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TITOLO VI

DEGLI ILLECITI PREVISTI DAL PRESENTE CODICE E DELLE RELATIVE SANZIONI

 

CAPO I

DEGLI ILLECITI AMMINISTRATIVI E DELLE RELATIVE SANZIONI

 

SEZIONE I

DEGLI ILLECITI AMMINISTRATIVI IMPORTANTI SANZIONI AMMINISTRATIVE PECUNIARIE ED APPLICAZIONE DI QUESTE ULTIME

 

Art. 194 - Disposizioni di carattere generale.

Art. 195 - Applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie.

Art. 196 - Principio di solidarietà.

Art. 197 - Concorso di persone nella violazione.

Art. 198 - Più violazioni di norme che prevedono sanzioni amministrative pecuniarie.

Art. 199 - Non trasmissibilità dell'obbligazione.

Art. 200 - Contestazione e verbalizzazione delle violazioni (1).

Art. 201 - Notificazione delle violazioni (1).

 

Art. 202

Pagamento in misura ridotta.

1. Per le violazioni per le quali il presente codice stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria, ferma restando l'applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme (1).

2. Il trasgressore può corrispondere la somma dovuta presso l'ufficio dal quale dipende l'agente accertatore oppure a mezzo di versamento in conto corrente postale, oppure, se l'amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario. All'uopo, nel verbale contestato o notificato devono essere indicate le modalità di pagamento, con il richiamo delle norme sui versamenti in conto corrente postale, o, eventualmente, su quelli in conto corrente bancario.

2-bis. In deroga a quanto previsto dal comma 2, quando la violazione degli articoli 142, commi 9 e 9-bis, 148, 167, in tutte le ipotesi di eccedenza del carico superiore al 10 per cento della massa complessiva a pieno carico, 174, commi 5, 6 e 7, e 178, commi 5, 6 e 7, è commessa da un conducente titolare di patente di guida di categoria C, C+E, D o D+E nell'esercizio dell'attività di autotrasporto di persone o cose, il conducente è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell'agente accertatore, il pagamento in misura ridotta di cui al comma 1. L'agente trasmette al proprio comando o ufficio il verbale e la somma riscossa e ne rilascia ricevuta al trasgressore,facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore medesimo (2).

2-ter. Qualora il trasgressore non si avvalga della facoltà di cui al comma 2-bis, è tenuto a versare all'agente accertatore, a titolo di cauzione, una somma pari alla metà del massimo della sanzione pecuniaria prevista per la violazione. Del versamento della cauzione è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. La cauzione è versata al comando o ufficio da cui l'agente accertatore dipende (3).

2-quater. In mancanza del versamento della cauzione di cui al comma 2-ter, è disposto il fermo amministrativo del veicolo fino a quando non sia stato adempiuto il predetto onere e, comunque, per un periodo non superiore a sessanta giorni. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo è affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione, ad uno dei soggetti individuati ai sensi del comma 1 dell'articolo 214-bis (4).

3. Il pagamento in misura ridotta non è consentito quando il trasgressore non abbia ottemperato all'invito a fermarsi ovvero, trattandosi di conducente di veicolo a motore, si sia rifiutato di esibire il documento di circolazione, la patente di guida o qualsiasi altro documento che, ai sensi delle presenti norme, deve avere con sé; in tal caso il verbale di contestazione della violazione deve essere trasmesso al prefetto entro dieci giorni dall'identificazione (1).

3-bis. Il pagamento in misura ridotta non è inoltre consentito per le violazioni previste dagli articoli 83, comma 6; 88, comma 3; 97, comma 9; 100, comma 12; 113, comma 5; 114, comma 7; 116, comma 13; 124, comma 4; 136, comma 6; 168, comma 8;176, comma 19; 216, comma 6; 217, comma 6; 218, comma 6. Per tali violazioni il verbale di contestazione è trasmesso al prefetto del luogo della commessa violazione entro dieci giorni (5).

 

(1) Comma modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 104 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Comma inserito dall’articolo 37, comma 1, della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(3) Comma inserito dall’articolo 37, comma 1, della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(4) Comma inserito dall’articolo 37, comma 1, della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(5) Comma aggiunto dall'articolo 23 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Sanzioni amministrative

Ai fini dell'ammissibilità del ricorso in materia di sanzioni amministrative connesse all'emissione di assegni senza provvista, la normativa fa esplicito riferimento alla "successiva ordinanza-ingiunzione" da emanarsi ai fini della quantificazione in concreto della sanzione pecuniaria, coerentemente con la sequenza procedimentale prevista dall'art. 8 bis, commi 4, 5, 6, l. n. 386 del 1990, secondo cui l'ordinanza-ingiunzione costituisce atto separato da adottarsi in un tempo successivo alla presentazione degli scritti difensivi e/o dei documenti prodotti da parte dell'interessato o, in ogni caso, dopo l'inutile spirare del termine di trenta giorni concesso dal comma 4 per tale produzione, ai fini della quantificazione in concreto della sanzione pecuniaria, tenuto conto che "in subiecta" materia non è ammesso il beneficio del pagamento in misura ridotta previsto invece dall'art. 202 c. strad. per gli illeciti derivanti dalla circolazione stradale (nella specie, era anche in discussione il decorso prescrizionale). (Giudice di pace Bari sez. VI 29 ottobre 2010 n. 8321).

Quando non sia possibile il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria ex art. 202 c. strad., la mancata impugnazione del verbale non determina la formazione del titolo esecutivo, essendo impugnabile, in questa tipologia di sanzione, esclusivamente l'ordinanza-ingiunzione, secondo la disciplina generale desumibile dagli art. 18 e 22 legge n. 689 del 1981, con la conseguenza che l'emissione dell'ordinanza-ingiunzione non è assoggettata ad alcun termine di decadenza, trovando come unico limite temporale il termine di prescrizione del diritto alla riscossione della sanzione, dovendo concludersi che l'impugnata ordinanza-ingiunzione prefettizia è sotto questo profilo perfettamente valida e legittima, essendo stata emessa, in entrambi i casi, a distanza di meno di cinque anni dalla data in cui è stata contestata la violazione (nella specie, si trattava di violazione dell'art. 216, comma 6, c. strad. - circolazione alla guida di veicolo per il quale risultava applicata la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione). (Giudice di pace Bari sez. VI 18 ottobre 2010 n. 7917).

In materia di violazioni al codice della strada, il cd. «pagamento in misura ridotta» di cui all'art. 202 c. strad., corrispondente al minimo della sanzione comminata dalla legge, da parte di colui che è indicato nel processo verbale di contestazione come autore della violazione, implica necessariamente l'accettazione della sanzione ed il riconoscimento, da parte dello stesso, della propria responsabilità e, conseguentemente, la rinuncia ad esercitare il diritto alla tutela amministrativa o giurisdizionale esperibile immediatamente anche avverso il suddetto verbale. (Cassazione civile sez. II 26 maggio 2010 n. 12899).

In tema di sanzioni amministrative, nel verbale contestato o notificato devono essere indicate le modalità di pagamento, con il richiamo delle norme sui versamenti in conto corrente postale, o, eventualmente, su quelli in conto corrente bancario. Il pagamento, dunque può (nel senso di "deve") essere effettuato in alternativo o presso l'ente accertatore, ossia il Comando di Polizia Municipale) o a mezzo di versamento in conto corrente postale. Sulla scorta di ciò, deve ritenersi illegittimo l'accertamento di violazione posto in essere in violazione e dunque non rispettoso della normativa suesposta, prevedendo unicamente ed esclusivamente per il contravventore il pagamento a mezzo di conto corrente postale, con considerevole aggravio per lo stesso dal punto di vista economico. (Giudice di pace  Palermo sez. VIII 12 febbraio 2010).


 

 

 

Art. 202 bis

(Rateazione delle sanzioni pecuniarie).

1. I soggetti tenuti al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria per una o più violazioni accertate contestualmente con uno stesso verbale, di importo superiore a 200 euro, che versino in condizioni economiche disagiate, possono richiedere la ripartizione del pagamento in rate mensili.

2. Può avvalersi della facoltà di cui al comma 1 chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a euro 10. 628,16. Ai fini di cui al presente comma, se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l'istante, e i limiti di reddito di cui al periodo precedente sono elevati di euro 1. 032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

3. La richiesta di cui al comma 1 è presentata al prefetto, nel caso in cui la violazione sia stata accertata da funzionari, ufficiali e agenti di cui al primo periodo del comma 1 dell'articolo 208. È presentata al presidente della giunta regionale, al presidente della giunta provinciale o al sindaco, nel caso in cui la violazione sia stata accertata da funzionari, ufficiali e agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province o dei comuni.

4. Sulla base delle condizioni economiche del richiedente e dell'entità della somma da pagare, l'autorità di cui al comma 3 dispone la ripartizione del pagamento fino ad un massimo di dodici rate se l'importo dovuto non supera euro 2. 000, fino ad un massimo di ventiquattro rate se l'importo dovuto non supera euro 5. 000, fino ad un massimo di sessanta rate se l'importo dovuto supera euro 5. 000.

L'importo di ciascuna rata non può essere inferiore a euro 100. Sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato si applicano gli interessi al tasso previsto dall'articolo 21, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni.

5. L'istanza di cui al comma 1 deve essere presentata entro trenta giorni dalla data di contestazione o di notificazione della violazione. La presentazione dell'istanza implica la rinuncia ad avvalersi della facoltà di ricorso al prefetto di cui all'articolo 203 e di ricorso al giudice di pace di cui all'articolo 204-bis. L'istanza è comunicata dall'autorità ricevente all'ufficio o comando da cui dipende l'organo accertatore. Entro novanta giorni dalla presentazione dell'istanza l'autorità di cui al comma 3 del presente articolo adotta il provvedimento di accoglimento o di rigetto. Decorso il termine di cui al periodo precedente, l'istanza si intende respinta.

6. La notificazione all'interessato dell'accoglimento dell'istanza, con la determinazione delle modalità e dei tempi della rateazione, ovvero del provvedimento di rigetto è effettuata con le modalità di cui all'articolo 201. Con le modalità di cui al periodo precedente è notificata la comunicazione della decorrenza del termine di cui al quarto periodo del comma 5 del presente articolo e degli effetti che ne derivano ai sensi del medesimo comma. L'accoglimento dell'istanza, il rigetto o la decorrenza del termine di cui al citato quarto periodo del comma 5 sono comunicati al comando o ufficio da cui dipende l'organo accertatore.

7. In caso di accoglimento dell'istanza, il comando o ufficio da cui dipende l'organo accertatore provvede alla verifica del pagamento di ciascuna rata. In caso di mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate, il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateazione. Si applicano le disposizioni del comma 3 dell'articolo 203.

8. In caso di rigetto dell'istanza, il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria deve avvenire entro trenta giorni dalla notificazione del relativo provvedimento ovvero dalla notificazione di cui al secondo periodo del comma 6.

9. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti, sono disciplinate le modalità di attuazione del presente articolo.

10. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti, sono aggiornati ogni due anni gli importi di cui ai commi 1, 2 e 4 in misura pari all'intera variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nei due anni precedenti. Il decreto di cui al presente comma è adottato entro il 1° dicembre di ogni biennio e gli importi aggiornati si applicano dal 1° gennaio dell'anno successivo.

 

(1) Articolo inserito dall’articolo 38, comma 1, della legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

 

Art. 203

Ricorso al prefetto (1).

1. Il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell'art. 196, nel termine di giorni sessanta dalla contestazione o dalla notificazione, qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito, possono proporre ricorso al prefetto del luogo della commessa violazione, da presentarsi all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore ovvero da inviarsi agli stessi con raccomandata con ricevuta di ritorno. Con il ricorso possono essere presentati i documenti ritenuti idonei e può essere richiesta l'audizione personale.

1-bis. Il ricorso di cui al comma 1 può essere presentato direttamente al prefetto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In tale caso, per la necessaria istruttoria, il prefetto trasmette all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore il ricorso, corredato dei documenti allegati dal ricorrente, nel termine di trenta giorni dalla sua ricezione (2).

2. Il responsabile dell'ufficio o del comando cui appartiene l'organo accertatore, è tenuto a trasmettere gli atti al prefetto nel termine di sessanta giorni dal deposito o dal ricevimento del ricorso nei casi di cui al comma 1 e dal ricevimento degli atti da parte del prefetto nei casi di cui al comma 1-bis. Gli atti, corredati dalla prova della avvenuta contestazione o notificazione, devono essere altresì corredati dalle deduzioni tecniche dell'organo accertatore utili a confutare o confermare le risultanze del ricorso (3).

3. Qualora nei termini previsti non sia stato proposto ricorso e non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, il verbale, in deroga alle disposizioni di cui all'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale e per le spese di procedimento.

 

(1) Articolo modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 105 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Comma inserito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(3) Comma sostituito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Ingiunzione opposizione

Il verbale di accertamento di una violazione amministrativa è impugnabile in sede giudiziale unicamente se concerne l'inosservanza di norme sulla circolazione stradale, poiché solo in tale caso è idoneo, a norma dell'art. 203 comma 3 CdS, ad acquisire valore ed efficacia di titolo esecutivo per la riscossione dell'importo della pena pecuniaria prefissata dalla legge. Quando, invece, riguarda il mancato rispetto di norme relative ad altre materie, non incide "ex se" sulla situazione giuridica soggettiva del trasgressore ed è destinato esclusivamente a contestargli il fatto e a segnalargli la facoltà di estinguere l'obbligazione sanzionatoria mediante un pagamento in misura ridotta. In difetto di pagamento l'autorità competente valuterà la fondatezza dell'accertamento e con ordinanza motivata determinerà la sanzione e ne ingiungerà il pagamento (nella specie, la sanzione era stata elevata ad un docente sorpreso a fumare nella stanza nella quale riceveva gli studenti e i propri collaboratori, malgrado la presenza di appositi cartelli di divieto). (Cassazione civile  sez. II 10 maggio 2010 n. 11281).

In tema di opposizione recuperatoria - cioè che rimette in discussione la sussistenza della violazione - a cartella esattoriale finalizzata alla riscossione di proventi di sanzioni amministrative pecuniarie relative ad infrazioni in materia di circolazione stradale, il Comune, quale soggetto irrogatore della sanzione (che prepara il ruolo ed è il destinatario del provento della sanzione stessa) è legittimato passivo nei confronti dell'opposizione e litisconsorte necessario dell'esattore. (Cassazione civile sez. II 21 dicembre 2009 n. 26919).

