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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. ADAMO Mario - Presidente -

Dott. PICCININNI Carlo - Consigliere -

Dott. MACIOCE Luigi - Consigliere -

Dott. RAGONESI Vittorio - Consigliere -

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno - Consigliere -

 

ha pronunciato la seguente:

sentenza

 

sul ricorso per revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 4 proposto da: D.M.G., elettivamente domiciliato in Roma, via degli Scipioni 132, presso l'avv. Claudio Federico, che lo rappresenta e difende unitamente all'avv. Alfonso Quintarelli, giusta delega a margine del ricorso;

- ricorrente -

 

contro

 

Comune di Roma in persona di Sindaco, elettivamente domiciliato in Roma, via del Tempio di Giove 21, presso l'avvocatura comunale, rappresentato e difeso dall'avv. Brigato Marco, giusta delega a margine del controricorso; - controricorrente - Monte dei Paschi di Siena in persona del legale rappresentante;

- intimato -

 

avverso la sentenza della Corte di Cassazione n. 10988/2004 del 10.6.2004;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del 29.11.2006 dal Relatore Cons. Dr. Carlo Piccininni;

Letta la richiesta del Sostituto Procuratore Generale Dott. Riccardo Fuzio, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso per revocazione, e sentito il P.M. in udienza, Dott. Velardi Maurizio, che ha concluso nel merito per l'inammissibilità del ricorso in opposizione.

 

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 10.6.2004 questa Corte dichiarava improcedibile il ricorso per cassazione con il quale D.M.G. aveva impugnato la sentenza del Giudice di Pace di Roma che aveva ritenuto inammissibile la sua opposizione avverso l'avviso notificatogli del Monte dei Paschi di Siena quale concessionario del Servizio Riscossione Tributi, avviso relativo a sanzioni amministrative irrogate per violazioni di norme del codice della strada e ritenuto dal giudicante atto non impugnabile autonomamente. Con il successivo ricorso contro la sentenza del giudice di pace il D.M. aveva poi lamentato di non aver avuto notizia delle violazioni prima della notifica dell'avviso in contestazione, assunto contrastato dal Monte dei Paschi di Siena, che in particolare richiamava al riguardo una notifica eseguita il 21.5.2002, rispetto alla quale l'opposizione dell'8.10.2001 sarebbe stata dunque tardiva.

Questa Corte rilevava innanzitutto la necessità di consultare il fascicolo di primo grado, allo scopo di verificare la partecipazione della banca al giudizio di merito ai fini dell'ammissibilità delle relative eccezioni, e dalla constatata omessa richiesta di trasmissione del detto fascicolo alla cancelleria della Corte di Cassazione faceva poi discendere l'improcedibiltà della impugnazione. Contro la detta decisione proponeva quindi ricorso per revocazione D.M., il quale sosteneva che la stessa era stata determinata da un errore di fatto, poichè dal fascicolo contenente l'originale del ricorso di primo grado sarebbe risultata l'avvenuta presentazione dell'istanza ex art. 369 c.p.c., u.c..

Il Procuratore Generale di questa Corte, al quale venivano trasmessi gli atti ai sensi dell'art. 375 c.p.c., concludeva poi per l'accoglimento del ricorso, sulla base dell'esattezza della circostanza in esso dedotta, rimettendo quindi la valutazione nel merito all'acquisizione del fascicolo di ufficio di primo grado, ritenuto indispensabile per la relativa decisione.

La causa, originariamente fissata in data 10.2.2006, veniva in un primo momento rinviata per la mancanza del detto fascicolo e successivamente decisa all'esito dell'udienza del 29.11.2006.

 

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza del giudice di pace è stato dichiarato improcedibile per mancanza sia del fascicolo attinente al giudizio di merito che del deposito della relativa istanza di trasmissione, fascicolo di cui pure era stata avvertita la necessità di consultazione, allo scopo di controllare la regolarità del contraddittorio.

