ricorrere, nel primo caso, dinanzi al Giudice di Pace e, nel secondo caso, dinanzi al Tribunale del Lavoro.

Quanto detto è sostenuto da tutta la giurisprudenza e la prassi precedente alla legge 248/06 in materia di opposizione a cartella di pagamento. Infatti dal '92, data dell'entrata in vigore del decreto legislativo 546/92 modificato dalla recente legge con l'aggiunta supra evidenziata, sino a tutt'oggi, il Giudice del Lavoro è stato, ed è, competente in materia di opposizione a cartella di pagamento di contribuzioni previdenziali. Orbene, proprio le cartelle di pagamento rientrano, in virtù dell'art. 19 comma I°, lett. d, del d. Lgs. 546/92 tra gli atti opponibili dinanzi alle commissioni tributarie.

Ad ulteriore a conferma di quanto esposto le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 8 febbraio 2008, n. 3001, hanno sostenuto che "rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non di quello tributario la controversia avente a oggetto sanzioni irrogate per infrazioni valutarie, anche se la pretesa sia stata azionata a mezzo di cartella esattoriale, ciò in quanto tale atto costituisce uno strumento in cui viene enunciata una pregressa richiesta di natura sostanziale e non possiede alcuna autonomia; pertanto la cartella esattoriale deve essere impugnata dinnanzi al giudice competente a decidere in ordine al rapporto cui la cartella stessa è funzionale". In altre parole per l'individuazione dell'organo avente giurisdizione è necessario qualificare il rapporto sostanziale dedotto in giudizio con l'opposizione alla cartella.

Si può,dunque, ritenere che, nonostante l'aggiunta della citata lett. e-bis) al medesimo articolo 19 a, se gli addebiti cui il provvedimento di iscrizione ipotecaria si riferisce sono conseguenti al mancato versamento di contributi previdenziali deve restare ferma la giurisdizione del giudice ordinario e la competenza per materia del Giudice del Lavoro.

A questo punto sorge, però, un nuovo problema: poiché il preavviso di fermo è un provvedimento che può trovare il proprio fondamento in un' unica come in una pluralità di cartelle ed allo stesso tempo, un' unica cartella può contenere più di un titolo corrispondente ad un determinato addebito, risulta evidentemente complicato individuare l'autorità giudiziaria deputata alla cancellazione dell'iscrizione di ipoteca nelle ipotesi in cui, come nel caso di specie, il concessionario va ad attuare illegittimamente misure di garanzia operando per il contestuale recupero di crediti di diversa natura (previdenziali, tributari, sanzionatori amministrativi).

A parere dello scrivente l'unica strada percorribile al fine di contemperare il dettame del c.d Decreto Bersani con le superiori regole interpretative, in conformità all'ordinanza n. 3171/07 della Suprema Corte di Cassazione (con la quale si è stabilito che possono essere attribuite ai giudici tributari quelle controversie che riguardano atti c.d. "neutri", cioè utilizzabili a sostegno di qualsiasi pretesa patrimoniale), è quella di ritenere che:

- l'ipoteca o il fermo dovranno essere impugnati, qualunque sia il credito sotteso alla cartella cui la proposta misura di garanzia è riferita, dinanzi alla competente commissione tributaria;

- la commissione tributaria dovrà, però, arrestare la propria valutazione alla solo legittimità dell'atto impugnato e solo in un secondo momento potrà entrare nel merito della cartella di cui si chiede l'eventuale annullamento solo ed esclusivamente ove si verta in materia di tributi, pena lo sconfinamento nella giurisdizione del giudice ordinario;

- i provvedimenti di fermo amministrativo e l'iscrizione di ipoteca rappresentano atti funzionali all'espropriazione forzata attraverso il quale si realizza il credito dell'amministrazione avverso i quali si può adire il giudice ordinario con le forme dell'opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi;

- se, dunque, il contribuente, contestualmente alla impugnazione dell'iscrizione o del fermo amministrativo, intende ottenere, come nella fattispecie, la declaratoria di inesistenza dei crediti di cui alle indicate cartelle di pagamento per cui si è operata la tutela potrà rivolgersi direttamente al Giudice all'uopo competente, nel rispetto del citato art. 2.

