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Fermo amministrativo - sproporzione tra debito ingiunto e danno arrecato -

illegittimità - sussiste


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE
DI ROMA SEZIONE 11

 

riunita con l'intervento dei Signori

LA GRECA SEBASTIANO VITTORIO
MANCINI ROMANA
BAIOCCHI GAETANO

 

ha emesso la seguente

 

SENTENZA

 

- sul ricorso n' 15850/11
spedito il 17/06/2011
avverso FERMO AMMINISTRATIVO n' 0522011000029048 TAS.AUTOMOBIL 2004
contro AGENTE DI RISCOSSIONE LATINA EQUITALIA SUD S.P.A.
proposto dal ricorrente (Omissis)

 

Svolgimento del processo

La Sig.ra (Omissis), con ricorso del 21 giugno 2011, ha impugnato il preavviso di fermo amministrativo relativo all'omesso pagamento delle tasse automobilistiche dell'anno 2004, per l'autovettura targata (Omissis) per l'importo di €. 222,44. La ricorrente oppone la nullità dell'atto per prescrizione del diritto, in quanto, il preavviso è stato notificato oltre il termine previsto dall'art. 3 del D.L. del 6 gennaio 1986 n.2. convertito dalla legge 7 marzo 1986 n. 60.
La ricorrente oppone, inoltre, la nullità della notifica, in quanto, sia la cartella di pagamento, che l'atto impugnato, non sono stati notificati nelle mani del destinatario, poiché la ricorrente risulta residente in un comune diverso, circostanza provata dal certificato storico di residenza, allegato al ricorso.
La ricorrente, inoltre, contesta il diritto del Concessionario a procedere al fermo amministrativo mancando i presupposti per l'esecuzione forzata, in quanto, è stata omessa la notifica della cartella di pagamento presupposto dell'atto impugnato, che doveva essere effettuata, ai sensi dell'art. 25 D.P.R. 602/73.
Altri motivi del ricorso sono costituiti: dalla nullità dell'atto per mancata sottoscrizione, in quanto, l'art. 42 del D.P.R. 600/73, stabilisce che l'avviso di accertamento, deve essere sottoscritlo e dalla violazione della Legge 241/90, poiché, nell'atto impugnato, manca l'indicazione del veicolo al quale fa riferimento la tassa automobilistica e non viene, del resto, indicato il modello, né la marca, né il numero di targa. La ricorrente oppone, infine, la sproporzionalità fra l'importo dovuto ed il danno.
L'Equitalia Gcrit S.p.A. si è costituita, con controdeduzioni, depositate il 10 agosto 2011 eccependo la tardività del ricorso, in quanto, l'avviso di fermo impugnato è stato notificato l'11 aprile 2011 ed il ricorso è stato depositato in data 17/06/20 l l. L 'Equitalia eccepisce la propria carenza di legittimazione passiva, in quanto, all'Agente della riscossione è demandata, solamente, la fase della riscossione mentre, la fase impositiva è curata in via esclusiva dall'ente impositore.
L'Equitalia oppone che, la notifica della cartella è stata effettuata a mezzo del servizio postale e ritirata dal Sig. (omissis) qualificatosi padre convivente che ha sottoscritto la relata unitamene all'incaricato della distribuzione e non può essere considerata nulla, poiché l'avviso di ricevimento della cartella è stato sottoscritto, l'eccezione relativa alla sottoscrizione può essere sollevata solamente con querela di falso, oppone, infine, che il responsabile del procedimento di emissione e notificazione della cartella è chiaramente indicato nella persona del Sig. (omissis) e che in base al disposto dell'art. 15 del D.L. 78/2009 la firma autografa può essere sostituita dall'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile dell'emanazione dell'atto in tutti i casi in cui l'atto sia prodotto da sistemi informativi automatizzati. Le controdeduzioni si concludono con la richiesta di tardività del ricorso, rigetto dello stesso e condanna alle spese di lite.
Per quanto riguarda la presunta violazione dell'art. 76, D.P.R. 602/73, relativo all'illegittimità dell'iscrizione quando l'importo è inferiore a €. 8.000,00, osserva che, il combinato disposto degli artt. 77 e 49 D.P.R. 602/73, stabilisce che il concessionario può promuovere azioni cautelari.