Secondo il novellato disposto degli art. 203 e 204 c. strad., l'emissione dell'ordinanza ingiunzione deve intervenire entro il termine perentorio di 120 giorni dalla ricezione del ricorso, termine superato nella fattispecie (in cui il ricorso amministrativo era stato inoltrato alla Polizia Municipale ed erano intercorsi 132 gg. anche tenendo conto della sospensione dei termini per l'audizione del ricorrente tra la notifica della convocazione e l'ultima data fissata per l'ascolto). Pertanto, l'ordinanza-ingiunzione opposta è stata emessa tardivamente in violazione di legge (vedasi normativa della l. 7 agosto 1990, n. 241, art. 2 in particolare) con la conseguente annullabilità del provvedimento. (Giudice di pace Bari sez. VI 19 dicembre 2009 n. 9213 e Giudice di pace Bari 18 dicembre 2009 n. 9130).

 

Applicazione delle sanzioni amministrative

A norma dell'art. 203, comma 3, del codice della strada, qualora non sia avvenuto, nei termini, il pagamento in misura ridotta, il verbale costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione edittale e per le spese del procedimento, mentre la somma pagata in ritardo dal contravventore va trattenuta come acconto sul totale. (Cassazione civile sez. II 23 settembre 2010 n. 20084).

La S. c. - cfr. sezione II n. 370/2997 - ha ritenuto illegittima la maggiorazione della sanzione pecuniaria del 10% semestrale richiesta dal concessionario delegato alla riscossione mediante iscrizione a ruolo degli importi richiesti con cartella esattoriale, perché in siffatta maniera viene violato il 3 comma dell'art. 203, c. strad., il quale stabilisce che il verbale non impugnato è titolo esecutivo per la metà del massimo edittale della sanzione e per le spese del procedimento. Tuttavia, tale arresto non risulta condivisibile. Infatti, in merito valga il rilievo che l'art. 206 comma 1 c. strad. richiama nella sua interezza l'art. 27 l. n. 689 del 1981, e tale disposizione, nel 5 comma, recita testualmente: in caso di ritardato pagamento la somma è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile. Pertanto, non contenendo l'art. 206, c. strad. alcuna riserva nell'operare il rinvio all'art. 27 l. n. 689 del 1981 si deve concludere che, in caso di mancato pagamento, il trasgressore è tenuto a pagare la maggiorazione semestrale prevista dal 5 comma della citata norma. (Giudice di pace  Bari 15 marzo 2010 n. 2570).

Il verbale di contestazione sotteso all'opposta ordinanza-ingiunzione, giudizialmente impugnato solo dal proprietario del veicolo contravvenzionato, diventa definitivo nei confronti del conducente non ricorrente ex art. 203, comma 3, c. strad. legittimando la successiva emissione da parte della Prefettura dell'opposta ordinanza ingiunzione nei confronti del medesimo. (Giudice di pace Bari 29 gennaio 2010 n. 877).

In tema di sanzioni amministrative, in pendenza di ricorso al prefetto ai sensi dell'art. 203 c. strad. non è legittima l'emissione della cartella esattoriale nei confronti del contravventore, atteso che, fino alla decisione prefettizia, il processo verbale di contestazione è privo di esecutività. In pendenza del ricorso al prefetto contro il verbale di contestazione, e fino a quando quest'ultimo non decide in proposito, non sussiste alcun titolo esecutivo che possa dar luogo alla emissione di una cartella esattoriale di pagamento. (Cassazione civile sez. II 14 dicembre 2009 n. 26173).

 

Sanzioni amministrative

Alle sanzioni pecuniarie derivanti da infrazioni al codice della strada si applica l'art. 203, comma 3, C.d.S., che, in deroga all'art. 27 l. n. 689/81, in caso di ritardo nel pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa, prevede, l'iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%, ritenendosi con ciò illegittimo l'addebito della maggiorazione. (Giudice di pace Bari sez. VI 18 maggio 2010 n. 4184).


 

 

 

Art. 204

Provvedimenti del prefetto.

1. Il prefetto, esaminati il verbale e gli atti prodotti dall'ufficio o comando accertatore, nonché il ricorso e i documenti allegati, sentiti gli interessati che ne abbiano fatta richiesta, se ritiene fondato l'accertamento adotta, entro centoventi giorni decorrenti dalla data di ricezione degli atti da parte dell'ufficio accertatore, secondo quanto stabilito al comma 2 dell'articolo 203, ordinanza motivata con la quale ingiunge il pagamento di una somma determinata, nel limite non inferiore al doppio del minimo edittale per ogni singola violazione, secondo i criteri dell'articolo 195, comma 2. L'ingiunzione comprende anche le spese ed è notificata all'autore della violazione ed alle altre persone che sono tenute al pagamento ai sensi del presente titolo. Ove, invece, non ritenga fondato l'accertamento, il prefetto, nello stesso termine, emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti, comunicandola integralmente all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore, il quale ne dà notizia ai ricorrenti (1).

1-bis. I termini di cui ai commi 1-bis e 2 dell’articolo 203 e al comma 1 del presente articolo sono perentori e si cumulano tra loro ai fini della considerazione di tempestività dell'adozione dell'ordinanza-ingiunzione. Decorsi detti termini senza che sia stata adottata l'ordinanza del prefetto, il ricorso si intende accolto (2).

1-ter. Quando il ricorrente ha fatto richiesta di audizione personale, il termine di cui al comma 1 si interrompe con la notifica dell'invito al ricorrente per la presentazione all'audizione. Detto termine resta sospeso fino alla data di espletamento dell'audizione o, in caso di mancata presentazione del ricorrente, comunque fino alla data fissata per l'audizione stessa. Se il ricorrente non si presenta alla data fissata per l'audizione, senza allegare giustificazione della sua assenza, il prefetto decide sul ricorso, senza ulteriori formalità (2).

2. L'ordinanza-ingiunzione di pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria deve essere notificata, nel termine di centocinquanta giorni dalla sua adozione, nelle forme previste dall'articolo 201. Il pagamento della somma ingiunta e delle relative spese deve essere effettuato, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione, all'ufficio del registro o al diverso ufficio indicato nella stessa ingiunzione. L'ufficio del registro che ha ricevuto il pagamento, entro trenta giorni dalla sua effettuazione, ne dà comunicazione al prefetto e all'ufficio o comando accertatore (3).

3. L'ordinanza-ingiunzione, trascorso il termine per il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, costituisce titolo esecutivo per l'ammontare della somma ingiunta e delle relative spese.

 

(1) Comma modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, prima dall'articolo 106 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360 e, successivamente, dall'articolo 68 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, dall'articolo 18 della legge 24 novembre 2000 n. 340, e in ultimo dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(2) Comma inserito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(3) Comma così modificato dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151, così come modificato dalla legge di conversione.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Sanzioni amministrative

Sebbene nella fattispecie il ricorrente abbia fatto richiesta di audizione personale e che, per l'effetto, debba trovare applicazione la disciplina di cui all'art. 204, 1 comma ter, c. strad. che prevede la sospensione del termine per la emissione della O.I. da parte del Prefetto dalla data di notifica al ricorrente dell'avviso di convocazione per la chiesta audizione sino alla data di effettiva audizione o comunque di scadenza del termine ultimo fissato per l'audizione, tuttavia, a parere di questo Giudice, detta previsione non può comportare una dilatazione non espressamente prevista dalla norma - e che peraltro sarebbe rimessa alla pura discrezionalità della p.a. - del termine di 180 gg. di cui sopra, che, per dettato del 2 comma, dello stesso art. 204 c. strad., termine perentorio e nel cui ambito deve, dunque, avvenire comunque l'esercizio sia del potere di convocazione del ricorrente che l'espletamento della audizione, sebbene detto arco di tempo non si debba poi computare nei 180/210 gg. potendo la p.a. quindi emettere successivamente e legittimamente la O.I. giovandosi di un periodo di tempo pari a quello della sospensione. (Giudice di pace Bari 30 settembre 2010 n. 7396).

Il termine massimo previsto, di cui al combinato disposto degli art. 203 e 204 del c.d.s., è di centoventi giorni, risultante appunto dalla somma dei 30 giorni di cui all'art. 203 (decorrente dalla presentazione del ricorso amministrativo avverso il verbale di accertamento) e il termine dei 90 giorni di cui all'art. 204 (decorrente dalla scadenza del primo) entro il quale la Prefettura deve emettere il provvedimento. (Giudice di pace Bari 22 settembre 2010 n. 7113).

Ogni qual volta la notifica della convocazione per la chiesta audizione avvenga all'interno del termine perentorio per la emissione della O.I. da parte del Prefetto, ma la p.a. si trovi per avventura nell'impossibilità di effettuare la audizione entro il termine dei 180 gg., la p.a. - onde evitare che la previsione dell'art. 204, 1 comma ter diventi un escamotage per stravolgere, in danno del cittadino, la regola della perentorietà del termine posto dall'art. 204 c.strad. a disposizione della p.a. per l'esercizio dei propri poteri - deve espressamente motivare l'utilizzo in concreto fatto del proprio potere nella fissazione della convocazione oltre la scadenza del termine perentorio e alla distanza di vari mesi dalla notifica della convocazione stessa, fermo restando comunque il sindacato giurisdizionale sulla motivazione addotta. (Giudice di pace Bari 28 aprile 2010 n. 3740).

La competenza a decidere sull'opposizione alla contestazione della violazione di cui agli art. 44 e 46, l. 6 giugno 1974, n. 298, appartiene al giudice di pace per l'espresso rinvio contenuto nell'art. 46 l. cit. alle disposizione del c. strad., delle cui norme gli art. 26 e 46, l. 298 del 1974 diventano complementari e organicamente connesse, per cui, sotto il profilo sanzionatorio, al trasgressore è consentito con l'art. 214 c. strad. il ricorso al prefetto a norma dell'art. 203 stesso codice; tali norme però vanno lette in combinato disposto con l'art. 204/bis, introdotto con il D.l. 151/2003, successivo alla modifica dell'art. 46 e pertanto, quanto all'aspetto processuale, integra il complesso normativo richiamato dall'art. 214 c. strad.Pertanto il ricorso all'Autorità Giudiziaria è esperibile in alternativa a quello proponibile davanti all'Autorità Amministrativa, anche in considerazione della immediata applicazione delle sanzioni accessorie previste dalle norme contestate con il verbale impugnato, che legittimano l'immediato ricorso all'Autorità Giudiziaria per la tutela dei propri diritti, così in conformità anche al dettato Costituzionale (art. 24 cost. ). (Giudice di pace  Bari 12 aprile 2010 n. 3149).

Al termine di centottanta giorni, ex art. 204 c. strad., non può legittimamente attribuirsi natura né "perentoria", né "ordinatoria" (sia perché tali categorie si riferiscono al procedimento giurisdizionale e non a quello amministrativo, sia perché, da un lato, non potrebbe legittimamente qualificarsi "ordinatorio" - e, cioè, prorogabile - un termine per il quale la legge non individua il soggetto cui è attribuito il relativo potere, dall'altro, la legge stessa non dichiara espressamente "perentorio" il termine in questione); ma va correttamente qualificato, "quoad effectum", secondo i principi contenuti nella l. 7 agosto 1990, n. 241, con la conseguenza che, emesso intempestivamente il relativo provvedimento (oltre i 180 giorni, art. 68 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 - art. 204 c. strad.) questo risulterà non inefficace, ma affetto da violazione di legge e, pertanto, invalido ed annullabile, suscettibile, cioè, di divenire inoppugnabile solo in mancanza di impugnativa da parte dell'interessato nelle forme e nei termini stabiliti dalla legge, senza che la questione relativa alla sua asserita invalidità possa, per la prima volta, dedursi in sede di giudizio di cassazione, ivi operando la preclusione concernente le questioni che non abbiano formato oggetto dell'opposizione. Il rispetto del termine concesso costituisce dunque requisito di legittimità del provvedimento stesso. (Giudice di pace  Bari 23 febbraio 2010 n. 1672).

 

Ingiunzione: 1) generalità

Ogni qual volta la notifica della convocazione per la chiesta audizione avvenga all'interno del termine perentorio per la emissione della O. I. da parte del Prefetto ma la p. a. si trovi per avventura nell'impossibilità di effettuare la audizione entro il termine dei 180 gg. (di cui al combinato degli art. 203-204 c. strad.), la p. a. - onde evitare che la previsione dell'art. 204, comma 1 ter diventi un escamotage per stravolgere, in danno del cittadino, la regola della perentorietà del termine posto dall'art. 204 c. strad.a disposizione della p. a. per l'esercizio dei propri poteri - debba espressamente motivare l'utilizzo in concreto fatto del proprio potere nella fissazione della convocazione oltre la scadenza del termine perentorio e alla distanza di vari mesi dalla notifica della convocazione stessa, fermo restando comunque il sindacato giurisdizionale sulla motivazione addotta. (Giudice di pace  Bari 23 febbraio 2010 n. 1654).

In tema di opposizione ad ordinanza ingiunzione per l'irrogazione di sanzioni amministrative - emessa in esito al ricorso facoltativo al Prefetto ai sensi dell'art. 204 D.lg. 30 aprile 1992 n. 285, ovvero a conclusione del procedimento amministrativo ex art. 18 l. 24 novembre 1981 n. 689 - i vizi di motivazione in ordine alle difese presentate dall'interessato in sede amministrativa non comportano la nullità del provvedimento, e quindi l'insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il giudizio di opposizione non ha ad oggetto l'atto, ma il rapporto, con conseguente cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa (eventualmente non esaminate o non motivatamente respinte), in quanto riproposte nei motivi di opposizione, decidendo su di esse con pienezza di poteri, sia che le stesse investano questioni di diritto che di fatto. (Cassazione civile  sez. un. 28 gennaio 2010 n. 1786).

 

NOTA

In tema di opposizione ad ordinanza ingiunzione per l'irrogazione di sanzioni amministrative - emessa in esito al ricorso facoltativo al Prefetto ai sensi dell'art. 204 d.lg. 30 aprile 1992 n. 285, ovvero a conclusione del procedimento amministrativo ex art. 18 l. 24 novembre 1981 n. 689 - i vizi di motivazione in ordine alle difese presentate dall'interessato in sede amministrativa non comportano la nullità del provvedimento, e quindi l'insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il giudizio di opposizione non ha ad oggetto l'atto, ma il rapporto, con conseguente cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa (eventualmente non esaminate o non motivatamente respinte), in quanto riproposte nei motivi di opposizione, decidendo su di esse con pienezza di poteri, sia che le stesse investano questioni di diritto che di fatto.