Ovviamente laddove, come nella fattispecie oggetto dell'odierno contendere, il preavviso di fermo trae origine da numerose cartelle esattoriali di pagamento per crediti di diversa natura, la giurisdizione dello scrivente deve essere limitata alla analisi delle sole omissioni contributive ed assistenziali (rivendicate rispettivamente dall'Inps e dall'Inail), rientrando nella competenza delle commissioni tributarie l'analisi delle altre poste creditorie (imposte Irpef, contravvenzioni al codice della strada, Irap, addizione comunale).

Sempre in via preliminare preme osservare che, pur vertendosi in materia di riscossione coattiva, è deputato alla trattazione della causa il giudice del lavoro e non il giudice dell'esecuzione.

In proposito una recente pronuncia della Suprema Corte di Legittimità (sez. III, 14 marzo 2008, n. 6882): "A norma dell'art. 618 bis c.p.c. (nel testo introdotto dalla l. n. 533 del 1973) nelle esecuzioni forzate relative a titoli esecutivi costituiti da provvedimenti giurisdizionali in materia di lavoro e di previdenza ed assistenza obbligatorie, le opposizioni agli atti esecutivi, proposte quando è già iniziata l'esecuzione ai sensi del comma 2 dell'art. 617 c.p.c., rientrano nella competenza del giudice della esecuzione, espressamente fatta salva dal comma 2 dell'art. 618 bis cit., che concerne non soltanto la prima fase del processo, ma si estende anche alla cognizione del merito della opposizione fino alla pronuncia della sentenza, quale prevista dal comma 2 dell'art. 618 c.p.c., con esclusione quindi in ogni caso della competenza del giudice del lavoro, a differenza dell'ipotesi dell'opposizione all'esecuzione ai sensi del comma 2 dell'art. 615 c.p.c. che, ove l'opposizione sia già iniziata, ricade nella competenza del giudice dell'esecuzione limitatamente alla prima fase, mentre per la cognizione del merito quest'ultimo è tenuto ai sensi dell'art. 616 c.p.c. a rimettere le parti dinanzi al giudice del lavoro".

Prima dell'esame del merito della vertenza deve essere, altresì, disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dalla difesa dell'Inps, il quale lamenta la non autonoma impugnabilità del provvedimento de quo.

L'esame della suddetta eccezione impone la previa ricostruzione della natura giuridica del provvedimento di fermo previsto dall'art. 86 DPR 602/1973.

Una prima opinione configura il fermo di beni mobili registrati quale provvedimento amministrativo, connotato da ampia discrezionalità nell'an e nel quid, idoneo ad incidere unilateralmente ed autoritativamente nella sfera giuridico-patrimoniale del destinatario (c.f.r T.A.R. Puglia, nn. 4135, 4104, 4061, 3829 del 16 settembre 2004; T.A.R. Piemonte n. 3594 del 15 dicembre 2004; T.A.R. Abruzzo, n. 704 del 19 luglio 2004).

Si tratta di una posizione raramente seguita dai giudici ordinari (fra i pochi precedenti Tribunale Ivrea 4 aprile 2005), propensi ad escludere la natura provvedimentale del fermo, riconosciuta da alcune Sezioni del Tar, per il solo motivo che "nel normale rapporto creditore-debitore il creditore mai potrebbe porre in esser atti di autotutela". Ciò per due ragioni:

- l'Amministrazione è certamente un creditore sui generis, per cui risponde ad una precisa scelta legislativa quella di predisporre in favore di tale creditore una normativa parzialmente speciale, che comunque non snatura il rapporto di sostanziale parità tra Amministrazione- creditrice e cittadino - debitore;

- anche nel rapporto astrattamente equilibrato fra tra creditore e debitore "privati" esistono forme, evidentemente eccezionali, di autotutela; si pensi al "diritto di ritenzione" riconosciuto al possessore ex art.1152 c.c. o al compratore con patto di riscatto ex art. 1502 c.c.

Non è, inoltre, sostenibile che il potere di disporre il fermo sia riconosciuto all'Amministrazione "in vista della realizzazione di un interesse pubblico"; infatti nessuno nega che l'Amministrazione si adoperi in tale direzione, ma è pur vero che l'Amministrazione, ontologicamente, agisce (o dovrebbe agire) sempre in vista della realizzazione di un interesse superindividuale. Per cui non si può trarre da questo ultimo argomento la convinzione che il fermo sia, solo per questo, un provvedimento amministrativo. Così opinando, si dovrebbe affermare che anche quando l'Amministrazione concluda un contratto, essa agisca nella veste di soggetto sovraordinato poiché atto teso, in ultimo all'interesse pubblico. Ma è evidente - anni di costanti giurisprudenza lo hanno insegnato - così non è.