 

Motivazione

La Commissione osserva che i motivi del ricorso sono fondati.
Nell'odierna camera dì consiglio rilevasi preliminarmente che la legge n.248/06 di conversione del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, ha inserito tra gli atti elencati nell'art. 19. comma l, del d.lgs. 546/92 ed impugnabili davanti alla Commissione tributaria provinciale "l'iscrizione dì ipoteca sugli immobili di cui all'art. 77 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni" (punto e-bis) ed "il fermo di beni mobili registrati di cui all'art. 86 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 e successive modificazioni" (punto e bis).
Una prima interpretazione delle modifiche, privilegiata da questo collegio, portava a considerare appartenente alla cognizione della giurisdizione tributaria gli atti "di iscrizione di ipoteca'· e quelli di fermo di mobili registrati" tesi alla tutela di crediti di natura tributaria in considerazione dell'operatività della nonna di cui all'art. 2, comma l, d.lgs. 546/92 (primo periodo) secondo cui "appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati(. ... )".
Con la conseguenza che da tale giurisdizione venivano esclusi provvedimenti di fermo e/o di iscrizione ipotecaria azionati per altri titoli, quali sanzioni al Codice della strada o contributi previdenziali, ritenuti di natura non tributaria e in ordine ai quali il giudice tributario non può esprimersi, neppure limitatamente, essendo sottratte alla sua giurisdizione. Una recente pronuncia della Suprema Corte, (Cassazione S.UU. civile Sent. n. 13902 del 5/06/2007), ha "devoluto alla cognizione delle Commissioni tributarie, ex art. 2 del d.lgs. 546/92, la controversia avente ad oggetto l'irrogazione di sanzioni, disposta dagli uflìci dell'Amministrazione finanziaria, anche laddove, la violazione contestata, non attenga alla disciplina tributaria strictu sensu intesa". Ne ha sottolineato la peculiarità escludendo aprioristiche riserve, "Non soltanto perchè si tratta di atti che vengono emanali dagli uffici finanziari, ma a maggior ragione perché il legislatore ha demandato ad essi l'adozione sul presupposto dell'esistenza di una connessione cosi stretta con la materia fiscale, di intreccio cosi fitto che costituisce ulteriore e più forte motivo a favore dell'intervento giurisdizionale delle Commissioni tributarie". 
Di guisa che viene individuata la competenza di queste, escluso il riferimento alla materia della controversia, unicamente in base all'organo competente ad inogare la sanzione, e quindi l 'applicazione di questa da parte di un Uffìcio finanziario vale a radicare la giurisdizione delle Commissioni anche nel caso in cui si tratti di infrazione diversa da quelle più direttamente tributarie. Ha insistito su questa linea la Suprema Corte poiché "le Commissioni tributarie costituiscono un organo giurisdizionale pienamente legittimo e anzi rappresentano una risorsa per l'ordinamento, cui possono offrire apprezzabili potenzialità soprattutto in momenti caratterizzati, come quello attuale, da seri problemi di rapidità cd efiìcacia dell'apparato giudiziario. A seguito di dette considerazioni ha acquisito graduale forza il convincimento di esaminare prioritariamente, nell'ambito delle controversie in materia di fermo e di iscrizione di ipoteca, il provvedimento come concepito dalle modifiche innovative introdotte dall'art. 35 del d. l. n. 223/06 convertito in legge n. 248/06, peraltro nel contesto applicativo del d.lgs. 193 del 2001 che aveva attribuito direttamente al concessionario la potestà di disporre la misura conservativa (Sentenze della C.T.P. di Roma n. 192/59/07 dell3/06/2007 e n. 118/16/2007 dell' 11/07/2007). In altri termini, per l'atto di preavviso emanato "sul presupposto di somme richieste a diverso titolo dalla P.A., come nel caso di contravvenzioni al Codice della strada, ferma restando la competenza del Giudice di Pace per l'aspetto di merito della violazione alla disciplina circolatoria, non può disconoscersi la competenza del giudice tributario a decidere in ordine al provvedimento