 

2) Forma

L'ordinanza-ingiunzione deve comunque considerarsi valida, ove, anche in mancanza dell'autografia della sottoscrizione o in mancanza di potere, i dati estrinsecati nel suo contesto documentativo consentano comunque di accertare "aliunde" la sicura attribuibilità dell'atto a chi deve esserne l'autore secondo le norme positive. L'autografia della sottoscrizione, infatti, non è configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi allorché, dallo stesso contesto dell'atto, sia possibile accertare l'attribuibilità dell'atto stesso a chi deve esserne l'autore, salva la facoltà dell'interessato di chiedere al giudice l'accertamento in ordine alla sussistenza, sull'originale del documento notificato, della sottoscrizione del soggetto autorizzato a formare l'atto amministrativo. (Giudice di pace Bari 22 settembre 2010 n. 7113).


 

 

Art. 204 bis

Ricorso al giudice di pace (1)

1. Alternativamente alla proposizione del ricorso di cui all’articolo 203 , il trasgressore o gli altri soggetti indicati nell'articolo 196, qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi in cui è consentito, possono proporre ricorso al giudice di pace competente per il territorio del luogo in cui è stata commessa la violazione, nel termine di sessanta giorni dalla data di contestazione o di notificazione.

2. Il ricorso è proposto secondo le modalità stabilite dall’articolo 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e secondo il procedimento fissato dall’articolo 23 della medesima legge n. 689 del 1981 , fatte salve le deroghe previste dal presente articolo, e si estende anche alle sanzioni accessorie.

3. Il ricorso e il decreto con cui il giudice fissa l'udienza di comparizione sono notificati, a cura della cancelleria, all'opponente o, nel caso sia stato indicato, al suo procuratore, e ai soggetti di cui al comma 4-bis, anche a mezzo di fax o per via telematica all'indirizzo elettronico comunicato ai sensi dell'articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2001, n. 123 (2) (3).

3-bis. Tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione devono intercorrere termini liberi non maggiori di trentagiorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, o di sessanta giorni, se si trova all'estero. Se il ricorso contiene istanza di sospensione del provvedimento impugnato, l'udienza di comparizione deve essere fissata dal giudice entro venti giorni dal deposito dello stesso (4).

3-ter. L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi e documentati motivi, disponga diversamente nella prima udienza di comparizione, sentite l'autorità che ha adottato il provvedimento e la parte ricorrente, con ordinanza motivata e impugnabile con ricorso in tribunale (5).

4. Il ricorso è, del pari, inammissibile qualora sia stato previamente presentato il ricorso di cui all'articolo 203.

4-bis. La legittimazione passiva nel giudizio di cui al presente articolo spetta al prefetto, quando le violazioni opposte sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato, nonchè da funzionari e agenti delle Ferrovie dello Stato, delle ferrovie e tranvie in concessione e dell'ANAS; spetta a regioni, province e comuni, quando le violazioni sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni o, comunque, quando i relativi proventi sono ad essi devoluti ai sensi dell'articolo 208. Il prefetto può essere rappresentato in giudizio da funzionari della prefettura-ufficio territoriale del Governo (6).

5. In caso di rigetto del ricorso, il giudice di pace determina l'importo della sanzione e impone il pagamento della somma con sentenza immediatamente eseguibile. Il pagamento della somma deve avvenire entro i trenta giorni successivi alla notificazione della sentenza e deve essere effettuato a vantaggio dell'amministrazione cui appartiene l'organo accertatore, con le modalità di pagamento da questa determinate (7).

6. La sentenza con cui viene rigettato il ricorso costituisce titolo esecutivo per la riscossione coatta delle somme inflitte dal giudice di pace [che superino l'importo della cauzione prestata all'atto del deposito del ricorso] (8).

7. Fermo restando il principio del libero convincimento, nella determinazione della sanzione, il giudice di pace non può applicare una sanzione inferiore al minimo edittale stabilito dalla legge per la violazione accertata.

8. In caso di rigetto del ricorso, il giudice di pace non può escludere l'applicazione delle sanzioni accessorie o la decurtazione dei punti dalla patente di guida.

9. Le disposizioni di cui ai commi 2, 5, 6 e 7 si applicano anche nei casi di cui all'articolo 205.

9-bis. La sentenza con cui è accolto o rigettato il ricorso è trasmessa, entro trenta giorni dal deposito, a cura della cancelleria del giudice, all'ufficio o comando da cui dipende l'organo accertatore (9).

 

(1) Articolo inserito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(2) La Corte costituzionale con sentenza 5 aprile 2004, n. 114 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma.

(3) Comma sostituito dall'articolo 39, comma 1, lettera a), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(4) Comma inserito dall'articolo 39, comma 1, lettera a), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(5) Comma inserito dall'articolo 39, comma 1, lettera a), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(6) Comma inserito dall'articolo 39, comma 1, lettera b), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(7) Comma sostituito dall'articolo 39, comma 1, lettera c), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(8) Comma modificato dall'articolo 39, comma 1, lettera d), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(9) Comma aggiunto dall'articolo 39, comma 1, lettera e), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Depenalizzazione delle contravvenzioni

La disciplina sulla sospensione dei termini dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno, posta dall'art. 1 l. 7 ottobre 1969 n. 742, riconnettendosi alla necessità della difesa tecnica in giudizio, vale per i soli termini processuali, non potendo così trovare applicazione al termine di sessanta giorni, dalla contestazione o dalla notificazione dell'accertamento di una violazione del codice della strada, stabilito dall'art. 203 D.lg. 30 aprile 1992 n. 285, per proporre ricorso in via amministrativa al prefetto, che ha riguardo ad attività da compiersi nell'ambito di un procedimento amministrativo. Né, in ragione della inapplicabilità della disciplina sulla sospensione feriale all'anzidetto termine di cui all'art. 203 citato, è dato apprezzare un vulnus agli art. 24 e 3 cost. (donde, la manifesta infondatezza della relativa q. l. c. ) posto, rispettivamente, che: 1) il procedimento dinanzi al prefetto è privo del carattere giurisdizionale e, quindi, non richiede l'esplicazione della difesa tecnica; 2) la diversità di situazioni, tra l'impugnazione del verbale dinanzi al prefetto e quella, in via alternativa, dinanzi al giudice di pace, ex art. 204 bis dello stesso codice della strada, che determina l'instaurarsi di un vero proprio giudizio, giustifica il loro differente trattamento in relazione alla sospensione feriale dei termini. (Cassazione civile  sez. II 22 febbraio 2010 n. 4170).

 

Giurisdizione giudice ordinario

La sanzione accessoria conseguente alla violazione di norme sulla circolazione stradale è attribuita alla competenza esclusiva del giudice ordinario, in particolare deve ricondursi alla giurisdizione del giudice di pace, ai sensi degli artt. 204 bis e 205 del d.lg. n. 285 del 1992 (Codice della strada), con la conseguenza che è inammissibile il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso l'impugnativa di tale provvedimento sanzionatorio. (Consiglio Stato sez. III 05 marzo 2010 n. 2150).

 

Sanzioni amministrative

In caso di opposizione a verbale, il giudice può applicare, anche d'ufficio, una sanzione superiore a quella prevista in caso di mancato ricorso, sempre secondo il suo libero convincimento, e, ovviamente, nei limiti edittali. (Cassazione civile sez. un. 15 dicembre 2010 n. 25304).

L'autista che propone un ricorso cumulativo infondato al g.d.p. per ripetuti accessi abusivi in zona a traffico limitato non può ottenere sconti oltre al minimo edittale delle multe. (Cassazione civile sez. II 26 novembre 2010 n. 24080).

L'art. 204 bis c.d.s., novellato con la l. 29/7/2010 n. 120, stabilisce che la legittimazione a stare in giudizio è del Prefetto tutte le volte che il verbale provenga da Funzionari e Agenti dello Stato. In presenza della nuova normativa sarebbe contrario ai principi del giusto processo e all'economia processuale dichiarare la legittimazione passiva del Ministero dell'Interno in luogo di quella del Prefetto, il quale, pur se inizialmente carente di legittimazione, per effetto di "jus superveniens" ha legittimazione a resistere in questo giudizio in cui è stato impugnato un verbale di contestazione di infrazione stradale, elevato dalla Polizia Stradale. (Giudice di pace Bari 18 ottobre 2010 n. 7872).

L'esistenza del titolo e della sua avvenuta notifica, come anche l'assenza di vizi non può essere desunta dalle indicazioni contenute nella cartella esattoriale. Perché, se così fosse, sarebbe sovvertita la disposizione contenuta nell'art. 23, comma 2, della l. 24/11/1981 n. 689, a mente della quale tocca all'autorità convenuta dare la prova dell'esistenza del rapporto sanzionatorio mediante la produzione in giudizio della copia del verbale e della sua notifica. (Giudice di pace Bari 18 ottobre 2010 n. 7872).

Circa l'individuazione del termine a quo, dopo l'emissione di una sentenza di rigetto in tema di opposizione a sanzione amministrativa ex l. 24/11/1981 n. 689, per il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria, la tesi secondo cui i termini per il pagamento della sanzione decorrerebbero dalla lettura del dispositivo in aula come previsto dall'art. 23 della l. 689/81, non appare supportata dalle regole generali in tema di sentenze. La lettura del dispositivo, infatti, non fornisce la conoscenza completa della sentenza come pure non ha tale valore l'avviso di avvenuto deposito a cura della cancelleria. L'interessato, infatti, ha la possibilità di valutare appieno la portata della pronunzia e decidere per il prosieguo con cognizione di causa, ferma restando l'esecutività della sentenza di primo grado, o con la notifica della stessa da parte di chi vi ha interesse per procedere all'esecuzione o, in mancanza di atto di parte, con il trascorrere del termine per l'impugnazione. Il pagamento in misura ridotta, effettuato prima del passaggio in giudicato della sentenza stessa, appare pertanto pienamente esaustivo del credito vantato dal Comune. A conferma della tesi secondo cui il pagamento in misura ridotta, effettuato prima del passaggio in giudicato della sentenza di rigetto dell'opposizione, sia esaustivo del credito vantato, milita anche la modifica introdotta dalla l. 29/7/2010, n. 120, all'art. 204 bis C.d.S., con l'aggiunta del comma 5. Con tale previsione si è inteso accelerare i tempi per la riscossione delle sanzioni, onerando le Amministrazioni interessate della notifica del provvedimento di rigetto così da determinare il decorso del termine che in passato si dilatava fino al compimento di quello lungo per il passaggio in giudicato. (Giudice di pace Bari 21 settembre 2010 n. 7096).

L'opposizione al verbale di contestazione di violazione del codice della strada, ai sensi degli art. 204 bis dello stesso codice della strada e 22 e 23 l. 24 novembre 1981 n. 689, configura l'atto introduttivo, secondo le regole proprie del procedimento civile dinanzi al giudice di pace, di un giudizio di accertamento della pretesa punitiva della p.a., il cui oggetto è delimitato, per l'opponente, dalla "causa petendi" fatta valere con l'opposizione stessa, sicché il giudice non può rilevare d'ufficio vizi diversi da quelli dedotti dal medesimo opponente, entro i termini di legge, con il suddetto atto introduttivo. (Nella specie, la S.C., alla stregua dell'enunciato principio, ha cassato la sentenza impugnata che aveva accolto l'opposizione per il motivo della mancanza di prova documentale della persistenza dell'omologazione dell'apparecchio usato per la rilevazione del superamento dei limiti di velocità, ancorché non fatto valere dall'interessato con l'atto di opposizione al verbale di accertamento). (Cassazione civile sez. II 18 gennaio 2010 n. 656).

 

Spese giudiziali in materia civile

Inammissibile per tardività è la richiesta di ripetizione del contributo di 38,00 versato all'atto dell'iscrizione a ruolo della causa (nella specie, di opposizione avverso sanzione comminata per infrazione al codice stradale), perché trattasi di motivo aggiunto dall'incolpato nell'udienza di discussione del ricorso successiva alla prima, in cui sarebbe stato necessario avanzare l'istanza non altrimenti prima proponibile, ritenendo il Giudice che avrebbe dovuto accogliere la richiesta se tempestivamente formulata, benché ad una prima lettura sembra ostarvi l'art. 10, comma 6 bis, D.P.R. 30/5/2002 n. 115, (così come modificato dall'art. 212 lett. B. punto 2, comma 12, della l. 23 dicembre 2009 n. 191 l. finanziaria 2010). (Giudice di pace Bari 02 luglio 2010 n. 5798).

Una lettura ragionata e costituzionalmente orientata del comma 6 bis dell'art. 10 del t.u. 115/2002 permette di superare gli inconvenienti rilevati, solo che si consideri che il richiamo fatto dall'art. 204 bis c.d.s. all'art. 23 della l. 24/11/1981 n. 689, è da intendersi come mera indicazione delle modalità di proposizione e trattazione del ricorso giurisdizionale. Infatti, siccome la disposizione criticata circa l'obbligo del contributo rimanda all'art. 23 della l. 689/1981 che a sua volta richiama l'art. 22 circa la sorte dell'ordinanza-ingiunzione, si può giungere alla confortevole conclusione che il comma 6 bis dell'art. 10 d.P.R. 30/5/2002 n. 115, così come modificato dalla legge finanziaria 2010, regola il ricorso avverso l'ordinanza-ingiunzione e non quello "diretto" all'autorità giudiziaria, il quale come quello in via gerarchica al Prefetto deve rimanere esente da spese. (Giudice di pace Bari 02 luglio 2010 n. 5798).

La disparità, elisa dalla Corte costituzionale prima e poi dal legislatore con l'introduzione nel C.d.S. dell'art. 204 bis, riemerge in pieno con l'obbligo del contributo unificato introdotto con la legge finanziaria 2010, perché con tale esborso al trasgressore viene reso difficoltoso l'accesso al ricorso giurisdizionale, restando in definitiva egli obbligato a ricorrere in via amministrativa perché esente da ogni spesa. Una lettura ragionata e costituzionalmente orientata del comma 6 bis del t.u. 115/2002 permette di superare gli inconvenienti rilevati, solo che si consideri che il richiamo fatto dall'art. 204 bis c.d.s. all'art. 23 della l. 24/11/1981 n. 689, è da intendersi come mera indicazione delle modalità di proposizione e trattazione del ricorso giurisdizionale. (Giudice di pace Bari 02 luglio 2010 n. 5798).


 

 

Art. 205

Opposizione innanzi all'autorità giudiziaria.

