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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VELLA Antonio - Presidente -

Dott. COLARUSSO Vincenzo - Consigliere -

Dott. SCHETTINO Olindo - Consigliere -

Dott. TROMBETTA Francesca - Consigliere -

Dott. MALPICA Emilio - rel. Consigliere -

 

ha pronunciato la seguente:

 

sentenza

 

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

D.G. e A.B. proposero opposizione innanzi al Giudice di Pace de L'Aquila avverso una cartella esattoriale per il pagamento della somma di L. 462.440 a titolo di sanzioni irrogate dall'U.P.I.C.A. e per accessori, deducendo vizi di forma e chiedendone, conseguentemente, l'annullamento.

Il Giudice di Pace, con sentenza 24.4.2002, rigettò l'opposizione.

Osservò il Giudice che l'iscrizione a ruolo si riferiva alla violazione dell'art. 2626 c.c., per deposito del bilancio oltre il termine, la cui sanzione, irrogata in L. 200.000, era stata confermata dal pretore. La cartella riportava a pagina 4 tutti i riferimenti necessari alla identificazione del titolo, sicchè non potevano sostenere gli opponenti che il titolo non fosse a loro noto.

Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso D. G. e A.B. in forza di due motivi. Resiste con controricorso la Camera di Commercio, industria, artigianato ed agricoltura de L'Aquila.

 

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., dolendosi che il Giudice di Pace abbia dato risposta solo ad uno dei cinque motivi di opposizione proposti, omettendo di pronunciarsi sul resto. Il Giudice inoltre avrebbe violato anche l'art. 132 c.p.c., per non aver fornito adeguata motivazione della decisione presa.

Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 1; assumono che la citata normativa - la quale dispone che tutti i provvedimenti devono essere motivati - trova applicazione nell'intera area del procedimento amministrativo, salve espresse eccezioni. Le due cartelle notificate, invece, recano le indicazioni concernenti i fatti presupposti incomplete e tali da non consentire di individuare la norma dalla quale sono scaturiti gli importi richiesti.

Con ulteriore motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 4, perchè - in violazione di detta disposizione - le cartelle notificate recavano solo il rinvio all'ente creditore per ogni informazione sul dovuto.

Infine, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 5, comma 3, perchè le cartelle esattoriali notificate non indicano le norma violate cui è ricollegata la sanzione.

Tanto premesso, osserva il collegio che va rilevata d'ufficio la inammissibilità dell'opposizione proposta dagli odierni ricorrenti innanzi al Giudice di Pace.

Risulta dalla sentenza impugnata che i ricorrenti proposero opposizione al Giudice di Pace, secondo le previsioni della L. n. 689 del 1981, avverso una cartella esattoriale notificata per il pagamento di sanzioni amministrative in ordine alle quali era stata già rigettata l'opposizione innanzi al pretore.

E' quindi palese la inammissibilità dell'opposizione ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 22, essendo questa strumento tipico di impugnazione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi. Invero, l'opposizione avverso cartella esattoriale, ai sensi della L. n. 689 del 1981, intanto è consentita, in quanto la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuto a conoscenza della sanzione irrogatagli, sicchè con il ricorso al Giudice si mira a recuperare le ragioni di opposizione alla sanzione amministrativa che non era stato possibile far valere nelle forme e nei tempi previsti dalle specifiche disposizioni della L. n. 689 del 1981, per nullità o omissione della notifica del processo verbale di contestazione o dell'ordinanza ingiunzione.

Ove, invece, la cartella esattoriale - come nel caso di specie - attiva il procedimento esecutivo di riscossione della sanzione, la cui debenza è stata già definitivamente accertata, al destinatario che intenda contestare l'esistenza del titolo esecutivo, è concesso esperire l'opposizione all'esecuzione, ovvero - se intenda contestare vizi formali della cartella - l'opposizione agli atti esecutivi; in ogni caso, però, secondo le norme processuali ordinarie, essendo dette deduzioni estranee all'ambito del giudizio di opposizione alla sanzione.

Alla declaratoria di inammissibilità dell'opposizione, segue la condanna dei ricorrenti alla rifusione delle spese, come da dispositivo.

 

P.Q.M.

La Corte, decidendo sui ricorso, dichiara inammissibile l'opposizione proposta davanti al Giudice di Pace e condanna i ricorrenti alla rifusione delle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 600,00 per diritti e Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 19 dicembre 2006.

Depositato in Cancelleria il 13 marzo 2007

 

 

 

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Venerdì 4 maggio 2018

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