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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CORONA Rafaele - Presidente -

Dott. SCHETTINO Olindo - Consigliere -

Dott. MALZONE Ennio - Consigliere -

Dott. FIORE Francesco Paolo - rel. Consigliere -

Dott. CORRENTI Vincenzo - Consigliere -

 

ha pronunciato la seguente:

 

sentenza

 

sul ricorso proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA CRESCENZIO 20, presso lo studio dell'avvocato MASSIMILIANO BONIFAZI, difeso dall'avvocato SALVINO GRECO, giusta delega in atti;

- ricorrente -

 

contro

 

UFFICIO TERRITORIALE GOVERNO VITERBO, in persona del Prefetto pro tempore;

- intimato -

 

avverso la sentenza n. 52783/03 del Giudice di pace di ROMA, depositata il 11/12/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 25/09/07 dal Consigliere Dott. Francesco Paolo FIORE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MARINELLI Vincenzo, che ha concluso per cassazione con rinvio.

 

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza dell' 11 dicembre 2003, l'adito Giudice di pace di Roma, nella contumacia del resistente Ufficio Territoriale del Governo di Viterbo, ha declinato la competenza territoriale in favore del Giudice di pace di Viterbo con riguardo al ricorso proposto da M.A. in opposizione a cartella esattoriale, emessa dal Servizio Riscossione Tributi Rieti s.p.a. in pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria, per violazione del nuovo codice della strada.

Ha rilevato, infatti, che il pagamento della sanzione amministrativa era stato richiesto dall'Amministrazione di Viterbo, dove presumibilmente era stato commesso l'illecito.

Per la cassazione di tale sentenza, M.A. ha proposto ricorso sulla base di due motivi.

L'Ufficio Territoriale del Governo di Viterbo, cui il ricorso è stato notificato, non ha svolto difese.

 

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo, il ricorrente si duole che il Giudice di pace abbia rilevato e pronunciato d'ufficio la sua incompetenza territoriale, oltre la prima udienza di trattazione della causa, in violazione dell'art. 38 c.p.c..

Col secondo motivo, rubricato "violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 13, 14,22 e 23, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3", il ricorrente denuncia l'illegittimità della sanzione amministrativa irrogata, per inesistenza della notifica del processo verbale d'accertamento della violazione.

Pregiudizialmente, va rilevata la mancata integrazione del contraddittorio, sin dal primo grado, nei confronti del concessionario del servizio di riscossione dei tributi, cui, appunto, insieme all'ente impositore, titolare della pretesa contestata, deve riconoscersi la concorrente legittimazione passiva, quale soggetto da cui proviene la cartella esattoriale, oggetto di opposizione (v. ex plurimis Cass. n. 17936/03, n. 5277/01 e n. 4324/99).

Consolidato è il principio secondo cui, in sede di opposizione a cartella esattoriale, emessa in pagamento di sanzioni amministrative, è consentito all'intimato, qualora si deduca la mancata notifica del verbale di accertamento o dell'ordinanza-ingiunzione, contestare per la prima volta la validità del titolo esecutivo in base al quale si procede e recuperare così il momento di garanzia difensiva predisposto dall'ordinamento e di cui non si è potuto avvalere per colpa a lui non imputabile.

In tal caso, l'opposizione deve essere proposta anche nei confronti dell'esattore, che ha emesso la cartella esattoriale ed al quale va riconosciuto l'interesse a resistere anche per gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell'opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l'ente, che ha provveduto ad inserire la sanzione nei ruoli trasmessi ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 27.

Trattandosi d'ipotesi di litisconsorzio necessario, la mancata integrazione del contraddittorio può essere rilevata anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo, con la conseguenza che deve essere dichiarata la nullità del giudizio di primo grado, al quale non ha partecipato il concessionario del servizio riscossione tributi, che aveva predisposto e notificato la cartella esattoriale.

La sentenza impugnata, quindi, perchè resa senza la partecipazione del concessionario del servizio di riscossione dei tributi, deve essere annullata, prima ancora di esaminare le censure svolte in ricorso.

Il Giudice di rinvio si uniformerà al principio enunciato e, previa integrazione del contraddittorio nei confronti dell'esattore, provvedere a nuovo esame del merito ed avrà anche cura di regolare le spese del giudizio di Cassazione.

 

P.Q.M.

La Corte, pronunciando sul ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, al Giudice di pace di Roma, in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 25 settembre 2007.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2007

 

 

 

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Sabato 15 settembre 2018

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