Un diverso avviso intende il provvedimento oggi impugnato quale atto dell'esecuzione forzata in senso lato. In siffatta prospettiva si esclude la sussistenza della giurisdizione amministrativa e di quella delle commissioni tributarie sulle controversie relative alla sua legittimità, e si afferma la giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria, in quanto giudice dell'esecuzione. A quest'ultimo riguardo, occorre però considerare che è pacifico che l'esecuzione forzata esattoriale ha inizio esclusivamente con l'atto di pignoramento, primo atto del processo esecutivo. Orbene, nell'esecuzione esattoriale il fremo di certo non si può identificare con un atto di pignoramento, né sotto il profilo strutturale, né sotto il profilo degli effetti. In primo luogo, infatti, esso avviene anteriormente al pignoramento, mediante semplice iscrizione al PRA, ma non esclude affatto la necessità di quest'ultimo (e della connessa esigenza di apprensione materiale del bene), ai fini della regolare instaurazione del processo esecutivo; il pignoramento, nonostante l'avvenuta iscrizione del fermo, potrebbe anche non essere mai effettuato, e, in tal caso, pare evidente, che non potrebbe mai ritenersi nemmeno iniziato il processo esecutivo. Inoltre, una volta iscritto il provvedimento di fermo, pur volendosi riconoscere che si determini, oltre al mero divieto di circolazione, un generico effetto conservativo in relazione agli atti di disposizione del bene, certamente non si determinano gli effetti del pignoramento.

Il 31 gennaio 2006 le Sezione Unite della Corte di Cassazione, hanno tentato, con la sentenza n. 2053 (poi seguita da Cass. 14701/2006), di fornire un comune indirizzo interpretativo, affermando che il fermo amministrativo di beni mobili registrati è "atto funzionale all'espropriazione forzata e, quindi, mezzo di realizzazione del credito". Se ne ricava che la tutela giudiziaria esperibile nei confronti del fermo amministrativo si deve realizzare davanti al giudice ordinario con le forme, consentite dal vigente articolo 57 del citato DPR 602/73, dell'opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi.

Posizione giurisprudenziale letteralmente stravolta dalla recente legge 248/06 (che ha convertito il cosiddetto "Decreto Bersani"), in vigore dal 12 agosto 2006, che ha invece stabilito la competenza in materia del giudice tributario, ovvero delle commissioni provinciali tributarie.

Tanto premesso occorre ora soffermarsi sulla lettera di preavviso di fermo amministrativo, cioè a dire l'atto qui contestato dalla ricorrente.

L'istituto rinviene la sua genesi nella nota n. 57413 del 9 aprile 2003 della Agenzia delle Entrate, di cui - per ragioni di chiarezza - appare opportuno trascrivere letteralmente il dictum: "in considerazione della frequenza con la quale le aziende concessionarie stanno adottando la suddetta misura cautelare [i.e. il fermo amministrativo dei beni mobili registrati] relativamente ai veicoli a motore e della rilevanza degli effetti che tale misura può determinare per i soggetti che ne sono i interessati, si ritiene opportuno che i Concessionari, una volta emesso il provvedimento di fermo, ma prima dell'iscrizione dello stesso presso il competente Pubblico registro automobilistico, trasmettano al debitore una comunicazione contenete l'invito ad effettuare, entro venti giorni dalla data della stessa, il versamento delle somme iscritte a ruolo". Contenuto ribadito nella risoluzione n. 2/E del 9 gennaio 2006 sempre dell'Agenzia delle Entrate, in cui si legge: "restano ferme le indicazioni fornite, a suo tempo, alle società concessionarie con la nota n. 57413 del 9.4.2003 e, di conseguenza, si ritiene opportuno che l'iscrizione del fermo sul veicolo a motore presso il competente Pubblico Registro Automobilistico sia preceduta da un preavviso, contenete un ulteriore invito a pagare le somme dovute, esclusivamente presso gli sportelli della competente azienda concessionaria, entro i successivi venti giorni".

