banner sos equitalia
 
 

 

Home Servizi Attivitā Ufficio Stampa Documenti Chi siamo Contatti
 
Leggi Normativa Tecnica Giurisprudenza Situazione Debitoria Pubblicazioni Cartelle Esattoriali Fermo amministrativo Iscrizione di ipoteca Tasse

 

donazioni

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata

(Sezione Prima)

 

ha pronunciato la presente

 

SENTENZA

 

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 250 del 2012, proposto dall'Avv. Sa. Fr., la quale si rappresentata e difende ai sensi dell'art. 86 C.P.C., unitamente all'Avv. Vito Maggi, come da mandato a margine del ricorso, con domicilio eletto in Potenza Via Crispi n. 33;

 

contro

 

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso ope legis dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza e domiciliato ex lege presso gli Uffici della predetta Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza;

 

per l'annullamento della nota del 13.6.2012 (ricevuta il 14.6.2012), con la quale il Dirigente dell'Ufficio Recupero Crediti della Corte di Appello di Potenza ha respinto l'istanza, presentata il 4.6.2012, volta ad ottenere la sospensione del ruolo Equitalia (notificato il 10.5.2012), con il quale è stato ingiunto il pagamento di 195.392,33 , a titolo di spese processuali, per la condanna definitiva dell'Avv. Sa. Fr. ad 1 anno e 4 mesi di reclusione (oltre il pagamento delle spese processuali), oltre 10 anni di interdizione all'esercizio di imprese commerciali ed all'esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa e l'interdizione di 2 anni dalla professione di Avvocato, per il delitto di bancarotta fraudolenta di cui agli artt. 216, comma 1, n. 1, 219, commi 1 e 2, n. 1, e 223 R.D. n. 267/1942 (cfr. Sentenza Corte di Appello di Potenza n. 186 del 18.5.2006);

Visti il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia; Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 luglio 2012 il dott. Pasquale Mastrantuono e uditi gli Avv.ti Carmelo Vaccaro, su delega degli Avv.ti Francesca Sassano e Vito Maggi, ed Amedeo Speranza; Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

 

FATTO

FATTO E DIRITTO

Con il presente ricorso (notificato il 3.7.2012) l'Avv. Fr. Sa. ha impugnato la nota del 13.6.2012 (ricevuta dalla ricorrente il 14.6.2012), con la quale il Dirigente dell'Ufficio Recupero Crediti della Corte di Appello di Potenza ha respinto l'istanza, presentata dalla ricorrente il 4.6.2012, volta ad ottenere la sospensione del ruolo Equitalia (notificato alla ricorrente il 10.5.2012), con il quale è stato ingiunto il pagamento di 195.392,33 , a titolo di spese processuali (cioè delle spese ripetibili ex art. 5, comma 1, DPR n. 115/2002), per la condanna definitiva della ricorrente ad 1 anno e 4 mesi di reclusione (oltre il pagamento delle spese processuali), oltre 10 anni di interdizione all'esercizio di imprese commerciali ed all'esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa e l'interdizione di 2 anni dalla professione di Avvocato, per il delitto di bancarotta fraudolenta di cui agli artt. 216, comma 1, n. 1, 219, commi 1 e 2, n. 1, e 223 R.D. n. 267/1942 (cfr. Sentenza Corte di Appello di Potenza n. 186 del 18.5.2006).

Con tale ricorso è stata dedotta la violazione dell'art. 535, comma 1, C.P.P. (nel testo anteriore alla modifica, apportata dall'art. 67, comma 2, lett. a, L. n. 69/2009), degli artt. 168, 204 e 211 DPR n. 115/2002, nonché l'eccesso di potere travisamento ed erronea valutazione dei fatti, carente e/o illogica motivazione, falsità del presupposto e disparità di trattamento.

Si è costituita in giudizio l'Amministrazione Statale resistente, la quale, oltre a sostenerne l'infondatezza, hanno anche eccepito l'inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione.

Il presente ricorso risulta inammissibile per difetto di giurisdizione.

