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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAGGIO Antonio - Presidente -

Dott. PLENTEDA Donato - rel. Consigliere -

Dott. MACIOCE Luigi - Consigliere -

Dott. RAGONESI Vittorio - Consigliere -

Dott. GIUSTI Alberto - Consigliere -

 

ha pronunciato la seguente:

 

sentenza

 

sul ricorso proposto da:

P.B., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE ANGELICO 301, presso il proprio studio, rappresentato e difeso da se medesimo;

- ricorrente -

 

contro

 

COMUNE DI ROMA;

- intimato -

 

avverso la sentenza n. 31531/01 del Giudice di pace di ROMA, depositata il 31/07/01;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 19/01/2006 dal Consigliere Dott. Donato PLENTEDA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAFIERO Dario che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

P.B. propose opposizione ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23, dinanzi al Giudice di pace di Roma avverso l'avviso di mora relativo ad una cartella esattoriale, avente ad oggetto sanzioni amministrative pecuniarie.

Dedusse la prescrizione del diritto ad esigere le sauna pretese, risalendo la violazione all'anno 1994, ben oltre cinque anni prima della notificazione della cartella.

Il Comune di Roma eccepì la inammissibilità della opposizione, perchè proposta oltre il termine di cui all'art. 22 della legge citata e il Giudice di pace decise in conformità con sentenza 31.7.2001, con cui compensò le spese processuali.

Propone ricorso per Cassazione con due motivi il P.; non ha svolto difese il Comune.

Questa Corte con ord. 28.1.2005 ha disposto la rinnovazione della notificazione del ricorso presso io domicilio dichiarato nel giudizio di merito dal Comune, e cioè presso l'Avvocatura comunale.

 

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente denunzia la violazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, lamentando la mancata indicazione nell'atto amministrativo impugnato dell'autorità competente a decidere la impugnazione e dei relativi termini e deduce conseguentemente la nullità insanabile di esso o quanto meno il dovere di rimettere in termini l'opponente, rimasto inosservato da parte del Giudice.

Con il secondo è denunciata la omessa motivazione in riferimento all'implicito rigetto della eccezione di nullità e della richiesta di rimessione in termini formulata all'udienza di comparizione, in cui il Comune aveva dedotto la tesi della inammissibilità della opposizione, per tardività.

Il ricorso è inammissibile.

Posto che nella specie in contestazione è la persistenza del credito e che quindi oggetto della opposizione è il diritto a procedere ad esecuzione forzata, ovvero la decadenza del diritto alla riscossione, la azione del P., sebbene introdotta con le forme previste dalla L. n. 689 del 1981, si è sostanziata in una opposizione ex art. 615 c.p.c., comma 1.

Ne deriva che la sentenza pronunciata su tale domanda avrebbe dovuto essere impugnata con il mezzo previsto dalla legge per siffatta decisione e dunque con l'appello.

E' infatti ius receptum che a seguito della notificazione di una cartella esattoriale, dalla quale risulti la iscrizione a ruolo di un importo a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, l'interessato, al fine di far valere fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo (prescrizione naturata dopo la irrogazione della sanzione, pagamento ecc.) non può proporre una azione di accertamento negativo, ma ha la possibilità di proporre opposizione alla esecuzione per la quale, prima dell'inizio della esecuzione, Giudice competente deve ritenersi, in applicazione del criterio dettato dall'art. 615 c.p.c., comma 1, quello ritenuto idoneo dal legislatore a conoscere della sanzione, cioè quello stesso indicato dalla legge come competente per la opposizione al provvedimento sanzionatorio.

Tuttavia non è applicabile il procedimento a struttura semplificata previsto per tale opposizione, bensì in toto il rito ordinario (con esclusione quindi in particolare del termine di decadenza di cui allaL. 24 novembre 1981, n. 689, art. 22), anche quanto alle impugnazioni proponibili (Cass. SS.UU. 562/2000, 489/2000).

 

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2006.

Depositato in Cancelleria il 7 marzo 2006

 

 

 

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Sabato 15 settembre 2018

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