Sulla scorta degli individuati indici di riferimento, pur ricordando che gli atti provenienti dalla Agenzia delle Entrate non assurgono - nel vigente ordinamento giuridico - a dignità di fonti di produzione del diritto, il c.d. "preavviso di fermo", presenta le seguenti caratteristiche:

- è atto che, diversamente dal fermo amministrativo, non è previsto dalla sequenza procedimentale dell'esecuzione esattoriale come delineata in maniera tipizzata dall'attuale ordito positivo (giova rammentare che si tratta di atti costituenti un numerus clausus, in quanto espressione di un potere di autotutela esecutiva riconosciuta alla P.A.);

- è atto meramente eventuale e discrezionale, la cui emissione è in facultate del Concessionario per la riscossione, come si desume dal tenore delle riportate note dell'Agenzia, in cui si sottolinea l'opportunità e non già la necessità per i concessionari di anteporre una comunicazione di preavviso al fermo vero e proprio, alla cui iscrizione, quindi il concessionario può procedere a prescindere da qualsivoglia preavviso;

- ha un contenuto duplice: da un lato reca l'invito al debitore all'adempimento spontaneo dell'obbligazione, con la possibilità di impedire, in tal modo, il compimento di atti dell'esecuzione esattoriale o ad essa prodromici; dall'altro lato reca l'avvertimento, ad opera del concessionario, che si procederà - in caso di perdurante inadempimento - al fermo amministrativo del bene mobile registrato, il quale - si ribadisce - viene a giuridica esistenza soltanto ed unicamente con l'iscrizione del provvedimento nei pubblici registri mobiliari.

Ad avviso di questo giudice, collocandosi il preavviso di fermo in una posizione procedimentale (e sostanziale), diversa del successivo ed eventuale provvedimento di fermo amministrativo vero e proprio, permane, in conformità del richiamato orientamento della Suprema Corte di Legittimità, la competenza a giudicare dell'A.G.O., da identificare nella fattispecie con il giudice del lavoro, vertendosi in materia di opposizione all'esecuzione avendo ad oggetto, le impugnate cartelle esattoriali di pagamento, crediti di natura previdenziale ed assistenziale.

Passando al merito della controversia si ricorda che a norma dell'art. 24 del d.lgs. 46/99: "Contro l'iscrizione a ruolo il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro il termine di quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Il ricorso va notificato all'ente impositore. Il giudizio di opposizione contro il ruolo per motivi inerenti il merito della pretesa contributiva è regolato dagli articoli 442 e seguenti del codice di procedura civile".

L'ordinamento riconosce, pertanto, al contribuente desideroso di contestare la pretesa patrimoniale rivendicata dall'Inps tre possibilità:

- l'opposizione a cartella, da effettuarsi nel termine perentorio di quaranta giorni dalla notifica della stessa, ed in mancanza della quale la cartella acquista piena definitiva assurgendo a titolo esecutivo non più impugnabile se non per ragioni sopravvenute alla sua formazione ovvero per irregolarità formali del medesimo;

- l'opposizione all'esecuzione, proponibile senza limiti temporali, laddove il debitore lamenti l'inesistenza delle altrui ragioni creditorie a causa di fatti successivi alla consolidazione formale della cartella;

- l'opposizione agli atti esecutivi, da introdurre a pena decadenza nei venti giorni dalla notifica del titolo viziato nella forma.

In proposito per giurisprudenza ormai consolidata (da ultimo Cass. Sez. III 13.11.03 n. 17133; ma anche Cass. civile, Sez. III 8 marzo 2001 n. 3400, Cass. civile sez. III 27 novembre 2001 n. 15036. Cass civile Sez. III 23 giugno 1999 n. 6396) si parla di opposizione all'esecuzione allorché vi sia contestazione in ordine:

1) all'esistenza del titolo esecutivo. (ad esempio il titolo non si è formato);

2) alla sopravvenuta mancanza del titolo successiva alla sua formazione;

3) all'identità soggettiva del titolo. (l'azione esecutiva è esercitata "da" e "contro" soggetti diversi da quelli che, secondo il diritto sostanziale, sono titolari o sono tenuti all'adempimento per i profili di legittimazione che essa introduce);

4) al merito vero e proprio (è messa in discussione la situazione di vantaggio contenuta nel titolo);

5) alla denuncia di impedimenti giuridici alla realizzazione della situazione di vantaggio (il più delle volte si tratta delle situazione di impignorabilità soggettiva o oggettiva).