Infatti, ai sensi dell'art. 168, comma 1, DPR n. 115/2002 "la liquidazione delle spettanze agli ausiliari del magistrato è effettuata con Decreto di pagamento, motivato, del magistrato che procede", che ai sensi dell'art. 171 stesso DPR n. 115/2002 "costituisce titolo di pagamento della spesa", e l'art. 170, comma 1, di tale DPR n. 115/2002 prevede che avverso tale Decreto di pagamento può essere proposta l'opposizione, disciplinata dall'art. 15 D.Lg.vo n. 150/2011.

Inoltre, le somme, stabilite da tali Decreti di pagamento, sono recuperate mediante riscossione coattiva con iscrizione a ruolo (cfr. artt. 200, 204, 213, 223, 224 e 227 ter DPR n. 115/2002), con possibilità anche di rateizzare il debito (cfr. artt. 218, 232 e 233 DPR n. 115/2002).

Mentre l'art. 208, comma 1, DPR n. 115/2002 individua "l'Ufficio incaricato della gestione delle attività connesse alla riscossione", che, per quanto riguarda il processo penale, è l'Ufficio presso il Giudice dell'Esecuzione (cfr. art. 208, comma 1, lett. b, DPR n. 115/2002).

L'art. 215 DPR n. 115/2002 prevede anche, soltanto "in caso di impugnazione del ruolo", la possibilità, da parte del predetto Ufficio competente, della sospensione amministrativa della riscossione, facoltà peraltro già prevista dall'art. 28 D.Lg.vo n. 46/1999.

Al riguardo, va rilevato che tale sospensione amministrativa non costituisce l'esercizio di un potere discrezionale di autotutela, nei cui confronti il soggetto destinatario vanta esclusivamente una posizione giuridica di interesse legittimo, ma trattasi dell'esercizio di una facoltà di diritto soggettivo, attinente una scelta di opportunità, che rientra nell'ambito della giurisdizione del Giudice Ordinario.

Infatti, va rilevato che con la decisione ex art. 215 DPR n. 115/2002 l'Amministrazione non effettua alcuna comparazione tra l'interesse pubblico alla riscossione delle entrate e gli interessi extrafiscali, attinenti alle caratteristiche soggettive del contribuente ed i suoi riflessi di carattere economico (per es. rischio di un eventuale fallimento) e sociale (per es. licenziamento dei dipendenti), come nella materia delle entrate tributarie, ma si limita a valutare esclusivamente la fondatezza o meno dei motivi di impugnazione del ruolo fino alla definizione del giudizio di primo grado di impugnazione del ruolo": cfr. artt. 1 e 7, comma 1, Decreto Direttore Generale della Giustizia Civile del Ministero della Giustizia del 22.10.2003, attuativo dell'art. 215 DPR n. 115/2002.

Né vale richiamare l'orientamento giurisprudenziale, formatosi sul potere dell'Intendente di Finanza ex art. 39 DPR n. 602/1973, di sospendere la riscossione del ruolo fin alla data di pubblicazione della Sentenza del Giudice Tributario di I° grado, quando in quel periodo storico il Giudice Tributario non aveva il potere di sospendere l'efficacia dei ruoli esattoriali (ora previsto dall'art. 47 DPR n. 546/1992) e perciò, al fine di interpretare l'ordinamento giuridico allora vigente in modo conforme agli artt. 24 e 113 della Costituzione, secondo tale orientamento giurisprudenziale il contribuente vantava una posizione giuridica di interesse legittimo, che radicava la competenza del Giudice Amministrativo.

Comunque, tale orientamento giurisprudenziale statuiva l'inammissibilità del ricorso, quando le relative censure si riferivano soltanto al ruolo esattoriale e non all'esercizio del potere di sospensione amministrativa della riscossione, come avvenuto nella specie.

Comunque, va rilevato che la ricorrente non resta priva di tutela, in quanto in tema di garanzie giurisdizionali in materia di sospensione amministrativa e/o giurisdizionale della riscossione, l'art. 226 DPR n. 115/2002 rinvia espressamente agli artt. 19 bis e 57, comma 2, DPR n. 602/1973, ed agli artt. 28 e 29 D.Lg.vo n. 46/1999 e quest'ultima norma, al comma 2, dispone la non applicazione dell'art. 57, comma 1, DPR n. 602/1973, che prevede espressamente l'inammissibilità ai ruoli esattoriali sia dell'opposizione all'esecuzione ex art. 615 C.P.C., sia dell'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 C.P.C., ed, al comma 3, contempla esplicitamente il potere del Giudice dell'Esecuzione di sospendere l'efficacia del ruolo.