di fermo" ( Sent. della C.T.P. di Roma n.192/59/07). Essendo prodotto dal concessionario, nell'ambito della funzione ex art. 2, comma l, del d.lgs. 112 del 1999 con la disponibilità di un potere di natura pubblicistica, discrezionale ed autoritativo (Cassazione Sez. l o Civile Sent. 7662 del 19/07/99), il provvedimento di preavviso "di fermo" e/o "di iscrizione di ipoteca" costituisce una "miniprocedura" autonoma suscettibile di vizi propri. Secondo una certa dottrina, esso è "astratto", cioè prescinde dalla natura del debito. Inoltre deve rispondere ai principi della discrezionalità amministrativa, logicità e ragionevolezza previsti dalla legge n. 212/00 (Statuto dei diritti del contribuente) che, com' è noto, vanno osservati anche dal concessionario della riscossione come prevede l'art. 17 della stessa legge 212. In sostanza, quest'ultimo, per effetto del richiamo dello Statuto dei diritti del contribuente è tenuto ad una motivazione completa, adeguata ed idonea a consentire la ricostruzione dell'iter logico giuridico seguito non solamente per l'emanazione dell'atto, ma altresì ai fini della scelta della tipologia di provvedimento emanato rispetto a tutti gli altri possibili, non potendosi limitare a richiamare semplicemente il mancato pagamento del carico scaduto"(Sent. della C.T.R. di Roma n.192/59/07). Corne pure è tenuto al rispetto di tutti gli adempimenti di cui agli artt. 6 c della legge 212100, onde garantire al destinatario del provvedimento l'effettiva conoscenza degli atti a lui destinati (art. 6) anche mediante l'allegazione di copia degli atti presupposti, qualora a questi si faccia riferimento nel provvedimento in notifica (art. 7, comma l).
Rispetto al quadro suddetto, osservasi, che l'atto impugnato pur essendo suffìcientemente motivato è illegittimo, in quanto, è stato emesso in aperta violazione dell'art. 76, D.P.R. 602/73 relativo all'illegittimità dell'iscrizione quando l'importo è inferiore a €. 8.000,00.
Dalla valutazione del merito, sembrano meritevoli d'accoglimento i motivi del ricorso in particolare con riferimento ai seguenti punti:
1) nell'atto impugnato si precisa che il responsabile del procedimento è il firmatario della presente comunicazione ma non è mai stato dato avviso dell'apertura del procedimento, come prescrive l'art. 8 della L. 7/8/1990 n. 241 limitando il diritto del ricorrente all'accesso dei documenti 
2) nel preavviso si concedono 20 giomi per provvedere al pagamento di quanto intimato, pena in difetto il fermo dei veicoli indicati, invece, nel bollettino di versamento è indicato un termine più breve;
3) la perentorietà del termine indicato dall'art. 25 D.P.R. 602/73 e la conseguente nullità della cartella esattoriale;
4) la lesione del diritto alla difesa, costituzionalmente garantito dall'art. 24 Cost. poiché l'illegittimità della procedura ha precluso alla ricorrente di opporsi tempestivamente aIl' atto impugnato.
Alla stregua di quanto evidenziato, va emessa, quindi, declaratoria di nullità dell'atto impugnato, con conseguente obbligo, in capo alla concessionaria GERIT, di revocare il fermo amministrativo.
Il Collegio considerato che, l'Agenzia delle Entrate, ha posto in essere attività contrarie alle disposizioni di legge, in particolare dell'art. 76 del D.P.R. 602173, ignorando che la sproporzionalità tra il quantum debeatur di €. 222 ed il fermo veicolo ha costituito un grave danno per la ricorrente, che, inoltre, usa l'automobile per lavorare, essendo una libera professionista e che di fatto, il fermo, ha leso il suo diritto alla libera circolazione, garantito costituzionalmente, accoglie il ricorso, in base alla mancanza del presupposto oggettivo dell'imposizione. 
Le controdeduzioni, presentate dall'Equitalia Gerit, non possono essere considerate, in quanto, manca il presupposto impositivo.

PQM

La Commissione accoglie il ricorso, spese compensate.
Così deciso in Camera di Consiglio.
Roma, 19 gennaio 2012.

 

 

 

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Venerdì 4 maggio 2018

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