L'opposizione agli atti esecutivi consiste, invece, nella contestazione della legittimità dello svolgimento dell'azione esecutiva attraverso il processo: la parte fa valere vizi formali degli atti compiuti o dei provvedimenti adottati nel corso del processo esecutivo e di quelli preliminari all'azione esecutiva fra i quali il titolo esecutivo, il precetto e le relative notificazioni. (Cass. 2002/11646)

Nel caso di specie, decorso il termine per proporre opposizione alle indicate cartelle esattoriali di pagamento (per le ragioni di seguito illustrate), l'opposizione all'esecuzione, esperibile in ogni tempo fino al momento dell'espropriazione, era il solo rimedio giuridico attivabile dal debitore per contestare il diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata per difetto originario o sopravvenuto del titolo esecutivo.

Ovviamente una volata consolidatosi, per decorso del termine di cui all'art. 24 d.lgs.46/99, il titolo esecutivo, il contribuente che introduca avverso il medesimo titolo, un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., non potrà far valere quelle medesime eccezioni non proposte tempestivamente con l'opposizione avverso l'iscrizione a ruolo.

Una volta riscontrata la regolarità del procedimento di notifica delle cartelle esattoriali di pagamento ed il decorso dei termini per l'impugnazione delle stesse ex art. 24 d.lgs. 46/99, tutti i motivi di opposizione attinenti alla prescrizione delle ragioni creditorie ovvero alla mancata notifica degli atti prodromici, non possono, pertanto, formare oggetto di ulteriore analisi giudiziale, perché già assorbiti dalla sopravvenuta definitività delle impugnate cartelle. Ragion per cui una volata consolidatosi, per decorso del termine di quaranta giorni, il titolo esecutivo, il contribuente che introduca avverso il medesimo titolo, un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., non potrà far valere quelle medesime eccezioni non proposte tempestivamente con l'opposizione avverso l'iscrizione a ruolo. Nulla impedisce, tuttavia, al debitore di far valere motivi successivi al consolidarsi del titolo, si pensi ad un successivo pagamento delle somme ingiunte, ad una compensazione delle medesime con analoghe partite creditorie ovvero ad una sopravvenuta prescrizione delle rivendicate omissioni contributive relativa ad un arco temporale non ancora perfezionatosi all'atto della presentazione del ricorso ex art. 24 D.lgs, 46/99 (rectius della mancata presentazione del ricorso avverso la cartella esattoriale).

Si ricorda inoltre che ai sensi dell'art. 3, comma 9 della legge n. 335/95 "Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati:

a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie,...., ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1° gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;

b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria".

Dispone il successivo comma 10: "I termini di prescrizione di cui al comma 9 si applicano anche alle contribuzioni relative a periodi precedenti la data di entrata in vigore della presente legge, fatta eccezione per i casi di atti interruttivi già compiuti o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente"

Sul punto la Cassazione ha testualmente stabilito che "in materia di prescrizione del diritto degli enti previdenziali ai contributi dovuti dai lavoratori e dai datori di lavoro, ai sensi dell'art. 3, comma 9, della legge n. 335 del 1995, per i contributi anteriori alla data di entrata in vigore della stessa legge (17 agosto 1995), in caso di atto interruttivo effettuato dall'Inps nel periodo da tale data al 31 dicembre 1995, continua ad applicarsi la prescrizione decennale per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà, essendo l'atto interruttivo intervenuto quando era ancora in vigore il termine decennale" (Cass., civ. Sez. lav. 24 febbraio 2005 n. 3846 ed in senso analogo Cass. civ. 12 febbraio 2003 n. 2100).

Tanto premesso, da un mero esame della documentazione prodotta dalla Se.Ri.T., è inequivocabilmente emerso che le seguenti cartelle erano notificate al P.:

- il 15.12.2000 la n. .... (omissioni assistenziali Inail del 1998);

- il 03.07.2001 la n. .... (omissioni assistenziali Inail del 1999);

- il 30.04.2002 la n. .... (omissioni contributive Inps del 1999);

- il 30.04.2002 la n. .... (omissioni assistenziali Inail del 2000);

- il 07.01.2005 la n. .... (omissioni assistenziali Inail del 2002).

I crediti indicati in tutte le suddette cinque cartelle esattoriali di pagamento devono ritenersi inequivocabilmente prescritti, in assenza di ogni certezza documentale in ordine alla notifica di ulteriori atti interruttivi, per il decorso di un termine superiore al quinquennio tra la notifica dei titoli in oggetto e la comunicazione dell'impugnato preavviso di fermo (24.03.2010).