1. Contro l'ordinanza-ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria gli interessati possono proporre opposizione entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento, o di sessanta giorni dalla stessa, se l'interessato risiede all'estero.

2. Omissis (1).

[ 3. Il prefetto, legittimato passivo nel giudizio di opposizione, può delegare la tutela giudiziaria all'amministrazione cui appartiene l'organo accertatore laddove questa sia anche destinataria dei proventi, secondo quanto stabilito dall'articolo 208 (2)].

 

(1) Comma modificato dall'articolo 107 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360 e successivamente abrogato dall'articolo 23 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

(2) Comma sostituito dall'articolo 23 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, successivamente dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151 e. da ultimo, abrogato dall'articolo 39, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Sanzioni amministrative

Nel delineato sistema normativo di opposizione avverso la contestazione di violazione di una norma del c. strad., non vi è spazio per l'impugnazione in via giurisdizionale dinanzi al giudice di pace dell'ordinanza di rigetto del ricorso gerarchico, che non sia seguita dall'ingiunzione di pagamento della sanzione pecuniaria prevista dall' art. 204, 1 comma. Così difatti dispone l'art. 205 c. strad. (Giudice di pace Bari 09 gennaio 2010 n. 101).


 

 

Art. 206

Riscossione dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.

1. Se il pagamento non è effettuato nei termini previsti dagli articoli 202 e 204, salvo quanto disposto dall'ultimo comma dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria è regolata dall'art. 27 della stessa legge 24 novembre 1981, n. 689.

2. I ruoli per i titoli esecutivi, i cui proventi spettano allo Stato, sono predisposti dal prefetto competente per territorio della commessa violazione. Se i proventi spettano ad ente diverso, i ruoli sono predisposti dalle amministrazioni da cui dipende l'organo accertatore.

3. I ruoli di cui al comma 2 sono trasmessi dal prefetto o dall'ente all'intendente di finanza competente, il quale dà in carico all'esattore il ruolo per la riscossione in unica soluzione.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Sanzioni amministrative

Le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa per violazione delle norme del codice della strada rientrano tra le "altre entrate di spettanza delle province e dei comuni" per le quali l'art. 52, comma 6, D.lg. 15 dicembre 1997 n. 446 (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore all'abrogazione da parte dell'art. 1, comma 224, l. 24 dicembre 2007 n. 244), prevede la possibilità di procedere alla riscossione coattiva anche con la procedura indicata dal r. D.14 aprile 1910 n. 639, atteso che il riferimento alle "altre entrate" è compiuto in modo ampio, senza alcuna distinzione, e che l'art. 15, comma 8 quinquiesdecies D.l. 1° luglio 2009 n. 78, conv. , con modificazioni, nella l. 3 agosto 2009 n. 102, nel dettare disposizioni finalizzate ad incrementare l'efficienza del sistema della riscossione dei comuni, fa espresso riferimento agli importi iscritti a ruolo ovvero per i quali è stata emessa l'ingiunzione di pagamento ai sensi del testo unico di cui al r. D.14 aprile 1910 n. 639, per sanzioni amministrative derivanti dalle violazioni al codice della strada, di cui al D.lg. 30 aprile 1992 n. 285. (Cassazione civile  sez. II 09 aprile 2010 n. 8460).


 

 

Art. 207

Veicoli immatricolati all'estero o muniti di targa EE (1).

1. Quando con un veicolo immatricolato all'estero o munito di targa EE viene violata una disposizione del presente codice da cui consegue una sanzione amministrativa pecuniaria, il trasgressore è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell'agente accertatore, il pagamento in misura ridotta previsto dall'art. 202. L'agente trasmette al proprio comando od ufficio il verbale e la somma riscossa e ne rilascia ricevuta al trasgressore, facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore medesimo.

2. Qualora il trasgressore non si avvalga, per qualsiasi motivo, della facoltà prevista del pagamento in misura ridotta, egli deve versare all'agente accertatore, a titolo di cauzione, una somma pari alla metà del massimo della sanzione pecuniaria prevista per la violazione. Del versamento della cauzione è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. La cauzione è versata al comando od ufficio da cui l'accertatore dipende (2).

2-bis. Qualora il veicolo sia immatricolato in uno Stato membro dell'Unione europea o aderente all'Accordo sullo spazio economico europeo, la somma da versare a titolo di cauzione, di cui al comma 2, è pari alla somma richiesta per il pagamento in misura ridotta previsto dall'articolo 202 (3).

3. In mancanza del versamento della cauzione di cui ai commi 2 e 2-bis viene disposto il fermo amministrativo del veicolo fino a quando non sia stato adempiuto il predetto onere e, comunque, per un periodo non superiore a sessanta giorni. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo è affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione, ad uno dei soggetti individuati ai sensi del comma 1 dell'articolo 214-bis (4).

4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai veicoli di proprietà dei cittadini italiani residenti nel comune di Campione d'Italia.

[ 4-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai veicoli immatricolati in Italia che siano guidati da conducenti in possesso di patente di guida rilasciata da uno Stato non facente parte dell'Unione europea ] (5).

 

(1) Articolo modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 108 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Comma modificato dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(3) Comma inserito dall'articolo 25 della legge 3 febbraio 2003, n. 14 e successivamente modificato dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151. Successivamente la medesima modifica è stata ribadita dall'articolo 11 della legge 31 ottobre 2003, n. 306.

(4) Comma sostituito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151 e successivamente modificato dall’articolo 37, comma 2, lettera a), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

(5) Comma inserito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151 e successivamente abrogato dall’articolo 37, comma 2, lettera b), della legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

Art. 208

Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.

1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal presente codice sono devoluti allo Stato, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti dello Stato, nonché da funzionari ed agenti delle Ferrovie dello Stato o delle ferrovie e tranvie in concessione. I proventi stessi sono devoluti alle regioni, province e comuni, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni.

2. I proventi di cui al comma 1, spettanti allo Stato, sono destinati:

a) fermo restando quanto previsto dall'articolo 32, comma 4, della legge 17 maggio 1999, n. 144, per il finanziamento delle attività connesse all'attuazione del Piano nazionale della sicurezza stradale, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, nella misura dell’80 per cento del totale annuo, definito a norma dell'articolo 2, lettera x), della legge 13 giugno 1991, n. 190, per studi, ricerche e propaganda ai fini della sicurezza stradale, attuata anche attraverso il Centro di coordinamento delle informazioni sul traffico, sulla viabilità e sulla sicurezza stradale (CCISS), istituito con legge 30 dicembre 1988, n. 556, per finalità di educazione stradale, sentito, occorrendo, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per l'assistenza e previdenza del personale della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri , della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato e per iniziative ed attività di promozione della sicurezza della circolazione (1);

b) al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Dipartimento per i trasporti terrestri, nella misura del 20 per cento del totale annuo sopra richiamato, per studi, ricerche e propaganda sulla sicurezza del veicolo;

c) al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Dipartimento per i servizi per il territorio, nella misura del 7,5 per cento del totale annuo, al fine di favorire l'impegno della scuola pubblica e privata nell'insegnamento dell'educazione stradale e per l'organizzazione dei corsi per conseguire il certificato di idoneità alla conduzione dei ciclomotori. (2)

2-bis. Gli incrementi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 195, comma 2-bis, sono versati in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato, di nuova istituzione, per essere riassegnati al Fondo contro l'incidentalità notturna di cui all'articolo 6-bis del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, con provvedimento del Ministero dell'economia e delle finanze adottato sulla base delle rilevazioni trimestrali del Ministero dell'interno. Tali rilevazioni sono effettuate con le modalità fissate con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con i Ministeri dell'economia e delle finanze, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalità di trasferimento della percentuale di ammenda di cui agli articoli 186, comma 2-octies, e 187, comma 1-quater, destinata al Fondo (3).

3. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, determina annualmente le quote dei proventi da destinarsi alle suindicate finalità. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad adottare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio, nel rispetto delle quote come annualmente determinate (4).

3-bis. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'interno e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca trasmettono annualmente al Parlamento, entro il 31 marzo, una relazione sull'utilizzo delle quote dei proventi di cui al comma 2 effettuato nell'anno precedente (5).

4. Una quota pari al 50 per cento dei proventi spettanti agli enti di cui al secondo periodo del comma 1 è destinata:

a) in misura non inferiore a un quarto della quota, a interventi di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, dimessa a norma e di manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell'ente;

b) in misura non inferiore a un quarto della quota, al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l'acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12;

c) ad altre finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprietà dell'ente, all'installazione, all’ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle medesime strade, alla redazione dei piani di cui all'articolo 36, a interventi per la sicurezza stradale a tutela degli utenti deboli, quali bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti, allo svolgimento, da parte degli organi di polizia locale, nelle scuole di ogni ordine e grado, di corsi didattici finalizzati all'educazione stradale, a misure di assistenza e di previdenza per il personale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12, alle misure di cui al comma 5-bis del presente articolo e a interventi a favore della mobilità ciclistica. (6) (7).

5. Gli enti di cui al secondo periodo del comma 1 determinano annualmente, con delibera della giunta, le quote da destinare alle finalità di cui al comma 4. Resta facoltà dell'ente destinare in tutto o in parte la restante quota del 50 per cento dei proventi alle finalità di cui al citato comma 4. (8).

5-bis. La quota dei proventi di cui alla lettera c) del comma 4 può anche essere destinata ad assunzioni stagionali a progetto nelle forme di contratti a tempo determinato e a forme flessibili di lavoro, ovvero al finanziamento di progetti di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e alla sicurezza stradale, nonchè a progetti di potenziamento dei servizi notturni e di prevenzione delle violazioni di cui agli articoli 186, 186-bis e 187 e all'acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale di cui alle lettere d-bis) ed e) del comma 1 dell'articolo 12, destinati al potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e alla sicurezza stradale (9).

 

(1) Così corretto in Gazz. Uff. , 13 febbraio 1993, n. 36 e successivamente modificato dall'articolo 3, comma 57, della legge 15 luglio 2009, n. 94.

(2) Comma sostituito dall'articolo 109 del D.Lgs. 10 settembre 1993, n. 360 e successivamente dall'articolo 15 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9, con effetto a decorrere dalla data indicata dall'articolo 19 del medesimo decreto.

(3) Comma inserito dall'articolo 3, comma 55, lettera d), della legge 15 luglio 2009, n. 94.

(4) Comma sostituito dall'articolo 15 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9, con effetto a decorrere dalla data indicata dall'articolo 19 del medesimo decreto e successivamente modificato dall'articolo 40, comma 1, lettera a), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(5) Comma inserito dall'articolo 40, comma 1, lettera b), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(6) Comma modificato dall'articolo 10 della legge 19 ottobre 1998, n. 366, dall'articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 e dall'articolo 18 della legge 7 dicembre 1999, n. 472; successivamente sostituito dall'articolo 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, successivamente integrato dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115 ed infine sostituito dall'articolo 40, comma 1, lettera c) della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(7) A norma dell'articolo 17 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 la denominazione del Ministero è così modificata.

(8) Comma aggiunto dall'articolo 1, comma 564, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Successivamente, il presente comma, la cui numerazione originaria era 4 bis, è stato sostituito dall'articolo 40, comma 1, lettera c), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(9) Comma modificato dall'articolo 10 della legge 19 ottobre 1998, n. 366, dall'articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 , dall'articolo 18 della legge 7 dicembre 1999, n. 472, sostituito dall'articolo 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, successivamente integrato dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115. Da ultimo, il presente comma, la cui numerazione originaria era 5, è stato sostituito dall'articolo 40, comma 1, lettera c), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

Art. 209

Prescrizione.

1. La prescrizione del diritto a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal presente codice è regolata dall'art. 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

 

 

SEZIONE II

DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE ACCESSORIE A SANZIONI AMMINISTRATIVE PECUNIARIE

 

Art. 210

Sanzioni amministrative accessorie a sanzioni amministrative pecuniarie in generale.

1. Quando le norme del presente codice dispongono che ad una sanzione amministrativa pecuniaria consegua una sanzione accessoria non pecuniaria, quest'ultima si applica di diritto, secondo le norme che seguono.

2. Le sanzioni amministrative accessorie non pecuniarie comminate nel presente codice si distinguono in:

a) sanzioni relative ad obblighi di compiere una determinata attività o di sospendere o cessare una determinata attività;

b) sanzioni concernenti il veicolo;

c) sanzioni concernenti i documenti di circolazione e la patente di guida.

3. Nei casi in cui è prevista l'applicazione della sanzione accessoria della confisca del veicolo, non è ammesso il pagamento in misura ridotta della sanzione amministrativa pecuniaria cui accede. In tal caso il verbale di contestazione della violazione deve essere trasmesso al prefetto del luogo della commessa violazione entro dieci giorni (1).

4. Dalla intrasmissibilità dell'obbligazione di pagamento a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria consegue anche l'intrasmissibilità di qualsiasi obbligo relativo alla sanzione accessoria. Alla morte dell'obbligato, si estingue ogni procedura in corso per la sua esecuzione. Se vi è stato sequestro del veicolo o ritiro della carta di circolazione o della patente, l'organo competente dispone il dissequestro o la restituzione su istanza degli eredi.

 

(1) Comma modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 110 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

 

Art. 211

Sanzione accessoria dell'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione di opere abusive.

1. Nel caso in cui le norme del presente codice dispongono che da una violazione consegua la sanzione accessoria dell'obbligo di ripristino dei luoghi, ovvero l'obbligo di rimozione di opere abusive, l'agente accertatore ne fa menzione nel verbale di contestazione da redigere ai sensi dell'art. 200 o, in mancanza, nella notificazione prescritta dall'art. 201. Il verbale così redatto costituisce titolo anche per l'applicazione della sanzione accessoria.

2. Il ricorso al prefetto contro la sanzione amministrativa pecuniaria si estende alla sanzione accessoria. Si applicano le disposizioni dei commi 1 e 2 dell'art. 203. Nel caso di mancato ricorso, l'ufficio o comando da cui dipende l'agente accertatore trasmette copia del verbale al prefetto per l'emissione dell'ordinanza di cui al comma 3, entro trenta giorni dalla scadenza del termine per ricorrere.