La detta decisione è stata poi impugnata dal D.M. con ricorso per revocazione, con il quale è stato dedotto l'errore di fatto di percezione degli atti esistenti nel fascicolo depositato unitamente al ricorso, nel quale sarebbe stata depositata copia dell'istanza di trasmissione con il relativo visto della cancelleria, assunto che risulta fondato poichè in effetti la detta istanza risulta compresa fra la documentazione allegata al ricorso (art. 3), il cui indice è stato debitamente vistato dal personale ricevente.

Tenuto dunque conto di quanto ora esposto, nonchè della circostanza che la questione non ha formato oggetto di dibattito processuale, il ricorso per revocazione deve essere accolto, con conseguente cassazione della sentenza di questa Corte n. 10988/04.

Passando poi al merito della causa (art. 402 c.p.c.), si osserva che il ricorso avverso la sentenza del giudice di pace va dichiarato inammissibile sotto diversi aspetti. Ed infatti va innanzitutto considerato che l'opposizione L. n. 689 del 1981, ex art. 22, è stata proposta avverso avviso di iscrizione di ipoteca, atto non impugnabile autonomamente.

Ove volesse poi ritenersi che il ricorrente, pur formalmente impugnando l'avviso di iscrizione ipotecaria, abbia in realtà inteso recuperare l'esercizio del mezzo di tutela offerto dalla L. n. 689 del 1981, art. 23 in quanto vanificato dalle omesse notifiche di verbale di contravvenzione e cartelle esattoriali (nella rubrica relativa ai motivi di impugnazione l'opponente ha richiamato l'estinzione dell'obbligo di pagamento ex art. 201 C.d.S. e, alternativamente o disgiuntamente, la prescrizione L. n. 689 del 1981, ex art. 28 del diritto alla riscossione), il ricorso risulterebbe comunque non autosufficiente, poichè il D.M. non ha sollevato alcun rilievo in ordine al merito delle contestate violazioni.

Al contrario, ove invece si ritenesse che con il richiamo alla prescrizione il D.M. abbia inteso eccepire la caducazione del titolo, tale doglianza, integrando una opposizione alla esecuzione, avrebbe dovuto esser fatta valere ai sensi dell'art. 615 c.p.c. (non dunque ai sensi della L. n. 689), e la relativa decisione sarebbe stata suscettibile di impugnazione mediante il rimedio processuale dell'appello, e non già con il ricorso per cassazione (C. 05/15149, C. 04/6119, C. 03/18207, C. 03/9087, C. 02/9498).

Peraltro dalla memoria depositata per l'udienza del 4.2.2004 davanti a questa Corte si evince che il ricorrente ha lamentato l'irritualità della notifica degli avvisi di mora che, essendo stata eseguita nei confronti del portiere senza attestazione di previo tentativo di consegna agli altri soggetti elencati nella norma secondo l'ordine di preferenza ivi indicato, sarebbe viziata per nullità.

Sotto questo riflesso, dunque, la doglianza, attinente alla notifica, avrebbe dovuto essere dedotta ai sensi dell'art. 617 c.p.c., e quindi con opposizione agli atti esecutivi, da proporre nel termine di cinque giorni dalla intervenuta notifica (C. 05/15149, C. 04/6119).

Nella specie risulta tuttavia che l'avviso di iscrizione ipotecaria è stato notificato il 25.7.2001, mentre l'opposizione del D. M. è stata depositata davanti al giudice di pace il 8.10.2001, e quindi ben oltre il termine sopra indicato.

Dalla inammissibilità del ricorso avverso la sentenza del giudice di pace discende infine, conclusivamente, che il D.M. va condannato al pagamento delle spese del presente giudizio sostenute dal Comune.

 

P.Q.M.

Accoglie il ricorso limitatamente alla revocazione, cassa la sentenza n. 10988/04 di questa Corte e, giudicando nel merito del ricorso, lo dichiara inammissibile e condanna D.M.G. al pagamento delle spese processuali del presente giudizio, liquidate in Euro 1.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori legge.

Così deciso in Roma, il 29 novembre 2006.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2007

 

 

 

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Sabato 15 settembre 2018

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