In ogni caso, va rilevato che recentemente sia le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (cfr. per es. Sent. n. 7388 del 27.3.2007), sia il Giudice Amministrativo (cfr. per es. C.d.S. Sez. IV Sent. n. 2396 del 21.5.2008), hanno statuito che sussiste la giurisdizione del Giudice Tributario anche in materia di esercizio del potere di autotutela di diritto tributario ex D.M. n. 37 dell'11.2.1997, in quanto, poiché l'art. 12, comma 2, L. n. 448/2001, nel modificare l'art. 2 D.Lg.vo n. 546/1992, ha attribuito alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie tutte le controversie in materia di tributi di qualunque genere e specie, deve ritenersi che nell'ambito oggettivo di tale disposizione normativa rientrano anche di atti dell'esercizio del potere di autotutela, incidenti sul rapporto tributario.

Pertanto, dalle norme suindicate e soprattutto dall'art. 226 DPR n. 115/2002, si desume che avverso una cartella esattoriale sono esperibili:

1) l'azione giudiziaria dinanzi al Giudice competente, quando l'atto presupposto, per l'esecuzione del quale è stata emessa la cartella esattoriale, viene conosciuto per la prima volta dall'opponente con la notifica della cartella esattoriale, al fine di consentire all'interessato di recuperare l'esercizio dell'apposito mezzo di tutela previsto dall'ordinamento giuridico, cioè, nella specie, il medesimo Giudice Penale, che ha emanato il Decreto di pagamento, mediante l'opposizione ex 170, comma 1, di tale DPR n. 115/2002, disciplinata dall'art. 15 D.Lg.vo n. 150/2011;

2) l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 C.P.C., quando si contesta la legittimità dell'iscrizione a ruolo per difetto di un titolo legittimante o per il sopravvenire di fatti estintivi dell'obbligo;

3) l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 C.P.C., quando si deducono vizi formali della cartella esattoriale o del procedimento di esecuzione esattoriale.

Ma, in ogni caso, il Giudice Amministrativo non ha alcun potere di cognizione sulla vicenda in esame.

Al riguardo va pure segnalato che la Cassazione Penale con Sentenza n. 16721 del 2.5.2007 ha precisato che, dopo l'abrogazione dell'art. 695 C.P.P. da parte dell'art. 299 DPR n. 115/2002, le opposizioni all'esecuzione ed agli atti esecutivi, in materia di pagamento delle spese del processo penale, non spettano più alla cognizione del Giudice dell'Esecuzione Penale, ma vanno proposte nelle forme ordinarie dinanzi al Giudice Civile.

A quanto sopra consegue l'inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione.

Tenuto conto del non facile criterio discretivo della giurisdizione nella controversia in esame e, soprattutto, dell'art. 5, comma 3, Decreto Direttore Generale della Giustizia Civile del Ministero della Giustizia del 22.10.2003, il quale ha erroneamente previsto che il provvedimento, di decisione sulla domanda di sospensione amministrativa della riscossione, "deve contenere, altresì, l'avvertenza che avverso lo stesso può essere proposto ricorso al TAR", sussistono giusti motivi per disporre tra le parti la compensazione delle spese di giudizio, mentre le spese, relative al Contributo Unificato, rimangono a carico della parte ricorrente.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso in epigrafe ed indica il competente Giudice Civile ai fini della translatio judicii.

Spese compensate, con irripetibilità del Contributo Unificato.

Così deciso in Potenza nella camera di consiglio del giorno 31 luglio 2012 con l'intervento dei magistrati:

Michele Perrelli, Presidente

Giancarlo Pennetti, Consigliere

Pasquale Mastrantuono, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 02 AGO. 2012.

 

 

 

diventa-socio-sostenitore

 

 

 
 

 

 

 

 

 

Venerdì 4 maggio 2018

© 2018 MDC – Roma Ovest. Tutti i diritti riservati.  

Sportello SOS Equitalia

Camillo Bernardini - Dalila Loiacono

Informativa sulla Privacy