3. Il prefetto, nell'ingiungere al trasgressore il pagamento della sanzione pecuniaria, gli ordina l'adempimento del suo obbligo di ripristino dei luoghi o di rimozione delle opere abusive, nel termine fissato in relazione all'entità delle opere da eseguire ed allo stato dei luoghi; l'ordinanza costituisce titolo esecutivo. Nel caso di mancato ricorso, l'ordinanza suddetta è emanata dal prefetto entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione dell'ufficio o comando di cui al comma 2. L'esecuzione delle opere si effettua sotto il controllo dell'ente proprietario o concessionario della strada. Eseguite le opere, l'ente proprietario della strada ne avverte immediatamente il prefetto, il quale emette ordinanza di estinzione del procedimento per adempimento della sanzione accessoria. L'ordinanza è comunicata al trasgressore ed all'ente proprietario della strada.

4. Ove il trasgressore non compia nel termine le opere cui è obbligato, il prefetto, su comunicazione dell'ente proprietario o concessionario della strada, dà facoltà a quest'ultimo di compiere le opere suddette. Successivamente al compimento, l'ente proprietario trasmette la nota delle spese sostenute ed il prefetto emette ordinanza-ingiunzione di pagamento. Tale ordinanza costituisce titolo esecutivo ai sensi di legge.

5. Nell'ipotesi in cui il prefetto non ritenga fondato l'accertamento, l'ordinanza di archiviazione si estende alla sanzione accessoria.

6. Nei casi di immediato pericolo per la circolazione e nella ipotesi di impossibilità a provvedere da parte del trasgressore, l'agente accertatore trasmette, senza indugio, al prefetto il verbale di contestazione. In tal caso il prefetto può disporre l'esecuzione degli interventi necessari a cura dell'ente proprietario, con le modalità di cui al comma 4 (1).

7. L'opposizione di cui all'art. 205 si estende alla sanzione accessoria (2).

 

(1) Comma aggiunto, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 111 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Comma rinumerato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 111 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

 

Art. 212

Sanzione accessoria dell'obbligo di sospendere una determinata attività.

1. Nell'ipotesi in cui le norme del presente codice dispongono che da una violazione consegua la sanzione accessoria dell'obbligo di sospendere o di cessare da una determinata attività, l'agente accertatore ne fa menzione nel verbale di contestazione da redigere ai sensi dell'art. 200 o nella notificazione da effettuare secondo l'art. 201 Il verbale così redatto costituisce titolo anche per l'applicazione della sanzione accessoria. Questa, quando le circostanze lo esigano, deve essere adempiuta immediatamente, altrimenti l'inizio dell'esecuzione deve avvenire nei cinque giorni dal verbale o dalla sua notificazione. L'esecuzione avviene sotto il controllo dell'ufficio o comando da cui dipende l'agente accertatore.

2. Il ricorso al prefetto contro la sanzione amministrativa pecuniaria si estende alla sanzione accessoria. Si applicano le disposizioni dell'art. 203, commi 1 e 2. Quando il prefetto rigetta il ricorso, nell'ordinanza-ingiunzione dà atto della sanzione accessoria e della sua esecuzione. Quando invece ritenga infondato l'accertamento, l'ordinanza di archiviazione si estende alla sanzione accessoria.

3. L'opposizione prevista dall'art. 205 si estende alla sanzione accessoria.

4. Quando il trasgressore non esegua il suo obbligo in applicazione e nei termini di cui al comma 1, l'ufficio o comando summenzionato provvede alla denuncia del trasgressore per il reato di cui all'art. 650 del codice penale e, previa notifica al trasgressore medesimo, provvede, con i suoi agenti od organi, all'esecuzione coattiva dell'obbligo. Di tale esecuzione viene redatto verbale, che deve essere comunicato al prefetto e al trasgressore. Le spese eventualmente sostenute per la esecuzione coattiva sono a carico del trasgressore ed al riguardo provvede il prefetto con ordinanza-ingiunzione che costituisce titolo esecutivo.

5. Ove trattasi di attività continuativa sottoposta dal presente codice a determinate condizioni, il trasgressore può successivamente porre in essere le condizioni suddette; in tal caso egli presenta istanza all'ufficio o comando di cui al comma 1 e questo, accertato il venir meno degli impedimenti, consente a che l'attività sospesa sia ripresa o continuata. Di ciò è data comunicazione al prefetto.

 

 

Art. 213

Misura cautelare del sequestro e sanzione accessoria della confisca amministrativa.

1. Nell'ipotesi in cui il presente codice prevede la sanzione accessoria della confisca amministrativa, l'organo di polizia che accerta la violazione provvede al sequestro del veicolo o delle altre cose oggetto della violazione facendone menzione nel processo verbale di contestazione della violazione (1).

2. Salvo quanto previsto dal comma 2-quinquies, nelle ipotesi di cui al comma 1, il proprietario ovvero, in caso di sua assenza, il conducente del veicolo o altro soggetto obbligato in solido, è nominato custode con l'obbligo di depositare il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità o di custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio. provvedendo al trasporto in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale. Il documento di circolazione è trattenuto presso l'ufficio di appartenenza dell'organo di polizia che ha accertato la violazione. II veicolo deve recare segnalazione visibile dello stato di sequestro con le modalità stabilite nel regolamento. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione (2).

2-bis. Entro i trenta giorni successivi alla data in cui, esauriti i ricorsi anche giurisdizionali proposti dall’interessato o decorsi inutilmente i termini per la loro proposizione, è divenuto definitivo il provvedimento di confisca, il custode del veicolo trasferisce il mezzo, a proprie spese e in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale, presso il luogo individuato dal prefetto ai sensi delle disposizioni dell'articolo 214-bis. Decorso inutilmente il suddetto termine, il trasferimento del veicolo è effettuato a cura dell'organo accertatore e a spese del custode, fatta salva l'eventuale denuncia di quest'ultimo all'autorità giudiziaria qualora si configurino a suo carico estremi di reato. Le cose confiscate sono contrassegnate dal sigillo dell'ufficio cui appartiene il pubblico ufficiale che ha proceduto al sequestro. Con decreto dirigenziale, di concerto fra il Ministero dell’interno e l'Agenzia del demanio, sono stabilite le modalità di comunicazione, tra gli uffici interessati, dei dati necessari all'espletamento delle procedure di cui al presente articolo (3).

2-ter. All'autore della violazione o ad uno dei soggetti con il medesimo solidalmente obbligati che rifiutino di trasportare o custodire, a proprie spese, il veicolo, secondo le prescrizioni fornite dal!’organo di polizia, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 1. 769,00 a Euro 7. 078,00 , nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. In questo caso l'organo di polizia indica nel verbale di sequestro i motivi che non hanno consentito l'affidamento in custodia del veicolo e ne dispone la rimozione ed il trasporto in un apposito luogo di custodia individuato ai sensi delle disposizioni dell’articolo 214-bis. La liquidazione delle somme dovute alla depositeria spetta alla prefettura - ufficio territoriale del Governo. Divenuto definitivo il provvedimento di confisca, la liquidazione degli importi spetta all'Agenzia del demanio, a decorrere dalla data di trasmissione del provvedimento da parte del prefetto (3).

2-quater. Nelle ipotesi di cui al comma 2-ter, l'organo di polizia provvede con il verbale di sequestro a dare avviso scritto che, decorsi dieci giorni, la mancata assunzione della custodia del veicolo da parte del proprietario o, in sua vece, di altro dei soggetti indicati nell'articolo 196 o dell’autore della violazione, determinerà l'immediato trasferimento in proprietà al custode, anche ai soli fini della rottamazione nel caso di grave danneggiamento o deterioramento. L'avviso è notificato dall'organo di polizia che procede al sequestro contestualmente al verbale di sequestro. Il termine di dieci giorni decorre dalla data della notificazione del verbale di sequestro al proprietario del veicolo o ad uno dei soggetti indicati nell'articolo 196. Decorso inutilmente il predetto termine, l'organo accertatore trasmette gli atti al prefetto, il quale entro i successivi 10 giorni, verificata la correttezza degli atti, dichiara il trasferimento in proprietà, senza oneri, del veicolo al custode, con conseguente cessazione di qualunque onere e spesa di custodia a carico dello Stato. L'individuazione del custode-acquirente avviene secondo le disposizioni dell'articolo 214-bis. La somma ricavata dall'alienazione è depositata, sino alla definizione del procedimento in relazione al quale è stato disposto il sequestro, in un autonomo conto fruttifero presso la tesoreria dello Stato. In caso di confisca, questa ha ad oggetto la somma depositata; in ogni altro caso la medesima somma è restituita all'avente diritto. Per le altre cose oggetto del sequestro in luogo della vendita è disposta la distruzione. Per le modalità ed il luogo della notificazione si applicano le disposizioni di cui all'articolo 201, comma 3. Ove risulti impossibile, per comprovate difficoltà oggettive,. procedere alla notifica del verbale di sequestro integrato dall’avviso scritto di cui al presente comma, la notifica si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello di affissione dell'atto nell'albo del comune dov'è situata la depositeria (3).

2-quinquies. Quando oggetto della sanzione accessoria del sequestro amministrativo del veicolo è un ciclomotore o un motociclo, l'organo di polizia che procede dispone la rimozione del veicolo ed il suo trasporto, secondo le modalità previste dal regolamento, in un apposito luogo di custodia, individuato ai sensi dell'articolo 214-bis, dove è custodito per trenta giorni. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. Decorsi trenta giorni dal momento in cui il veicolo è fatto trasportare nel luogo di custodia individuato ai sensi dell'articolo 214-bis, il proprietario del veicolo può chiederne l'affidamento in custodia secondo le disposizioni del comma 2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del comma 2-bis. Le disposizioni del comma 2-quater si applicano decorsi trenta giorni dal momento in cui il veicolo è stato sottoposto a sequestro amministrativo (4).

2-sexies. È sempre disposta la confisca del veicolo in tutti i casi in cui un ciclomotore o un motoveicolo sia stato adoperato per commettere un reato, sia che il reato sia stato commesso da un conducente maggiorenne, sia che sia stato commesso da un conducente minorenne (4)(8).

3. Avverso il provvedimento di sequestro è ammesso ricorso al prefetto ai sensi dell'articolo 203. Nel caso di rigetto del ricorso, il sequestro è confermato. La declaratoria di infondatezza dell'accertamento si estende alla misura cautelare ed importa il dissequestro del veicolo. Quando ne ricorrono i presupposti, il prefetto dispone la confisca con l'ordinanza-ingiunzione di cui all'articolo 204, ovvero con distinta ordinanza, stabilendo, in ogni caso, le necessarie prescrizioni relative alla sanzione accessoria. Il prefetto dispone la confisca del veicolo ovvero, nel caso in cui questo sia stato alienato, della somma ricavata dall’alienazione. Il provvedimento di confisca costituisce titolo esecutivo anche per il recupero delle spese di trasporto e di custodia del veicolo. Nel caso in cui nei confronti del verbale di accertamento o dell'ordinanza-ingiunzione o dell'ordinanza che dispone la sola confisca sia proposta opposizione innanzi all'autorità giudiziaria, la cancelleria del giudice competente dà comunicazione al prefetto, entro dieci giorni, della proposizione dell’opposizione e dell'esito del relativo giudizio (5).

4. Chiunque, durante il periodo in cui il veicolo è sottoposto al sequestro, circola abusivamente con il veicolo stesso è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 1. 842,00 a Euro 7. 369,00. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi (6).

5. Omissis (7).

6. La sanzione stabilita nel comma 1 non si applica se il veicolo appartiene a persone estranee alla violazione amministrativa e l'uso può essere consentito mediante autorizzazione amministrativa.

7. Il provvedimento con il quale è stata disposta la confisca del veicolo è comunicato dal prefetto al P. R. A. per l'annotazione nei propri registri.

 

(1) Comma modificato dall'articolo 112 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Comma sostituito dall'articolo 38 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269 e successivamente modificato dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(3) Comma inserito dall'articolo 38 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269. Con D.M. 24 dicembre 2002, con D.M. 22 dicembre 2004 e con D.M. 17 dicembre 2008 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

(4) Comma inserito dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(5) Comma sostituito dall'articolo 38 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269.

(6) Comma modificato dall'articolo 19 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Con D.M. 24 dicembre 2002, con D.M. 22 dicembre 2004 , con D.M. 29 dicembre 2006 e con D.M. 17 dicembre 2008 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

(7) Comma abrogato dall'articolo 38 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269.

(8) Comma sostituito dall'articolo 2, comma 169, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Appartenenti ad associazioni mafiose (nei confronti di) confisca

L'art. 213, comma 2 sexies, c. strad. prevede l'applicazione della sanzione accessoria della confisca dei (soli) ciclomotori e motoveicoli nel caso in cui gli stessi siano stati adoperati "per commettere un reato", ossia "al fine di commettere un reato". Quindi, per l'applicazione della confisca, la norma richiede che il rapporto strumentale tra il mezzo e il reato sia conseguenza di una "volontaria" condotta tendente alla commissione del reato, nel senso che il mezzo deve essere stato adoperato nel divisato intendimento di commettere il reato, con la conseguenza che in tal senso è richiesta la cosciente manifestazione della volontà dell'agente, mentre è al di fuori della previsione della norma le ipotesi in cui il rapporto strumentale tra l'agente e il mezzo non sia conseguenza di una volontaria (cioè, dolosa) manifestazione di volontà tesa alla realizzazione dell'illecito, ma solo conseguenza di una condotta ascrivibile a titolo di colpa. (Nella specie, il procuratore della Repubblica si era doluto del fatto che il giudice, con la sentenza di patteggiamento per la contravvenzione di guida in stato di ebbrezza, aveva omesso di disporre la confisca del veicolo ex art. 213, comma 2 sexies, c. strad.; la Corte ha rigettato il ricorso: al riguardo, il giudice di legittimità, dopo avere ribadito che, rispetto alla contravvenzione di guida in stato di ebbrezza, può astrattamente ravvisarsi un rapporto di necessaria strumentalità tra l'impiego del veicolo e la commissione del reato legittimante l'applicazione della confisca "de qua", ha comunque ricordato che la possibilità della confisca presuppone comunque il "dolo" della condotta incriminata e, poiché la contravvenzione di guida in stato di ebbrezza può in effetti essere assistita dall'elemento psicologico sia della colpa che del dolo, ha assorbentemente ravvisata la carenza di specificità del motivo di ricorso, dove il ricorrente nulla aveva prospettato e dedotto, in relazione al caso specifico, in ordine alla configurabilità del dolo, la cui sussistenza doveva ritenersi presupposto ineludibile della confisca). (Cassazione penale  sez. IV 05 febbraio 2010 n. 16130).

