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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SENESE Salvatore - Presidente -

Dott. FIGURELLI Donato - Consigliere -

Dott. DI NUBILA Vincenzo - Consigliere -

Dott. DE MATTEIS Aldo - Consigliere -

Dott. MORCAVALLO Ulpiano - rel. Consigliere -

 

ha pronunciato la seguente:

 

sentenza

 

sul ricorso proposto da:

L'ORIGINALE ALFREDO ALL'AUGUSTEO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA RUGGERO FIORE 27, presso lo studio dell'avvocato RAHO SILVIO, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;

- ricorrente -

 

contro

 

INAIL - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA 4 NOVEMBRE 144, rappresentato e difeso dagli avvocati PIGNATARO Adriana, FRANCO Quaranta, giusta delega in atti;

- controricorrente -

 

e contro

 

INPS - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLA FREZZA 17, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati COSSU Benedetta, CORRERA Fabrizio, CORETTI Antonietta, giusta delega in atti;

- controricorrente -

 

e contro

 

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA;

- intimato -

 

avverso la sentenza n. 4687/03 della Corte d'Appello di ROMA, depositata il 12/12/03 - R.G.N. 5896/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/02/07 dal Consigliere Dott. MORCAVALLO Ulpiano;

udito l'Avvocato RAMO; udito l'Avvocato PIGNATARO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello che ha concluso per l'accoglimento per quanto di ragione in relazione ai primi due motivi del ricorso.

 

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 10 luglio 2001 il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, dichiarava l'illegittimità della cartella esattoriale notificata dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, quale gestore del servizio riscossioni tributi nell'interesse dell'I.N.P.S. e dell'I.N.A.I.L., alla opponente società r.l. "L'originale Alfredo all'Augusteo", contenente l'intimazione di pagamento di contributi previdenziali e premi assicurativi, oltre accessori e somme aggiuntive, relativi al periodo novembre 1978 - agosto 1998.

Proponeva appello l'I.N.P.S. censurando la decisione impugnata per avere respinto la preliminare eccezione di inammissibilità dell'opposizione e, inoltre, per avere disatteso sia l'eccezione di prescrizione sia le deduzioni di merito sollevate in primo grado.

Costituitasi la società, che resisteva al gravame, la Corte d'appello di Roma, con la sentenza indicata in epigrafe, accoglieva la eccezione preliminare dell'Istituto appellante e dichiarava la inammissibilità dell'opposizione alla cartella esattoriale, rilevando che: 1) spettava all'opponente allegare e provare la tempestività dell'opposizione, con conseguente legittimità di un accertamento anche d'ufficio al riguardo, sicchè correttamente il primo giudice aveva considerato ammissibile la produzione, da parte dell'Istituto, di documenti intesi ad evidenziare la data della notifica a fronte della eccezione, ancorchè sollevata in sede di costituzione tardiva, di decadenza per mancato rispetto del termine perentorio di quaranta giorni previsto dal D.L. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, (recante la disciplina delle iscrizioni a ruolo dei crediti degli enti previdenziali); 2) diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale, peraltro, l'Istituto aveva depositato sia una nota del gestore della riscossione sia fotocopia dell'avviso di ricevimento relativo alla notifica della cartella esattoriale effettuata a mezzo del servizio postale, donde si evinceva che la data di ricezione da parte della società era stata quella del 5 gennaio 2001, con la conseguente tardività dell'opposizione, depositata il 15 febbraio 2001.

Avverso tale sentenza la società ha proposto ricorso per cassazione (notificato, oltre che all'I.N.P.S., anche alla Banca concessionaria e all'I.N.A.I.L.), deducendo quattro motivi di impugnazione, illustrati con memoria depositata ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

Vi è controricorso dell'I.N.P.S. e dell'I.N.A.I.L..

 

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, si rileva che il ricorso della società, sebbene notificato ad entrambi gli originati enti impositori (nonchè, come prevede il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, alla banca concessionaria per la riscossione) contiene censure riguardanti esclusivamente i contributi e gli accessori pretesi dall'I.N.P.S., nei cui soli confronti, d'altra parte, la sentenza qui impugnata, in accoglimento dell'unico appello proposto avverso la decisione di primo grado, ha dichiarato la inammissibilità dell'opposizione; ne consegue che la mera denuntiatio litis non vale ad attribuire la qualità di parte anche all'I.N.A.I.L. (il cui interesse alla partecipazione al giudizio, peraltro, è definitivamente venuto meno per l'acquiescenza prestata alla sentenza di primo grado, passata in giudicato in parte qua) e che, pertanto, il relativo controricorso è inammissibile.