Deve ritenersi prescritto anche il credito di cui alla cartella n. .... (omissioni contributive Inps del 2000), il quanto l'atto interruttivo (avviso di pagamento) era notificato al contribuente il giorno 31.05.2008 allorquando erano già decorsi più di cinque anni dalla notifica della cartella (evento perfezionatosi in data 11 aprile 2003).

Deve invece dichiararsi la nullità della notifica della cartella esattoriale n. .... stante l'evidente difformità fra quanto ivi dichiarato dall'ufficiale notificatore (plico personalmente consegnato al contribuente) e la firma apposta in calce alla relata (tale Pernciaro Vito del quale non è possibile neppure desumere il rapporto di parentela con l'odierno opponente). Ne consegue la prescrizioni del credito assistenziale ivi indicato (omissione relativa all'anno 2001)

La cartella esattoriale n. ..... (omissioni contributive Inps del 2002) era invece notificata al contribuente il 20.01.2006 e la prescrizione quinquennale è stata tempestivamente interrotta dal preavviso di fermo oggi impugnato.

In ordine a tale ultima cartella lo scrivente non può fare a meno di notare, da un mero esame della relata, che il titolo esattoriale de quo non era notificato nelle mani di G. P., ma era consegnato ad un suo nipote rinvenuto presso l'indirizzo del debitore.

La questione è stata recentemente affrontata dalla Sezione Tributaria della Suprema Corte di Legittimità (sentenza 26324/2009) la quale ha ritenuto che:

- l'articolo 60 del Dpr 600/1973, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, prevede che la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente, deve essere è eseguita secondo le norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile:

- l'articolo 139 stabilisce che, qualora la notificazione non avvenga nelle mani proprie del destinatario dell'atto, la stessa deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita l'industria o il commercio. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l'ufficiale giudiziario consegna copia dell'atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace;

- in mancanza delle persone indicate nel comma precedente, la copia è consegnata al portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla;

- per consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione (si veda sentenza 10955/2009), per far presumere la qualità di persona di famiglia, di cui al richiamato articolo 139 cpc, è sufficiente il requisito di parentela o di affinità, non essendo richiesto invece dalla norma l'ulteriore requisito della convivenza;

- grava poi su chi assume di non aver ricevuto l'atto notificato, l'onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza nella propria abitazione di chi ha effettivamente ricevuto lo stesso (onere nella fattispecie disatteso dalla difesa del P.).

In ordine alle spese di lite ritiene lo scrivente che alcun addebito possa essere mossa alla condotta dell'Inps e della Inail, avendo entrambi gli enti tempestivamente consegnato alla società di riscossione i ruoli esattoriali.

Possono essere, pertanto, integralmente compensate le spese del giudizio relativamente ai rapporti processuali fra G. P. e le convenute amministrazioni.

Diversamente la Se.Ri.T. Sicilia s.p.a., ente deputato alla riscossione dei tributi in quanto unico responsabile della tardiva notifica delle superiori cartelle, deve essere condannato a rifondere all'opponente le spese di lite, come liquidate in dispositivo in conformità al valore della causa ed alle vigenti tariffe.

PQM

Il Tribunale di Trapani, in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando ex art. 429 e 442 c.p.c., sulla domanda proposta, ogni altra istanza rigettata e disattesa, così decide:

a) accoglie l'opposizione per quanto in motivazione e per l'effetto dichiara interamente prescritte le ragioni patrimoniali di cui alle seguenti cartelle esattoriali di pagamento:

- n. ....;

- n. ....;

- n. ....;

- n. .....;

- n. .....;

- n. ......;

- n. .....;

b) dichiara l'inefficacia nei confronti dell'opponente dell'impugnato preavviso di beni mobili registrati limitatamente alle voci patrimoniali di cui al superiore capo a);

c) dispone l'integrale compensazione delle spese del giudizio limitatamente ai rapporti processuali fra G. P., l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, in persona del suo legale rappresentate pro tempore, e l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del suo legale rappresentante pro tempore;

d) condanna la Serit Sicilia s.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento in favore di G. P. delle spese di lite che liquida in complessivi euro 1.930,00 (di cui euro 1180,00 per onorario ed il residuo per diritti), oltre rimborso spese generali ex art. 14 D.M.127/04 ed oltre Iva e Cpa come per legge.

Così deciso in Trapani il 27 gennaio 2011

Il Giudice dott. Claudio Antonelli

 

 

 

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