 

Sottrazione o danneggiamento di cose pignorate o sequestrate

Il custode sorpreso a circolare con il veicolo sequestrato ai sensi dell’art. 213 d.lgs. 285 del 1992 risponde sempre dell’illecito amministrativo di cui al comma 4 dello stesso articolo, che punisce la mera circolazione con veicolo sequestrato, in quanto tale; tuttavia, se la circolazione è sintomatica della volontà di sottrarre il bene, al fine di eludere il vincolo di indisponibilità del sequestro, vi è concorso anche dell’art. 334 c.p. (comma 2 se il custode è anche proprietario del mezzo); troverà applicazione (anche) la disposizione penale se dall’uso (circolazione) del veicolo dovesse derivarne il suo deterioramento, da intendere nei limiti sopra indicati. (Cassazione penale sez. VI 17 giugno 2010 n. 30033).

Il custode, proprietario o meno che sia, sorpreso a circolare col veicolo sottoposto a provvedimento di sequestro amministrativo a norma dell'art. 213 d.lg. n. 285 del 1992 risponde sia dell'illecito amministrativo di cui al comma 4 dello stesso articolo, sia del reato di cui all'art. 334 c.p., ove la circolazione sia sintomatica della volontà di sottrarre il bene, al fine di eludere il vincolo di indisponibilità del sequestro, ovvero comporti il deterioramento del bene, da intendersi non già come usura del mezzo bensì come scadimento qualitativo dello stesso mediante l'alterazione parziale o totale degli elementi costitutivi. Annulla con rinvio, Trib. Napoli, 15 giugno 2007. (Cassazione penale sez. VI 10 marzo 2010 n. 21782).

Integra il reato di cui all'art. 334 c.p. l'uso da parte del custode giudiziario di un autoveicolo a lui affidato, in quanto la circolazione non autorizzata è condotta obiettivamente idonea a impedire o a rendere più difficile l'acquisizione dell'autoveicolo stesso. (In motivazione la S.C. ha affermato che il termine "sottrarre" di cui all'art. 334 c.p. deve essere inteso nella sua accezione più ampia, tenuto conto della sua collocazione nell'ambito di una norma che prevede un delitto contro la p.a.). Annulla con rinvio, Gip Trib. Napoli, 15 luglio 2009. (Cassazione penale sez. VI 03 dicembre 2009 n. 49895).

 

Reati stato di ebbrezza o ubriachezza o da stupefacenti

La confisca prevista dall'art. 213, comma 2-sexies D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, avente ad oggetto i ciclomotori o i motoveicoli adoperati per commettere un reato, richiede che il rapporto strumentale tra il mezzo adoperato ed il reato sia la conseguenza di una volontaria condotta tendente alla commissione del reato. (Fattispecie in tema di guida in stato di ebbrezza). Rigetta, Gip Trib. Pordenone, 04 febbraio 2009. (Cassazione penale sez. IV 05 febbraio 2010 n. 16130).


 

 

Art. 214

Fermo amministrativo del veicolo (1).

1. Salvo quanto previsto dal comma 1-ter , nelle ipotesi in cui il presente codice prevede che all'accertamento della violazione consegua l'applicazione della sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, il proprietario, nominato custode, o, in sua assenza, il conducente o altro soggetto obbligato in solido, fa cessare la circolazione e provvede alla collocazione del veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità ovvero lo custodisce, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio. Sul veicolo deve essere collocato un sigillo, secondo le modalità e con le caratteristiche fissate con decreto del Ministero dell'interno, che, decorso il periodo di fermo amministrativo, è rimosso a cura dell'ufficio da cui dipende l'organo di polizia che ha accertato la violazione ovvero di uno degli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1. Il documento di circolazione è trattenuto presso l'organo di polizia, con menzione nel verbale di contestazione. All'autore della violazione o ad uno dei soggetti con il medesimo solidalmente obbligato che rifiuti di trasportare o custodire, a proprie spese, il veicolo, secondo le prescrizioni fornite dall'organo di polizia, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 656,25 a euro 2. 628,15 nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. L'organo di polizia che procede al fermo dispone la rimozione del veicolo ed il suo trasporto in un apposito luogo di custodia, individuato ai sensi delle disposizioni dell'articolo 214-bis, secondo le modalità previste dal regolamento. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. Si applicano, in quanto compatibili, le norme sul sequestro dei veicoli, ivi comprese quelle di cui all'articolo 213, comma 2-quater, e quelle per il pagamento ed il recupero delle spese di custodia (2).

1-bis. Se l'autore della violazione è persona diversa dal proprietario del veicolo, ovvero da chi ne ha la legittima disponibilità, e risulta altresì evidente all'organo di polizia che la circolazione è avvenuta contro la volontà di costui, il veicolo è immediatamente restituito all'avente titolo. Della restituzione è redatto verbale, copia del quale viene consegnata all'interessato (3).

1-ter. Quando oggetto della sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo è un ciclomotore o un motociclo, l'organo di polizia che procede al fermo dispone la rimozione del veicolo ed il suo trasporto in un apposito luogo di custodia, individuato ai sensi dell'articolo 214-bis, secondo le modalità previste dal regolamento. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. Il documento di circolazione è trattenuto presso l'organo di polizia, con menzione nel verbale di contestazione. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni sul sequestro dei veicoli, ivi comprese quelle di cui all'articolo 213, comma 2-quater, e quelle per il pagamento delle spese di custodia (4).

2. Nei casi di cui al comma 1, il veicolo è affidato in custodia all'avente diritto o, in caso di trasgressione commessa da minorenne, ai genitori o a chi ne fa le veci o a persona maggiorenne appositamente delegata, previo pagamento delle spese di trasporto e custodia (5).

3. Della restituzione è redatto verbale da consegnare in copia all'interessato.

4. Avverso il provvedimento di fermo amministrativo del veicolo è ammesso ricorso al prefetto a norma dell'art. 203.

5. Quando il ricorso sia accolto e dichiarato infondato l'accertamento della violazione, l'ordinanza estingue la sanzione accessoria ed importa la restituzione del veicolo dall'organo di polizia indicato nel comma 1.

6. Quando sia stata presentata opposizione ai sensi dell'articolo 205, la restituzione non può avvenire se non dopo il provvedimento della autorità giudiziaria che rigetta il ricorso.

7. È sempre disposto il fermo amministrativo del veicolo per uguale durata nei casi in cui a norma del presente codice è previsto il provvedimento di sospensione della carta di circolazione. Per l'esecuzione provvedono gli organi di polizia di cui all'articolo 12, comma 1. Nel regolamento sono stabilite le modalità e le forme per eseguire detta sanzione accessoria.

8. Chiunque circola con un veicolo sottoposto al fermo amministrativo, salva l'applicazione delle sanzioni penali per la violazione degli obblighi posti in capo al custode, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 714 a Euro 2. 859. È disposta, inoltre, la confisca del veicolo (6) (7).

 

(1) Articolo modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 113 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360. Con D.M. 24 dicembre 2002 e successivamente con D.M. 22 dicembre 2004 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

(2) Comma modificato dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151, sostituito dall'articolo 38 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269 e successivamente integrato dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(3) Comma inserito dall'articolo 23 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

(4) Comma inserito dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(5) Comma modificato dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151 e successivamente dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(6) Comma sostituito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151 e successivamente dall'articolo 5 bis del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(7) Con D.M. 24 dicembre 2002, con D.M. 22 dicembre 2004 , con D.M. 29 dicembre 2006 e con D.M. 17 dicembre 2008 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Elemento materiale del reato

Non sussiste il reato di cui all'art. 334 c. p. qualora la condotta di sottrazione riguardi un veicolo sottoposto a provvedimento di fermo amministrativo a norma dell'art. 214 c. strad., ostandovi il principio di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali che, per il divieto di analogia in malam partemm, esclude la riconducibilità del fermo amministrativo nella nozione di sequestro amministrativo. (Cassazione penale  sez. VI 27 gennaio 2010 n. 5404).

 

Fermo amministrativo

L'opposizione, in ossequio agli art. 3, 24, 25, 42 e 113, cost., è data all'interessato al fine di tutelare il proprio diritto di proprietà dall'aggressione del provvedimento amministrativo posto in essere dall'esattore. Ora, il cd. "preavviso di fermo amministrativo" non solo non è previsto come atto tipico della normativa di riferimento, ma non arreca alcuna menomazione al patrimonio del presunto debitore, non essendovi dubbio che, fino a quando il fermo amministrativo non sia stato iscritto nei pubblici registri, il presunto debitore può esercitare pienamente tutte le facoltà di utilizzazione e disposizione del bene, senza essere soggetto alla sanzione amministrativa di cui all'art. 214, C.d.S., comma 8, che punisce chiunque circoli con veicoli, autoscafi ed aeromobili sottoposti al fermo, e non al semplice preavviso di fermo amministrativo. Ne deriva che il debitore destinatario del preavviso, ai sensi dell'art. 100, c.p.c., è carente di interesse ad adire il giudice, non essendosi prodotta alcuna lesione della sua sfera giuridica, anche in considerazione del fatto che il fermo precede l'esecuzione esattoriale in senso stretto, che inizia con il pignoramento. (Tribunale Bari sez. II 07 luglio 2010 n. 2480).

Ex regolamenti Cee, la certificazione CeMT, abilitante ad effettuare trasporti internazionali, deve essere tenuta a bordo del veicolo ed in caso in cui la stessa non abbia specifico riferimento al mezzo, occorre che il conducente mostri copia conforme al titolo medesimo. Gli agenti accertatori, competenti "ex lege", procedendo alla verifica della presenza del permesso autorizzativo ed in assenza dello stesso, ex art. 214 c. strad.e art. 46, l. 6 giugno 1974, n. 298, redigono il verbale di fermo amministrativo come "atto dovuto" consequenziale al controllo e "sganciato" dalla comminazione della sanzione principale, adottando la misura della sanzione accessoria: il carattere di specialità della normativa applicata concretizza deroga alla normativa ex l. 24 novembre 1981, n. 689. (Giudice di pace  Bari 22 gennaio 2010 n. 512).


 

 

Art. 214 bis

Alienazione dei veicoli nei casi di sequestro amministrativo, fermo e confisca (1)

1. Ai fini del trasferimento della proprietà, ai sensi degli articoli 213, comma 2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo, nonché dell’alienazione dei veicoli confiscati a seguito di sequestro amministrativo, l'individuazione del custode-acquirente avviene, secondo criteri oggettivi riferibili al luogo o alla data di esecuzione del sequestro o del fermo, nell'ambito dei soggetti che hanno stipulato apposita convenzione con il Ministero dell’interno e con l'Agenzia del demanio all'esito dello svolgimento di gare ristrette, ciascuna relativa ad ambiti territoriali infraregionali La convenzione ha ad oggetto l'obbligo ad assumere la custodia dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo e di quelli confiscati a seguito del sequestro e ad acquistare i medesimi veicoli nelle ipotesi di trasferimento di proprietà, ai sensi degli articoli 213, comma 2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, e di alienazione conseguente a confisca. Ai fini dell'aggiudicazione delle gare le amministrazioni procedenti tengono conto delle offerte economicamente più vantaggiose per l'erario, con particolare riguardo ai criteri ed alle modalità di valutazione del valore dei veicoli da acquistare ed all'ammontare delle tariffe per la custodia. I criteri oggettivi per l'individuazione del custode-acquirente, indicati nel primo periodo del presente comma, sono definiti, mediante protocollo d'intesa, dal Ministero dell’interno e dalla Agenzia del demanio.

2. Fermo quanto previsto dagli articoli 213, comma 2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, in relazione al trasferimento della proprietà dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo, per i veicoli confiscati l'alienazione si perfeziona con la notifica al custode-acquirente, individuato ai sensi del comma 1, del provvedimento dal quale risulta la determinazione all'alienazione da parte dell’Agenzia del demanio. Il provvedimento notificato è comunicato al pubblico registro automobilistico competente per l'aggiornamento delle iscrizioni.

3. Le disposizioni del presente articolo si applicano all'alienazione dei veicoli confiscati a seguito di sequestro amministrativo in deroga alle norme di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2001, n. 1.

3-bis. Tutte le trascrizioni ed annotazioni nei pubblici registri relative agli atti posti in essere in attuazione delle operazioni previste dal presente articolo e dagli articoli 213 e 214 sono esenti, per le amministrazioni dello Stato, da qualsiasi tributo ed emolumento (2).

 

(1) Articolo aggiunto dall'articolo 38 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269.

(2) Comma aggiunto dall'articolo 1, comma 218, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

 

 

Art. 214 ter

Destinazione dei veicoli confiscati (1)

1. I veicoli acquisiti dallo Stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca adottato ai sensi degli articoli 186, commi 2, lettera c), 2-bis e 7, 186-bis, comma 6, e 187, commi 1 e 1-bis, sono assegnati agli organi di polizia che ne facciano richiesta, prioritariamente per attività finalizzate a garantire la sicurezza della circolazione stradale, ovvero ad altri organi dello Stato o ad altri enti pubblici non economici che ne facciano richiesta per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale.

Qualora gli organi o enti di cui al periodo precedente non presentino richiesta di assegnazione, i beni sono posti in vendita. Se la procedura di vendita è antieconomica, con provvedimento del dirigente del competente ufficio del Ministero dell'economia e delle finanze è disposta la cessione gratuita o la distruzione del bene.

Il provvedimento è comunicato al pubblico registro automobilistico per l'aggiornamento delle iscrizioni. Si applicano le disposizioni del comma ibis dell’articolo 214-bis.

2. Si applicano, in quanto compatibili, l'articolo 2-undecies della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, e l'articolo 301-bis del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e successive modificazioni, concernenti la gestione, la vendita o la distruzione dei beni mobili registrati.

 

(1) Articolo inserito dall'articolo 41, comma 1, della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

Art. 215

Sanzione accessoria della rimozione o blocco del veicolo.

1. Quando, ai sensi del presente codice, è prevista la sanzione amministrativa accessoria della rimozione del veicolo, questa è operata dagli organi di polizia che accertano la violazione, i quali provvedono a che il veicolo, secondo le norme di cui al regolamento di esecuzione, sia trasportato e custodito in luoghi appositi. L'applicazione della sanzione accessoria è indicata nel verbale di contestazione notificato a termine dell'art. 201.

2. I veicoli rimossi ai sensi del comma 1 sono restituiti all'avente diritto, previo rimborso delle spese di intervento, rimozione e custodia, con le modalità previste dal regolamento di esecuzione. Alle dette spese si applica il terzo comma dell'art. 2756 del codice civile.