Il primo motivo di ricorso denuncia violazione dell'art. 2697 c.c., e degli artt. 137 e 152 c.p.c., nonchè vizio di motivazione. Si sostiene l'erroneità della sentenza impugnata deducendosi che le peculiari modalità di comunicazione della cartella esattoriale, inoltrata a mezzo del servizio postale mediante raccomandata con avviso di ricevimento, non prevedono che il destinatario resti in possesso di un documento attestante la data di ricezione del plico, in quanto l'avviso, in unico originale, ritorna al mittente, e che, perciò, l'opponente, se pure è tenuto al rispetto dei termini prescritti dalla legge, è tuttavia sollevato dall'onere di provare la tempestività della opposizione, mentre spetta all'opposto dimostrare la tardività da lui eventualmente eccepita. Si aggiunge che la medesima sentenza, senza alcuna motivazione, ha attribuito valore al mero "timbro a secco" posto sulla fotocopia dell'avviso di ricevimento prodotto dall'I.N.P.S., idoneo a provare solo la data di ricezione del plico da parte dell'amministrazione postale incaricata della consegna e non anche la data di effettivo ricevimento da parte della società opponente.

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 2719 c.c. e degli artt. 112, 115 e416 c.p.c., nonchè omessa motivazione su un punto decisivo. Si deduce che, in relazione ai documenti prodotti dall'I.N.P.S. in fotocopia, l'opponente aveva tempestivamente contestato la conformità agli originali, riproponendo l'eccezione in grado d'appello, ma la Corte territoriale, pure fondando la propria decisione su tali documenti, non ha dato alcuna risposta in ordine all'eccezione proposta e, senza fornire alcuna motivazione ed in violazione della disciplina codicistica relativa al valore probatorio dei documenti prodotti in giudizio, ha attribuito rilievo, in particolare, alla fotocopia dell'avviso di ricevimento; e si sostiene, infine, che nessun valore probatorio la Corte avrebbe dovuto conferire alla nota di servizio fornita dalla Banca concessionaria, trattandosi di una mera dichiarazione proveniente da soggetto privo di poteri certificativi riguardo alla procedura di comunicazione mediante il servizio postale e, peraltro, avente uno specifico interesse a dimostrare la regolarità del proprio operato.

Il terzo motivo denuncia violazione dell'art. 416 c.p.c., e vizio di motivazione. Si lamenta che la Corte territoriale, senza fornire alcuna motivazione, abbia fondato la decisione su una contestazione dell'I.N.P.S., di cui l'opponente aveva puntualmente rilevato la irritualità e tardività sul presupposto che tale contestazione era contenuta nella memoria costitutiva depositata oltre il termine prescrittodall'art. 416 c.p.c., ed era fondata su documenti prodotti anch'essi oltre tale termine.

Il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 416 e 421 c.p.c., e vizio di motivazione. Si lamenta che, nell'accertamento officioso circa la tempestività dell'opposizione, i giudici di merito abbiano finito per sopperire all'inerzia dell'Istituto, utilizzando prove documentali prodotte tardivamente e non fornendo alcuna motivazione, malgrado le puntuali deduzioni dell'opponente, circa la correttezza della operata integrazione probatoria.

Per ordine logico, debbono essere dapprima trattati il terzo e il quarto motivo di ricorso, in quanto afferenti alla stessa rilevabilità della questione di tempestività dell'opposizione e alla ammissibilità della relativa produzione documentale.

L'esame congiunto di tali motivi ne rivela la infondatezza.

L'accertamento della tempestività dell'opposizione, con riguardo all'osservanza del termine prescritto dal del D.L. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, in quanto involge la verifica di un presupposto processuale quale la proponibilità della domanda, è un compito che il giudice deve assolvere a prescindere dalla sollecitazione delle parti, conseguendo dal mancato rilievo della eventuale carenza di quel presupposto la stessa nullità della sentenza - rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo, in ragione del difetto di potestas judicandi derivante dalla preclusione dell'azione giudiziale (cfr. Cass., Sezioni unite, n. 3176 del 1984; con riferimento al processo previdenziale, applicabile nella specie ai sensi del sesto comma dell'art. 24 cit., cfr. Cass. n. 13331 del 2001; n. 3947 del 2002) -.

Ciò comporta che, nella specie, l'allegazione dell'Istituto, contenuta nella memoria di costituzione depositata tardivamente, si configura come una mera difesa, volta alla declaratoria di inammissibilità dell'opposizione, e non come un'eccezione in senso stretto, cioè, a norma dell'art. 416 c.p.c., comma 2, come un'eccezione (processuale) non rilevabile d'ufficio, da proporre, a pena di decadenza, con la memoria costitutiva da depositare nel termine previsto dal primo comma dello stesso articolo (almeno dieci giorni prima dell'udienza), nè come una contestazione "circa i fatti affermati dall'attore a fondamento della domanda", da proporre anch'essa nello stesso termine - giusta il disposto del medesimo art. 416 c.p.c., comma 3, - ma con esclusivo riguardo a fatti costitutivi non rilevabili d'ufficio e non, dunque, con riguardo a presupposti processuali (cfr. Cass., Sezioni unite, n. 761 del 2002).