3. Nell'ipotesi in cui è consentito il blocco del veicolo, questo è disposto dall'organo di polizia che accerta la violazione, secondo le modalità stabilite dal regolamento. Dell'eseguito blocco è fatta menzione nel verbale di contestazione notificato ai sensi dell'art. 201. La rimozione del blocco è effettuata a richiesta dell'avente diritto, previo pagamento delle spese di intervento, bloccaggio e rimozione del blocco, secondo le modalità stabilite nel regolamento. Alle dette spese si applica il comma 3 dell'art. 2756 del codice civile.

4. Trascorsi centottanta giorni dalla notificazione del verbale contenente la contestazione della violazione e l'indicazione della effettuata rimozione o blocco, senza che il proprietario o l'intestatario del documento di circolazione si siano presentati all'ufficio o comando da cui dipende l'organo che ha effettuato la rimozione o il blocco, il veicolo può essere alienato o demolito secondo le modalità stabilite dal regolamento. Nell'ipotesi di alienazione, il ricavato serve alla soddisfazione della sanzione pecuniaria se non versata, nonché delle spese di rimozione, di custodia e di blocco. L'eventuale residuo viene restituito all'avente diritto (1).

5. Avverso la sanzione amministrativa accessoria della rimozione o del blocco del veicolo è ammesso ricorso al prefetto, a norma dell'articolo 203 (2).

 

(1) Comma modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 114 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Comma aggiunto, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 114 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

 

Art. 216

Sanzione accessoria del ritiro dei documenti di circolazione, della targa, della patente di guida o della carta di qualificazione del conducente (1).

1. Nell'ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è stabilita la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione o del certificato di idoneità tecnica per le macchine agricole o di autorizzazioni o licenze nei casi in cui sono previste, ovvero della targa, ovvero della patente di guida, o della carta di qualificazione del conducente, il documento è ritirato, contestualmente all'accertamento della violazione, dall'organo accertatore ed inviato, entro i cinque giorni successivi, al competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri se si tratta della carta di circolazione, del certificato di idoneità tecnica per le macchine agricole, delle autorizzazioni, licenze o della targa, ovvero alla prefettura se si tratta della patente; la competenza territoriale di detti uffici è determinata con riferimento al luogo della commessa violazione. Il prefetto competente dà notizia dei procedimenti e dei provvedimenti adottati sulla patente al prefetto del luogo di residenza del trasgressore. Del ritiro è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. Nel regolamento sono stabilite le modalità per consentire il viaggio fino al luogo di custodia. Nei casi di ritiro della targa, si procede al fermo amministrativo del veicolo ai sensi dell'articolo 214 (3).

2. La restituzione del documento può essere chiesta dall'interessato soltanto quando ha adempiuto alla prescrizione omessa. La restituzione viene effettuata dagli enti di cui al comma 1, previo accertamento del compimento delle prescrizioni suddette.

3. Il ritiro e la successiva restituzione sono annotate nella carta di circolazione o nel certificato di idoneità tecnica per le macchine agricole, o nella patente.

4. Il ricorso al prefetto presentato ai sensi dell'art. 203 si estende anche alla sanzione accessoria. In caso di rigetto del ricorso, la sanzione accessoria è confermata. In caso di declaratoria di infondatezza dell'accertamento, questa si estende alla sanzione accessoria e l'interessato può chiedere immediatamente all'ente indicato nel comma 1 la restituzione del documento.

5. L'opposizione di cui all'art. 205 si estende alla sanzione accessoria.

6. Chiunque, durante il periodo in cui il documento di circolazione è ritirato, circola abusivamente con lo stesso veicolo cui il ritiro si riferisce ovvero guida un veicolo quando la patente gli sia stata ritirata, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 1. 842,00 a Euro 7. 369,00. Si applica la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo o, in caso di reiterazione delle violazioni, la sanzione accessoria della confisca amministrativa del veicolo. La durata del fermo amministrativo è di tre mesi, salvo i casi in cui tale sanzione accessoria è applicata a seguito del ritiro della targa (4).

 

(1) Articolo modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 115 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) Rubrica sostituita dall'articolo 20 del D.Lgs. 21 novembre 2005, n. 286.

(3) Comma modificato dall'articolo 17 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 e successivamente articolo 20 del D.Lgs. 21 novembre 2005, n. 286.

(4) Comma sostituito dall'articolo 19 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Con D.M. 24 dicembre 2002, con D.M. 22 dicembre 2004 , con D.M. 29 dicembre 2006 e con D.M. 17 dicembre 2008 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

 

 

Art. 217

Sanzione accessoria della sospensione della carta di circolazione (1).

1. Nell'ipotesi in cui il presente codice prevede la sanzione accessoria della sospensione della validità della carta di circolazione, questa è ritirata dall'agente od organo di polizia che accerta la violazione; del ritiro è fatta menzione nel verbale di contestazione. L'agente accertatore rilascia permesso provvisorio di circolazione limitatamente al periodo di tempo necessario a condurre il veicolo nel luogo di custodia indicato dall'interessato, con annotazione sul verbale di contestazione.

2. L'organo che ha ritirato la carta di circolazione la invia, unitamente a copia del verbale, nel termine di cinque giorni, all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri , che, nei quindici giorni successivi, emana l'ordinanza di sospensione, indicando il periodo cui questa si estende. Tale periodo, nei limiti minimo e massimo fissati dalla singola norma, è determinato in relazione alla gravità della violazione commessa, all'entità del danno apportato ed al pericolo che l'ulteriore circolazione potrebbe apportare. L'ordinanza è notificata all'interessato e comunicata al prefetto. Il periodo di sospensione inizia dal giorno in cui il documento è ritirato a norma del comma 1. Qualora l'ordinanza di sospensione non sia emanata nel termine di quindici giorni, il titolare può ottenerne la restituzione da parte dell'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri. Qualora si tratti di carta di circolazione rilasciata da uno Stato estero, il competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri ne sospende la validità ai fini della circolazione sul territorio nazionale per un determinato periodo, con le stesse modalità. L'interdizione alla circolazione è comunicata all'autorità competente dello Stato che ha rilasciato la carta di circolazione e viene annotata sulla stessa (2).

3. Al termine del periodo fissato la carta di circolazione viene restituita all'interessato dall'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri. Della restituzione è data comunicazione al prefetto ed all'ufficio del P. R. A. per l'iscrizione nei propri registri. Le modalità per la restituzione del documento agli stranieri sono stabilite nel regolamento (2).

4. Avverso l'ordinanza di cui al comma 2 l'interessato può proporre ricorso al prefetto. Il prefetto, se ritiene fondato l'accertamento, applica la sanzione accessoria; se lo ritiene infondato, dispone l'immediata restituzione.

5. L'opposizione di cui all'art. 205 si estende alla sanzione accessoria.

6. Chiunque, durante il periodo di sospensione della carta di circolazione, circola abusivamente con lo stesso veicolo è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 1. 842,00 a Euro 7. 369,00. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da tre a dodici mesi e, in caso di reiterazione delle violazioni, la confisca amministrativa del veicolo (3).

 

(1) Articolo così modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 116 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) A norma dell'articolo 17 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 la denominazione dell'ufficio è così modificata.

(3) Comma sostituito dall'articolo 19 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Con D.M. 24 dicembre 2002, con D.M. 22 dicembre 2004 , con D.M. 29 dicembre 2006 e con D.M. 17 dicembre 2008 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

 

Art. 218

Sanzione accessoria della sospensione della patente (1).

1. Nell'ipotesi in cui il presente codice prevede la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo determinato, la patente è ritirata dall'agente od organo di polizia che accerta la violazione; del ritiro è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. L'agente accertatore rilascia permesso provvisorio di guida limitatamente al periodo necessario a condurre il veicolo nel luogo di custodia indicato dall'interessato, con annotazione sul verbale di contestazione.

2. L'organo che ha ritirato la patente di guida la invia, unitamente a copia del verbale, entro cinque giorni dal ritiro, alla prefettura del luogo della commessa violazione. Entro il termine di cui al primo periodo, il conducente a cui è stata sospesa la patente, solo nel caso in cui dalla commessa violazione non sia derivato un incidente, può presentare istanza al prefetto intesa ad ottenere un permesso di guida, per determinate fasce orarie, e comunque di non oltre tre ore al giorno, adeguatamente motivato e documentato per ragioni di lavoro, qualora risulti impossibile o estremamente gravoso raggiungere il posto di lavoro con mezzi pubblici o comunque non propri, ovvero per il ricorrere di una situazione che avrebbe dato diritto alle agevolazioni di cui all'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Il prefetto, nei quindici giorni successivi, emana l'ordinanza di sospensione, indicando il periodo al quale si estende la sospensione stessa. Tale periodo, nei limiti minimo e massimo fissati da ogni singola norma, è determinato in relazione all'entità del danno apportato, alla gravità della violazione commessa, nonchè al pericolo che l'ulteriore circolazione potrebbe cagionare. Tali due ultimi elementi, unitamente alle motivazioni dell'istanza di cui al secondo periodo ed alla relativa documentazione, sono altresì valutati dal prefetto per decidere della predetta istanza. Qualora questa sia accolta, il periodo di sospensione è aumentato di un numero di giorni pari al doppio delle complessive ore per le quali è stata autorizzata la guida, arrotondato per eccesso. L'ordinanza, che eventualmente reca l'autorizzazione alla guida, determinando espressamente fasce orarie e numero di giorni, è notificata immediatamente all'interessato, che deve esibirla ai fini della guida nelle situazioni autorizzate. L'ordinanza è altresì comunicata, per i fini di cui all'articolo 226, comma 11, all'anagrafe degli abilitati alla guida. Il periodo di durata fissato decorre dal giorno del ritiro. Qualora l'ordinanza di sospensione non sia emanata nel termine di quindici giorni, il titolare della patente può ottenerne la restituzione da parte della prefettura. Il permesso di guida in costanza di sospensione della patente può essere concesso una sola volta (2) (3).

3. Quando le norme del presente codice dispongono che la durata della sospensione della patente di guida è aumentata a seguito di più violazioni della medesima disposizione di legge, l'organo di polizia che accerta l'ultima violazione e che dall'interrogazione dell'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida constata la sussistenza delle precedenti violazioni procede ai sensi del comma 1, indicando, anche nel verbale, la disposizione applicata ed il numero delle sospensioni precedentemente disposte; si applica altresì il comma 2. Qualora la sussistenza delle precedenti sospensioni risulti successivamente, l'organo od ufficio che ne viene a conoscenza informa immediatamente il prefetto, che provvede a norma del comma 2 (4).

4. Al termine del periodo di sospensione fissato, la patente viene restituita dal prefetto. L'avvenuta restituzione è comunicata all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida (2) (5).

5. Avverso il provvedimento di sospensione della patente è ammessa opposizione ai sensi dell'articolo 205.

6. Chiunque, durante il periodo di sospensione della validità della patente, circola abusivamente , anche avvalendosi del permesso di guida di cui al comma 2 in violazione dei limiti previsti dall'ordinanza del prefetto con cui il permesso è stato concesso, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 1. 842,00 a Euro 7. 369,00. Si applicano le sanzioni accessorie della revoca della patente e del fermo amministrativo del veicolo per un periodo di tre mesi. In caso di reiterazione delle violazioni, in luogo del fermo amministrativo, si applica la confisca amministrativa del veicolo (6).

 

(1) Articolo così modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 117 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) A norma dell'articolo 17 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 la denominazione dell'ufficio è così modificata.

(3) Comma sostituito dall’articolo 42, comma 1, lettera a), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(4) Comma modificato dall’articolo 42, comma 1, lettera b), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(5) Comma modificato dall’articolo 42, comma 1, lettera c), della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(6) Comma sostituito dall'articolo 19 del D.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 e successivamente modificato dall’articolo 42, comma 1, lettera d), della Legge 29 luglio 2010, n. 120. Con D.M. 24 dicembre 2002, con D.M. 22 dicembre 2004, con D.M. 29 dicembre 2006 e con D.M. 17 dicembre 2008 la sanzione è stata così aggiornata come previsto dall'articolo 195 del presente decreto.

 

 

Art. 218 bis

Applicazione della sospensione della patente per i neo-patentati (1)

1. Salvo che sia diversamente disposto dalle norme del titolo V, nei primi tre anni dalla data di conseguimento della patente di categoria B, quando è commessa una violazione per la quale è prevista l'applicazione della sanzione amministrativa accessoriadella sospensione della patente, di cui all'articolo 218, la durata della sospensione è aumentata di un terzo alla prima violazione ed è raddoppiata per le violazioni successive.

2. Qualora, nei primi tre anni dalla data di conseguimento della patente di categoria B, il titolare abbia commesso una violazione per la quale è prevista l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente per un periodo superiore a tre mesi, le disposizioni del comma 1 si applicano per i primi cinque anni dalla data di conseguimento della patente.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche al conducente titolare di patente di categoria A, qualora non abbia già conseguito anche la patente di categoria B. Se la patente di categoria B è conseguita successivamente al rilascio della patente di categoria A, le disposizioni di cui ai citati commi 1 e 2 si applicano dalla data di conseguimento della patente di categoria B.

 

(1) Articolo inserito dall’articolo 42, comma 2, della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

 

Art. 219

Revoca della patente di guida (1).

1. Quando, ai sensi del presente codice, è prevista la revoca della patente di guida, il provvedimento è emesso dal competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri , nei casi previsti dall'art. 130, comma 1, e dal prefetto del luogo della commessa violazione quando la stessa revoca costituisce sanzione amministrativa accessoria, nonché nei casi previsti dall'art. 120, comma 1 (2).

2. Nell'ipotesi che la revoca della patente costituisca sanzione accessoria l'organo, l'ufficio o comando, che accerta l'esistenza di una delle condizioni per le quali la legge la prevede, entro i cinque giorni successivi, ne dà comunicazione al prefetto del luogo della commessa violazione. Questi, previo accertamento delle condizioni predette, emette l'ordinanza di revoca e consegna immediata della patente alla prefettura, anche tramite l'organo di Polizia incaricato dell'esecuzione. Dell'ordinanza si dà comunicazione al competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri (3).

3. Il provvedimento di revoca della patente previsto dal presente articolo nonché quello disposto ai sensi dell'articolo 130, comma 1, nell'ipotesi in cui risulti la perdita, con carattere permanente, dei requisiti psichici e fisici prescritti, è atto definitivo (4).

3-bis. L'interessato non può conseguire una nuova patente se non dopo che siano trascorsi almeno due anni dal momento in cui è divenuto definitivo il provvedimento di cui al comma 2. Fino alla data di entrata in vigore della disciplina applicativa delle disposizioni della direttiva 2006/ 126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, i soggetti ai quali è stata revocata la patente non possono conseguire il certificato di idoneità per la guida di ciclomotori nè possono condurre tali veicoli (5).