Quanto alle censure riguardanti i documenti depositati in ritardo, mette conto rilevare che la correttezza della acquisizione deriva - per la sentenza qui impugnata - non tanto dalla considerazione di una facoltà di produzione sine die (esclusa anche per le prove documentali: cfr., da ultimo, Cass., Sezioni unite, n. 8202 del 2005;

Cass. n. 2035 del 2006), come lamenta la ricorrente, quanto dalla "legittimità di un accertamento anche d'ufficio". L'affermazione merita di essere condivisa in base alla considerazione che, sebbene vada esclusa una consequenzialità fra accertamento officioso e ammissibilità di prove tardive (atteso che il principio generale secondo cui l'allegazione dei fatti non può andare disgiunta dalla prova della loro esistenza opera anche per le eccezioni rilevabili d'ufficio: cfr. Cass., Sezioni unite, n. 15661 del 2005; id. n. 1099 del 1998), tuttavia il potere-dovere del giudice di verificare la tempestività dell'opposizione implica un accertamento correlato non soltanto alle risultanze già ritualmente acquisite al processo ma anche a quelle che, in base alle circostanze del caso concreto, il giudice può e deve acquisire per sua iniziativa anche aliunde, in applicazione degli artt. 421 e 437 c.p.c., in considerazione della natura pubblicistica della decadenza (cfr. Cass. n. 11798 del 2006; n. 10038 del 2004; n. 8549 del 1987; Cass., Sezioni unite, n. 1006 del 2002): nella specie, l'utilizzazione dei documenti prodotti dall'Istituto opposto risulta correttamente effettuata anche in ragione di un criterio di economia processuale, stante che la pregressa e rituale acquisizione di documenti relativi al procedimento di comunicazione della cartella esattoriale, non comprendente l'avviso di ricevimento, ben avrebbe giustificato la integrazione di essi per iniziativa del giudice, con l'acquisizione d'ufficio di tale avviso al fine di verificare la data di ricevimento.

Fondati sono invece il primo e il secondo motivo, anch'essi da esaminare congiuntamente.

La necessità, sopra evidenziata, di una verifica d'ufficio riguardo alla tempestività dell'opposizione non esclude che il relativo accertamento debba svolgersi con l'osservanza del generale principio di distribuzione dell'onere della prova (art. 2697 c.c.) e, una volta che l'accertamento si riferisca a prove documentali come nella specie, con l'applicazione degli specifici criteri relativi all'efficacia probatoria degli atti depositati in copia (art. 2714 c.c. e segg.).

A tanto la sentenza impugnata non si è attenuta: in primo luogo, per avere espressamente addossato all'opponente l'onere di dimostrare la tempestività dell'opposizione rispetto alla data della notificazione della cartella, in violazione dei principi di diritto - enunciati da questa Corte nelle analoghe materie delle opposizioni a sanzioni amministrative e delle opposizioni a decreti ingiuntivi - secondo cui, da un lato, la mancata produzione da parte dell'opponente dell'avviso di ricevimento dell'atto non comporta ex se la inammissibilità della opposizione siccome tardiva (cfr. Cass., Sezioni unite, n. 1006 del 2002, cit.) e, dall'altro, la data in cui deve ritenersi compiuta la notificazione per mezzo del servizio postale è quella della ricezione del plico da parte del destinatario, e il solo documento che fa piena prova tanto di questa circostanza, quanto della persona a mani della quale la consegna è avvenuta, è l'avviso di ricevimento, con la conseguenza che incombe all'opposto che eccepisca la tardività dell'opposizione rispetto alla data di notificazione dell'atto avvenuta per mezzo del servizio postale l'onere di produrre tale documento (cfr. Cass. n. 1634 del 1984); in secondo luogo, per avere attribuito efficacia probatoria alle fotocopie depositate dall'I.N.P.S. (riproducenti l'avviso di ricevimento della cartella esattoriale recante il timbro di ricezione da parte dell'ufficio postale incaricato della consegna e una nota di servizio della Banca concessionaria attestante la data di avvenuto ricevimento del plico da parte della società opponente), pur in presenza di specifica e rituale contestazione della conformità agli originali sollevata dall'opponente, in primo grado (nelle note difensive successive alla produzione autorizzata dal giudice) e in appello (nella memoria di costituzione), con ciò incorrendo nella violazione dell'art. 2719 c.c., mentre avrebbe dovuto - in presenza del disconoscimento della controparte e della mancata produzione degli originali da parte dell'I.N.P.S.- ritenere definitivamente non provata la tardività dell'opposizione, così come eccepita dallo stesso Istituto (cfr. Cass. n. 12598 del 2001).

In conclusione, devono essere accolti i primi due motivi di ricorso e rigettati gli altri. La sentenza impugnata va pertanto cassata, in relazione ai motivi accolti, e la causa va rinviata alla stessa Corte d'appello di Roma, in diversa composizione, per l'esame del merito dell'opposizione.

Il giudice di rinvio pronuncerà altresì sulle spese del giudizio di cassazione.

 

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso e rigetta gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d'appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 21 febbraio 2007.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2007

 

 

 

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Venerdì 4 maggio 2018

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