3-ter. Quando la revoca della patente di guida è disposta a seguito delle violazioni di cui agli articoli 186, 186-bis e 187, non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni a decorrere dalla data di accertamento del reato (6).

3-quater. La revoca della patente di guida ad uno dei conducenti di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), che consegue all'accertamento di uno dei reati di cui agli articoli 186, comma 2, lettere b) e c), e 187, costituisce giusta causa di licenziamento ai sensi dell'articolo 2119 del codice civile (7).

 

(1) Vedi articolo 5 del D.L. 30 giugno 2005, n. 115.

(2) Comma sostituito, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 118 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360 e successivamente dall'articolo 13 del D.P. R. 19 aprile 1994, n. 575.

(3) Comma modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 118 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360 , sostituito dall'articolo 13 del D.P. R. 19 aprile 1994, n. 575 e successivamente dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(4) Comma sostituito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151.

(5) Comma inserito dall'articolo 4 del D.L. 27 giugno 2003, n. 151 e successivamente modificato dall’articolo 43, comma 1, lettera a), della Legge 29 luglio 2010, n. 120. A norma dell'articolo 43, comma 6, le disposizioni di cui al presente comma entrano in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione della legge 29 luglio 2010, n. 120 nella Gazzetta Ufficiale.

(6) Comma inserito dall’articolo 43, comma 1, lettera b) della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(7) Comma inserito dall’articolo 43, comma 1, lettera b) della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

Art. 219 bis

Ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità alla guida (1).

1. Nell'ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente di ciclomotore, le sanzioni amministrative si applicano al certificato di idoneità alla guida posseduto ai sensi dell'articolo 116, commi 1-bis e Iter, ovvero alla patente posseduta ai sensi dell'articolo 116, comma 1-quinquies, secondo le procedure degli articoli 216, 218, 219 e 223. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli articoli 216, 218 e 219. Si applicano altresì le disposizioni dell’articolo 126-bis (2).

[ 2. Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell'ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell'articolo 126-bis. ] (3)

3. Quando il conducente è minorenne si applicano le disposizioni dell'articolo 128, commi 1-ter e 2.

 

(1) Articolo inserito dall'articolo 3, comma 48, della legge 15 luglio 2009, n. 94.

(2) Comma sostituito dall’articolo 43, comma 2, lettera a) della Legge 29 luglio 2010, n. 120. A norma dell'articolo 43, comma 6, le disposizioni di cui al presente comma entrano in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione della legge 29 luglio 2010, n. 120 nella Gazzetta Ufficiale.

(3) Comma abrogato dall’articolo 43, comma 2, lettera b) della Legge 29 luglio 2010, n. 120. A norma dell'articolo 43, comma 6, le disposizioni di cui al presente comma entrano in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione della legge 29 luglio 2010, n. 120 nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

CAPO II

DEGLI ILLECITI PENALI

 

SEZIONE I

DISPOSIZIONI GENERALI IN TEMA DI REATI E RELATIVE SANZIONI

 

Art. 220

Accertamento e cognizione dei reati previsti dal presente codice.

1. Per le violazioni che costituiscono reato, l'agente od organo accertatore è tenuto, senza ritardo, a dare notizia del reato al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 347 del codice di procedura penale.

2. La sentenza o il decreto definitivi sono comunicati dal cancelliere al prefetto del luogo di residenza. La sentenza o il decreto definitivi di condanna sono annotati a cura della prefettura sulla patente del trasgressore (1).

3. Quando da una violazione prevista dal presente codice derivi un reato contro la persona, l'agente od organo accertatore deve dare notizia al pubblico ministero, ai sensi del comma 1.

4. L'autorità giudiziaria, in tutte le ipotesi in cui ravvisa solo una violazione amministrativa, rimette gli atti all'ufficio o comando che ha comunicato la notizia di reato, perché si proceda contro il trasgressore ai sensi delle disposizioni del capo I del presente titolo. In tali casi i termini ivi previsti decorrono dalla data della ricezione degli atti da parte dell'ufficio o comando suddetti.

 

(1) Comma modificato, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 119 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

 

 

Art. 221

Connessione obiettiva con un reato.

1. Qualora l'esistenza di un reato dipenda dall'accertamento di una violazione non costituente reato e per questa non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il giudice penale competente a conoscere del reato è anche competente a decidere sulla predetta violazione e ad applicare con la sentenza di condanna la sanzione stabilita dalla legge per la violazione stessa.

2. La competenza del giudice penale in ordine alla violazione amministrativa cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per difetto di una condizione di procedibilità. Si applica la disposizione di cui al comma 4 dell'art. 220.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Provvedimenti impugnabili e inoppugnabili per cassazione

È inammissibile il ricorso presentato dal pubblico ministero avverso una sentenza di non doversi procedere (nella specie: per intervenuta remissione di querela) che non abbia disposto la trasmissione degli atti all'autorità amministrativa ex art. 221, comma secondo, C.d.S., potendo la parte impugnante procedere all'adempimento omesso personalmente, ovvero facendone richiesta all'ufficio del giudice che ha emesso il provvedimento. Dichiara inammissibile, Giud. pace Lanciano, 12/11/2008. (Cassazione penale sez. IV 13 gennaio 2010 n. 5061).


 

 

 

SEZIONE II

SANZIONI AMMINISTRATIVE ACCESSORIE A SANZIONI PENALI

 

Art. 222

Sanzioni amministrative accessorie all'accertamento di reati.

1. Qualora da una violazione delle norme di cui al presente codice derivino danni alle persone, il giudice applica con la sentenza di condanna le sanzioni amministrative pecuniarie previste, nonché le sanzioni amministrative accessorie della sospensione o della revoca della patente.

2. Quando dal fatto derivi una lesione personale colposa la sospensione della patente è da quindici giorni a tre mesi. Quando dal fatto derivi una lesione personale colposa grave o gravissima la sospensione della patente è fino a due anni. Nel caso di omicidio colposo la sospensione è fino a quattro anni. Se il fatto di cui al secondo o al terzo periodo è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186 , comma 2, lettera c), ovvero da soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice applica la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente (1).

2-bis. La sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente fino a quattro anni è diminuita fino a un terzo nel caso di applicazione della pena ai sensi degli articoli 444 e seguenti del codice di procedura penale (2).

3. Il giudice può applicare la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente nell'ipotesi di recidiva reiterata specifica verificatasi entro il periodo di cinque anni a decorrere dalla data della condanna definitiva per la prima violazione.

 

(1) Comma sostituito dall'articolo 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 102, modificato dall’articolo 4, comma 4 del D.L. 23 maggio 2008 n. 92 e successivamente modificato dall’articolo 43, comma 3, della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

(2) Comma aggiunto dall'articolo 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 102.

 

Art. 223

Ritiro della patente di guida in conseguenza di ipotesi di reato (1).

1. Nelle ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione o della revoca della patente di guida, l'agente o l'organo accertatore della violazione ritira immediatamente la patente e la trasmette, unitamente al rapporto, entro dieci giorni, tramite il proprio comando o ufficio, alla prefettura-ufficio territoriale del Governo del luogo della commessa violazione. Il prefetto, ricevuti gli atti, dispone la sospensione provvisoria della validità della patente di guida, fino ad un massimo di due anni. Il provvedimento, per i fini di cui all'articolo 226, comma 11, è comunicato all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.

2. Le disposizioni del comma 1 del presente articolo si applicano anche nelle ipotesi di reato di cui all'articolo 222, commi 2 e 3. La trasmissione della patente di guida, unitamente a copia del rapporto e del verbale di contestazione, è effettuata dall'agente o dall'organo che ha proceduto al rilevamento del sinistro. Il prefetto, ricevuti gli atti, dispone, ove sussistano fondati elementi di un'evidente responsabilità, la sospensione provvisoria della validità della patente di guida fino ad un massimo di tre anni.

3. Il cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza o il decreto divenuti irrevocabili ai sensi dell'articolo 648 del codice di procedura penale, nel termine di quindici giorni, ne trasmette copia autentica al prefetto indicato nei commi 1 e 2 del presente articolo.

4. Avverso il provvedimento di sospensione della patente, di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, è ammessa opposizione, ai sensi dell'articolo 205.

 

(1) Articolo sostituito, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 120 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360, modificato dall’articolo 17 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 e sucessivamente sostituito dall’articolo 43, comma 4, della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

Art. 224

Procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative accessorie della sospensione e della revoca della patente (1).

1. Quando la sentenza penale o il decreto di accertamento del reato e di condanna sono irrevocabili, anche a pena condizionalmente sospesa, il prefetto, se è previsto dal presente codice che da esso consegua la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, adotta il relativo provvedimento per la durata stabilita dall'autorità giudiziaria e ne dà comunicazione al competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri (2).

2. Quando la sanzione amministrativa accessoria è costituita dalla revoca della patente, il prefetto, entro quindici giorni dalla comunicazione della sentenza o del decreto di condanna irrevocabile, adotta il relativo provvedimento di revoca comunicandolo all'interessato e all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri (2).

3. La declaratoria di estinzione del reato per morte dell'imputato importa l'estinzione della sanzione amministrativa accessoria. Nel caso di estinzione del reato per altra causa, il prefetto procede all'accertamento della sussistenza o meno delle condizioni di legge per l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria e procede ai sensi degli articoli 218 e 219 nelle parti compatibili. L'estinzione della pena successiva alla sentenza irrevocabile di condanna non ha effetto sulla applicazione della sanzione amministrativa accessoria.

4. Salvo quanto previsto dal comma 3, nel caso di sentenza irrevocabile di proscioglimento, il prefetto, ricevuta la comunicazione della cancelleria, ordina la restituzione della patente all'intestatario. L'ordinanza di estinzione è comunicata all'interessato e all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri. Essa è iscritta nella patente (2).

 

(1) Rubrica modificata, con effetto dal 1° ottobre 1993, dall'articolo 121 del D.lgs. 10 settembre 1993, n. 360.

(2) A norma dell'articolo 17 del D.lgs. 15 gennaio 2002, n. 9 la denominazione dell'ufficio è così modificata.

 


 

GIURISPRUDENZA

 

Conducente di veicoli patente di abilitazione alla guida: sospensione e revoca

In presenza di una declaratoria di estinzione del reato il giudice penale non può applicare la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida che è invece rimessa, ai sensi dell’art. 224 C.d.S., comma 3, alla competenza del Prefetto. (Cassazione penale sez. IV 07 luglio 2010 n. 37922).


 

 

Art. 224-bis (1).

(Obblighi del condannato).

1. Nel pronunciare sentenza di condanna alla pena della reclusione per un delitto colposo commesso con violazione delle norme del presente codice, il giudice può disporre altresì la sanzione amministrativa accessoria del lavoro di pubblica utilità consistente nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.

2. Il lavoro di pubblica utilità non può essere inferiore a un mese nè superiore a sei mesi. In caso di recidiva, ai sensi dell'articolo 99, secondo comma, del codice penale, il lavoro di pubblica utilità non può essere inferiore a tre mesi.

3. Le modalità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità sono determinate dal Ministro della giustizia con proprio decreto d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

4. L'attività è svolta nell'ambito della provincia in cui risiede il condannato e comporta la prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Tuttavia, se il condannato lo richiede, il giudice può ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un tempo superiore alle sei ore settimanali.

5. La durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore.

6. In caso di violazione degli obblighi di cui al presente articolo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 56 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274.

 

(1) Articolo inserito dall'articolo 6 della legge 21 febbraio 2006, n. 102.

 

Art. 224 ter

Procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative accessorie della confisca amministrativa e del fermo amministrativo in conseguenza di ipotesi di reato (1)

1. Nelle ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della, confisca del veicolo, l'agente o l'organo accertatore della violazione procede al sequestro ai sensi delle disposizioni dell'articolo 213, in quanto compatibili. Copia del verbale di sequestro è trasmessa, unitamente al rapporto, entro dieci giorni, dall'agente o dall'organo accertatore, tramite il proprio comando o ufficio, alla prefettura-ufficio territoriale del Governo del luogo della commessa violazione. Il veicolo sottoposto a sequestro è affidato ai soggetti di cui all'articolo 214-bis.

2. Nei casi previsti dal comma 1 del presente articolo, il cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza o il decreto divenuti irrevocabili ai sensi dell'articolo 648 del codice di procedura penale, nel termine diquindici giorni, ne trasmette copia autentica al prefetto affinchè disponga la confisca amministrativa ai sensi delle disposizioni dell'articolo 213 del presente codice, in quanto compatibili.

3. Nelle ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo del veicolo, l'agente o l'organo accertatore della violazione dispone il fermo amministrativo provvisorio del veicolo per trenta giorni, secondo la procedura di cui all'articolo 214, in quanto compatibile.

4. Quando la sentenza penale o il decreto di accertamento del reato e di condanna sono irrevocabili, anche se è stata applicata la sospensione della pena, il cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza o il decreto, nel termine di quindici giorni, ne trasmette copia autentica all'organo di polizia competente affinchè disponga il fermo amministrativo del veicolo ai sensi delle disposizioni dell'articolo 214, in quanto compatibili.

5. Avverso il sequestro di cui al comma 1 e avverso il fermo amministrativo di cui al comma 3 del presente articolo è ammessa opposizione ai sensi dell'articolo 205.

6. La declaratoria di estinzione del reato per morte dell'imputato importa l'estinzione della sanzione amministrativa accessoria. Nel caso di estinzione del reato per altra causa, il prefetto, ovvero, in caso di fermo, l'ufficio o il comando da cui dipende l'agente o l'organo accertatore della violazione, verifica la sussistenza o meno delle condizioni di legge per l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria e procede ai sensi degli articoli 213 e 214, in quanto compatibili. L'estinzione della pena successiva alla sentenza irrevocabile di condanna non ha effetto sull'applicazione della sanzione amministrativa accessoria.

7. Nel caso di sentenza irrevocabile di proscioglimento, il prefetto, ovvero, nei casi di cui al comma 3, l'ufficio o il comando da cui dipende l'agente o l'organo accertatore della violazione, ricevuta la comunicazione della cancelleria, ordina la restituzione del veicolo all'intestatario. Fino a tale ordine, sono fatti salvi gli effetti del fermo amministrativo provvisorio disposto ai sensi del citato comma 3.

 

(1) Articolo inserito dall’articolo 44, comma 1, della Legge 29 luglio 2010, n. 120.

 

 

 

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Sabato 15 settembre 2018

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